Nato a Beirut e ora fisso in pianta (in)stabile a Milano, ecco il collettivo che promette di rendere l’arte accessibile a chiunque. Segno particolare? Gli artisti sono tutti under 30.

In olandese significa “carpentiere” o “costruttore di stanze” in omaggio a chi, con le mani, sa erigere abilmente degli spazi chiusi. Eppure Timmerman è molto più di questo: è un salotto che diventa dance floor, un luogo intimo che si apre alla folla, un collettivo trasformista che all’occorrenza diventa vetrina, associazione, mostra, festa, network di artisti. Timmerman è la storia, più che mai esotica, di un libanese che incontra un’abruzzese e una romana e insieme fanno grandi cose. Come radunare centinaia di artisti, illustratori, video maker, architetti, fotografi e musicisti e dire loro: “Questa è la tua casa”. Li abbiamo intervistati e abbiamo scoperto che la loro vicenda parte da molto lontano. O forse no.

Com’è nato Timmerman? 
La storia di Timmerman è molto esotica. Alcuni vengono da Beirut dove, riuniti nel Kindergarten Collettive, erano soliti ospitare in una casa-atelier i lavori di giovani artisti sempre diversi; altri da Bologna e altri ancora addirittura da Pechino. I nostri differenti background hanno poi trovato terreno fertile a Milano, dove Timmerman è nato. Nessuna istanza intellettualistica né autoreferenzialità: per noi la componente “festa” è fondamentale, specie se in casa, il luogo più intimo, caldo e felice che ci sia. Ci piace l’idea del salotto come dance floor, come ambiente allegro pensato per accogliere in maniera naturale e sorridente. È incredibile come tra un ballo e l’altro si possa parlare di arte, progetti, piani per conquistare il mondo, piani per salvarlo.

E quindi, a Milano, cos’è successo?
Eravamo in 10 e cercavamo a Milano uno scantinato in cui riunirci. Abbiamo trovato provvisoriamente “casa” in via Pestalozzi, siamo diventati 80, abbiamo fatto festa e ci siamo inimicati il vicino, motivo per cui, ancora una volta, abbiamo dovuto migrare, nostro malgrado.

Timmerman, Alle porte del cosmo. Exhibition view
Timmerman, Alle porte del cosmo. Exhibition view

Chi c’è dietro? Chi siete veramente?
Siamo in tre: Maria Francesca Di Alessandro, 27 anni, architetto, che si occupa dell’allestimento di mostre ed è curatrice della nostra rubrica settimanale Artweek, Beatrice Cattedra, 28 anni, graphic designer, responsabile della recente svolta d’immagine di Timmerman, più che mai attivo su Instagram, e Hassan Nasser, 26 anni, web marketer, digital pr e music supervisor. Gli artisti pubblicati sono stati 50, quelli nella nostra pipeline circa 70.

Vi abbiamo visti quest’estate nella bellissima cornice liberty di Palazzina 7, in viale Molise 62, a Milano, un luogo fino a poco tempo fa completamente abbandonato: come lo avete trovato?
Due anni fa abbiamo proposto il nostro progetto a Temporiuso [associazione culturale di Milano per il riuso temporaneo di spazi in abbandono, N.d.R.], che ci ha permesso di condividere lo spazio con altre realtà giovani come Cactoons, Fucine Vulcano, Fuzz Atelier e i ragazzi del Bar Capolinea. Purtroppo l’assenza di riscaldamento ci rende impossibile usufruirne nei mesi invernali, per questo stiamo cercando casa per l’inverno.

Date spazio ai “creatori locali”, ma di fatto sembra che il vostro focus sia l’illustrazione: scelta di campo o semplice gusto personale?
Sicuramente finora abbiamo avuto un occhio di riguardo per gli illustratori, che sino a poco tempo fa, nonostante la presenza su vetrine come Behance, Instagram e Pinterest, non avevano sufficiente spazio. Recentemente, però, abbiamo pubblicato sul sito anche video maker, piccoli studi di architettura e fotografi. A breve un’importante novità: un focus musicale dedicato ai giovani produttori di tutta Italia.

Isabella Bersellini, Sonno Paradosso, 2016
Isabella Bersellini, Sonno Paradosso, 2016

Per voi è prioritario creare un network o avvicinare il grande pubblico all’arte?
Il concetto di “nicchia” ci è sempre stato antipatico. Desideriamo che le persone, tutte, possano dire: “Questo ragazzo è molto bravo, voglio una sua illustrazione, è accessibile, la compro, la divulgo, la regalo”. Per noi l’accessibilità è tutto.

A settembre la vostra ultima mostra Eroi da altri mondi: avete avuto il riscontro sperato o si è trattato di un esperimento interessante ma ancora autoreferenziale?
La mostra ci ha dato il riscontro sperato anche se si è svolta in modo imprevisto. Finora siamo stati abituati a una dimensione più “notturna”: dj set, musica live e balli fino a notte fonda. In questo caso, invece, c’è stato un turnover molto fitto lungo tutta la serata, chi è arrivato alle 19, il classico orario da vernissage, e chi invece è andato e tornato più volte, complice la presenza di Macao quale prestigioso vicino di casa. È stato stupendo, una specie di festival lungo un giorno, con infinite cose da fare, da vedere, da toccare, di cui parlare.

L’allestimento è stato molto originale: grandi composizioni di più Tonki, altra giovane start up italiana.
La volta prima avevamo allestito gli spazi della Palazzina 7 come gigantesche board di Pinterest. Questa volta abbiamo pensato a Instagram e i Tonki [foto stampate su cartone riciclato in formato quadrato, N.d.R.] sono l’esatta trasposizione analogica delle foto di Instagram. La nostra generazione è ormai bravissima a commentare, mettere cuoricini, apprezzare e odiare con la stessa velocità. Volevamo vedere se ne sarebbe stata capace anche dal vivo.

Vi abbiamo conosciuti tramite Facebook: quanto puntate sui social per la vostra promozione?
Puntiamo moltissimo sui social, al punto che Artweek è nata come rubrica settimanale su Facebook. Lo scroll è il nuovo “sfogliare” e la newsfeed una nuova “antologia”: post veloci, corti, personali, visivamente efficaci, uno in fila all’altro, tutti accessibili e condivisibili. La creatività, dal punto di vista della comunicazione, non è mai stata così agevolata. Per ogni artista prevediamo un budget settimanale di promozione e Tim Merman è diventato anche un profilo personale su Facebook, a tratti molto ambiguo: sono in molti a chiedersi chi sia.

Timmerman, Beatrice Cattedra
Timmerman, Beatrice Cattedra

Sulla base di quale criterio scegliete gli artisti da promuovere?
Passiamo molto tempo su Internet a ricercare, a prendere ispirazione e ad approfondire. Più gli artisti sono sconosciuti, più siamo motivati a chiamarli: ci piace l’idea di promuovere talenti che non hanno ancora avuto occasione di esporsi.

Quali sono le iniziative in cantiere? E i prossimi appuntamenti?
Una nuova rubrica sui produttori musicali locali corredata da eventi lampo e live set a Milano e in giro per l’Italia. Stiamo inoltre collaborando con il Politecnico di Milano e con Nolo Social District per l’allestimento di nuove mostre di quartiere.

Buoni propositi per il 2017?
Finanziarci in modo più continuativo e costante. Dare vita a un format diurno e non più soltanto notturno. Realizzare un’installazione site-specific di grandi dimensioni sotto la quale ballare per ore e, magari, perché no, trovare una dimora fissa. Dite che ce la faremo?

Marta Milasi

http://timmermancollective.com/

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Marta Milasi
Marta Milasi è autrice ed editor-in-chief dell’e-commerce al femminile mysecretcase.com, per il quale cura delle rubriche settimanali su UrbanPost, Marie Claire, Donna Moderna e Lahar Magazine, tra gli altri. Scrive di arte, design ed illustrazione su Polkadot e MilanoFree ed insegna scrittura creativa presso alcune associazioni culturali di Milano. Laureata in Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano con una tesi su Dostoevskij, ha iniziato a guardare film d’autore a 5 anni e non ha più smesso. Oltre al cinema, ama l’arte contemporanea, le arti grafiche, i romanzi russi e le poesie italiane. Non se la cava affatto male con la musica, di cui è ottima conoscitrice.

2 COMMENTS

  1. dance floor, cioè una balera di città, ora sarebbe un’azione artistica e io che oggi ho fatto la spesa posso iscriverla in un lavoro performativo sul consumo capitalistico che guarda alle istanze dell’oggettualità post-artigianale ?

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