La High Line di New York copia il quarto Plinto di Londra. Artisti in corsa per il nuovo spazio

Promosso da High Line Art, il programma della sopraelevata dedicato all’arte contemporanea e curato da Cecilia Alemani, il Plinth si ispira al Fourth Plinth di Trafalgar Square a Londra. Sono 12 gli artisti in shortlist per realizzare le prime due commissioni, ma solo due la spunteranno nel 2018

Paola Pivi, Untitled, 2016 (rendering per la High Line)
Paola Pivi, Untitled, 2016 (rendering per la High Line)

La High Line è una linea ferroviaria sopraelevata per il trasporto merci trasformata in un parco pubblico nel West Side di Manhattan. Di proprietà della città di New York, è gestita dall’organizzazione fondata nel 1999 Friends of the High Line, che ha difeso la High Line dalla demolizione conservandola dagli anni della dismissione (negli anni ’80) fino ad oggi, trasformandola insieme al New York City Department of Parks & Recreation in un giardino metropolitano tra i più belli al mondo. E in un parco d’arte: il progetto, che dona alla città delle aree verdi inaspettate, è stato realizzato da Diller and Scofidio+Renfro e da James Corner Field Operations. I lavori sono cominciati nel 2006, salvaguardando con grande eleganza alcune sezioni dei vecchi binari ancora oggi visibili. Ma perché ne parliamo oggi?

LE NUOVE COMMISSIONI

Friends of the High Line ha annunciato la nascita di High Line Plinth, un nuovo progetto di arte contemporanea che inaugurerà nel 2018 tra la West 30th Street e la 10th Avenue, sullo “Sperone”, ovvero la parte terminale del parco, proponendo il primo spazio permanente sulla High Line dedicato specificamente all’arte contemporanea con un programma a rotazione di nuove commissioni. La proposta di High Line è ispirata al Fouth Plinth londinese di Trafalgar Square, un plinto costruito nel 1841 per ospitare la statua di William IV e poi rimasto vuoto per insufficienza di fondi. Dopo 150 anni la città di Londra ha deciso di “devolverlo” all’arte contemporanea ospitando installazioni di arte pubblica, come “il pollice in su” in bronzo di David Shrigley posato lo scorso autunno.
La proposta condotta da High Line Art, la divisione d’arte della “ferrovia” a cura della neodirettrice del Padiglione Italia Cecilia Alemani, ha selezionato invece una shortlist di 12 artisti, tra le oltre 50 proposte pervenute. Fra questi nomi celebri come Jonathan Berger, Minerva Cuevas, Jeremy Deller, Sam Durant, Charles Gaines, Lena Henke, Matthew Day Jackson, Simone Leigh, Roman Ondak, Paola Pivi, Haim Steinbach, Cosima von Bonin. Di questi saranno solo due a spuntarla e a realizzare il proprio lavoro che sarà esposto al pubblico per 18 mesi ciascuno. Ma questo non è l’unico progetto d’arte di High Line, che opera già da tempo nella promozione dell’arte contemporanea. Per tutto il 2017 i visitatori e i residenti potranno, passeggiando tra le aree verdi lungo i binari, scoprire qua e là delle installazioni disseminate per tutta la linea, da quelle di Nari Ward e Giorgio Andreotta Calò, visibili fino a marzo 2017, a quella di Zoe Leonard in mostra fino a novembre, fino all’intervento di Barbara Kruger.

Santa Nastro

http://art.thehighline.org/about/

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.