Logiche dell’ammissione. Santiago Sierra a Milano

PAC, Milano – fino al 4 giugno 2017. “Mea Culpa” ripercorre la produzione dell’artista spagnolo dagli Anni Novanta a oggi. Attraverso una serie di lavori in bianco, nero e grigio che puntano lo sguardo sulla dimensione politica del suo fare creativo.

Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali
Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali

Una scultura costruita con legno dipinto di nero, senza alcun fissaggio, è stata sostenuta a un’estremità da una struttura di legno applicata a una parete della galleria Konig, a Berlino, e all’altra estremità da un gruppo di quattro operai di diversa provenienza, che si succedevano a turni nel corso della giornata. Si tratta di Forma di 600 x 57 x 52cm Costruita per Essere Sostenuta Perpendicolarmente ad una Parete, intervento del 2016 che rappresenta l’immagine dell’intera Mea Culpa, fuoriuscendo, sotto forma di fotografia, lungo il percorso, sostenuta dalla parete più obliqua del PAC.
La prima, estesa antologica italiana dedicata all’artista concettuale Santiago Sierra (Madrid, 1966), restituisce all’esiguità del passaggio umano la sua estensione fisica. La mostra al PAC riunisce per la prima volta le opere politiche più iconiche e rappresentative dell’artista, dagli Anni Novanta a oggi, e la documentazione di sue numerose performance.

Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali
Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali

UNA CRITICA SOCIALE

Con i suoi interventi concettuali, messe in scena corporali della consapevolezza, che si inseriscono direttamente nella nostra realtà, Sierra evidenzia e critica le condizioni politiche e sociali della società moderna seguendone le strutture di potere, che si tratti di stati-nazione o di regimi al confine tra democrazia e dittatura.
Non parlerei del dominio di un gruppo di circostanze”, dichiara l’artista, “preferirei parlare della consapevolezza della loro esistenza. Quando realizzi un’opera in Messico e la esponi a Berlino, ad esempio, la mia sensazione è quella di presentare scioccanti cartoline esotiche di un luogo selvaggio per intrattenere i turisti consapevoli. L’unico sistema per sfuggire a questa sensazione è non farlo. D’altro canto le circostanze, a meno di non ritirarsi a lavorare in un luogo estremo, sono sempre le stesse”.

Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali
Santiago Sierra. Mea Culpa. Exhibition view at PAC, Milano 2017. Photo © Masiar Pasquali

COLPE E AMMISSIONI

Al PAC sono i progetti ordinatamente schedati a impostare l’inflessibilità monumentale delle foto in bianco e nero. Le fotografie di Una Persona Pagata per Pulire le Scarpe ai Visitatori…. (Città del Messico, 2000), richiamano, fisiologicamente, Ostruzione di Una Superstrada con Un Camion a Rimorchio (Messico, 1998) e presuppongono una logica di ammissione della colpa. Un pensiero agito come proiezione di un’esistenza costantemente sostituibile, figlia di un’esecuzione; origine di una serie espiativa di ricorsioni, di affermazioni e di negazioni verificabili; allegoria di un’approssimazione che sembra sempre esclusa dalla rappresentazione dell’umano. Come il numero dei mille senzatetto pagati dieci euro ciascuno per accedere alla mostra, durante l’opening.

Ginevra Bria

Evento correlato
Nome eventoSantiago Sierra - Mea Culpa
Vernissage28/03/2017 ore 19 su invito
Duratadal 28/03/2017 al 04/06/2017
AutoreSantiago Sierra
CuratoriDiego Sileo , Lutz Henke
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoPAC - PADIGLIONE D'ARTE CONTEMPORANEA
IndirizzoVia Palestro 14 - Milano - Lombardia
EditoreSILVANA EDITORIALE
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.

3 COMMENTS

      • Se vi accontentate. Buoni propositi ma opere debolissime che non rimangono.
        Certo lo scenario circostante invita in ogni caso a solidarizzare ma l’arte non può ridursi a azioni ed immagini che poco si discostano da quello che già si vede in più dirette forme di attivismo.

LEAVE A REPLY