Arte contemporanea nelle carceri. Parte a Rimini “Non me la racconti giusta”

Dal 25 giugno al 1 luglio il carcere di Rimini ospita Non me la racconti giusta curata dal magazine ziguline in collaborazione con l’associazione Il Palloncino Rosso. Sulla scia di altre esperienze “d’autore” per portare l’arte nelle carceri italiane.

Casa circondariale di Ariano Irpino, Non me la racconti giusta. Photo Credits Antonio Sena
Casa circondariale di Ariano Irpino, Non me la racconti giusta. Photo Credits Antonio Sena

Dopo le intense esperienze dello scorso novembre nella Casa circondariale di Ariano Irpino e nella Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi, riparte Non me la racconti giusta, il progetto di arte urbana all’interno delle carceri italiane a cura di ziguline, magazine di arte e cultura contemporanea, degli artisti Collettivo Fx e Nemo’s e del fotografo e videomaker Antonio Sena. Attraverso l’arte, il progetto intende accendere una discussione sul tema della reclusione e sul ruolo del carcere oggi, ma troppo spesso percepito come scomoda per la nostra società e trascurata dalle istituzioni. Lo scopo del progetto è stimolare i detenuti a sviluppare i temi proposti dagli artisti da concretizzare in un intervento di arte pubblica all’interno del carcere; ai detenuti la gestione dell’intero processo creativo, dalla determinazione dei contenuti, all’ideazione del soggetto, fino alla realizzazione materiale dell’opera.

ESPERIENZE DIFFUSE NELLE CARCERI

Avendo la durata di un’intera settimana, questo progetto costituisce per i detenuti un’esperienza dal forte impatto sulla loro quotidianità carceraria, come spiega Maria Caro, direttore editoriale della rivista ziguline che ha ideato il progetto. “Lavoriamo con persone di ogni tipo, e l’accoglienza è sempre molto entusiasta, anche se con qualche differenza a seconda dell’ambiente. Ad esempio, ad Ariano Irpino abbiamo trovato molta eterogeneità, e considerando che in quel carcere si svolgono pochissime attività ricreative e lavorative, la nostra presenza è stata salutata con particolare calore. Invece, a Sant’Angelo, dove le attività e l’uscita dalle celle sono molto più numerosi, il fattore novità è venuto meno. Ma ciò non significa che anche lì non ci abbiano accolti con piacere. Credo sia molto importante il fatto di coinvolgere e responsabilizzare i detenuti sin dalla creazione del progetto, del quale anche loro si sentono protagonisti attivi. Questo ci dà forza per continuare con i progetti anche in altre case di detenzione; ad esempio, la prossima tappa sarà in un istituto minorile di Palermo. Alla fine del ciclo, ci piacerebbe realizzare qualcosa che ne lasci la testimonianza, come una pubblicazione, ma dipenderà dalle risorse che avremo. Anche da parte del pubblico la risposta è stata di forte apprezzamento, e questo mi ha sorpresa perché mi sarei aspettata più pregiudizi”.

Casa di reclusione di Sant'Angelo dei Lombardi_Non me la racconti giusta_Credits Antonio Sena
Casa di reclusione di Sant’Angelo dei Lombardi_Non me la racconti giusta_Credits Antonio Sena

I PRECEDENTI  A ROMA E A TARANTO

Esperienze del genere non sono nuove in Italia, coinvolgendo anche grandi nomi del panorama accademico. Le romane Laura Federici e Pax Paloscia e la rumena Camelia Mirescu sono entrate nel carcere di Regina Coeli per il progetto outside/inside/out, sviluppatosi dal marzo 2016 al febbraio di quest’anno. Sotto la guida delle tre artiste, i detenuti si sono confrontati con la pittura, il collage e il murale, spaziando dal Pop al paesaggismo all’arte del Cinquecento, per interventi artistici di abbellimento del grigiore della struttura, ragionando come da titolo sul concetto di “interno” ed “esterno”, che riassume la loro condizione. Diametralmente opposto a Taranto l’approccio di Achille Bonito Oliva, che dall’8 maggio al 15 giugno ha co-curato L’altra città. Un percorso partecipativo e interattivo nella realtà carceraria italiana, volto a immergere il pubblico dei normali cittadini nell’esperienza della detenzione. I visitatori infatti, dopo essere stati schedati secondo la procedura d’uso, sono stati accompagnati in quattro differenti celle, e lì rinchiusi da soli per alcuni minuti, in compagnia di alcune opere d’arte. Il progetto, unico in Italia, “interattivo e partecipativo”, ha inteso mettere in relazione il mondo del carcere con la società esterna.

– Niccolò Lucarelli

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Autore collettivo FX
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.