Alla radice della forma. David Tremlett nello Studio Cipelletti

Opere storiche, in parte inedite, costituiscono un percorso di conoscenza nella forma e nello spazio che contrassegnano le opere di David Tremlett. Il maestro torna in Italia con questa mostra allestita nello studio milanese dell’architetto museografo Luca Cipelletti.

David Tremlett allo Studio Cipelletti © Henrik Blomqvist
David Tremlett allo Studio Cipelletti © Henrik Blomqvist

È raro che in uno spazio privato si possa visitare un progetto espositivo complesso e di qualità museale, con opere di alto profilo di un maestro internazionale. Siamo a Milano, non lontano dai Navigli. Lo studio di Luca Cipelletti, architetto museografo e pensatore dinamico, è stato appena restaurato. Grandi spazi, luce, rigore, architetti concentrati sui loro Macbook e Cipelletti, che – nonostante i tanti impegni – con entusiasmo ed estrema precisione racconta del suo nuovo progetto, Conversazioni tra arte e architettura. Si parte, non a caso, con David Tremlett (St. Austell, 1945), a cui l’architetto è legato da una ormai rodata amicizia (e stretta collaborazione), che l’ha visto al fianco del maestro del Minimal in diverse occasioni, dal Museo della merda di Castelbosco (Piacenza), alla sede dell’azienda agricola Niasca a Portofino, al restyling dell’edificio monumentale del museo della scienza e della tecnologia di Milano, oltre che per una serie di interventi in spazi privati ed edifici pubblici a Milano, Parigi, Venezia e Bari. “Ospiteremo una serie di progetti tesi a espandere e approfondire – in un dialogo corale – i temi del rapporto tra arte e progettazione architettonica”, racconta Cipelletti.

OPERE DAL 1974 AL 1991, IN PARTE INEDITE

La qualità delle opere esposte – realizzate tra il 1974 e il 1991, in parte inedite –, insieme a un walldrawing concepito per l’occasione su uno dei muri del primo piano, rendono questa mostra uno degli appuntamenti espositivi più interessanti dell’attuale scenario milanese.
Two Curves del 1974 e Two from Boulder dell’anno successivo, evidenziano i prodomi del suo lavoro, in cui la sintesi formale – estremamente rigorosa – si confronta dialetticamente con lo spazio in cui agisce, apparentemente con pochi mezzi espressivi (grafite ricomposta sulle superfici mediante un uso calibrato dei polpastrelli dell’artista; d’altronde la forza dei minimalisti risiede proprio in questo uso calibrato della semplicità), ma con un’alta dose di progettualità. Anche nei lavori successivi si evidenziano sintonie e connessioni, in cui la linea e lo spazio sono un tutt’uno anche in relazione alle cromie adottate. Il pensiero è così ricondotto a un’essenziale costruzione di forme, che si librano tenendo conto di proporzioni e riferimenti costanti anche al mondo dell’architettura. Un’architettura che viene scomposta e indagata dall’interno, nelle sue peculiarità statutarie, e che l’artista restituisce anche nell’allestimento curato in stretta sinergia con il padrone di casa.

Lorenzo Madaro

David Tremlett. Someone has done something on the wall. 1974-2017
a cura di Luca Cipelletti
coordinamento di Massimo Valsecchi

AR.CH.IT Luca Cipelletti
Via Pasquale Paoli 8
Fino al 9 aprile dalle 10 alle 18 e su appuntamento fino al 5 maggio.
www.ar.ch.it

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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.