Questione di alchimia. Andrea Mastrovito ad Ancona

Andrea Mastrovito, l’artista italiano pluripremiato in Italia e all’estero, ama giocare. Il suo nuovo intervento di trasformazione stavolta ha preso forma in un’azienda farmaceutica anconetana, che rivela così la sua inaspettata dimensione estetica. Ecco la storia del progetto.

Andrea Mastrovito durante la realizzazione di V.I.T.R.I.O.L. presso lo stabilimento farmaceutico Angelini, Ancona 2016
Andrea Mastrovito durante la realizzazione di V.I.T.R.I.O.L. presso lo stabilimento farmaceutico Angelini, Ancona 2016

ARTE IN AZIENDA
Vincitore dell’ultima edizione del Premio Ermanno Casoli, Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978), è stato incaricato dalla fondazione omonima, che ha come obiettivo la formazione del personale attraverso il confronto e l’indagine sull’arte contemporanea, di condurre un workshop all’interno dello stabilimento farmaceutico Angelini di Ancona.
Siamo andati a trovarlo mentre era alle prese con la conclusione di V.I.T.R.I.O.L., l’intervento pensato per l’azienda e la cui presentazione al pubblico avverrà il prossimo 16 settembre. Scalpello alla mano, ci ha mostrato, insieme all’assistente al progetto Saverio Verini, la genesi e lo sviluppo di un’idea artistica complessa, che riflette, nel contenuto, sul rapporto tra alchimia e farmacia, ma che acquista il suo senso nel momento della produzione collettiva. Mastrovito, infatti, non è l’unico esecutore materiale delle opere apparse negli ambienti di lavoro della ditta: sono circa cento i dipendenti che hanno messo mano al grande ciclo di murales scolpiti nei locali del sito produttivo.

Andrea Mastrovito
Andrea Mastrovito

UN PROGETTO COLLETTIVO
È lo stesso Mastrovito a definire il progetto come un “campo da gioco”: ci sono delle squadre, i gruppi di lavoro, e delle regole da seguire, il bozzetto. L’esigenza aziendale è incrementare il team building, e lo si fa non delegando, ma suddividendo il lavoro in tante porzioni all’interno delle quali chi esegue è libero, nella cornice di regole che non sono imposizioni. La flessibilità è dovuta anche alla natura dell’intervento: scolpire l’intonaco, rivelando così la struttura del muro, gli strati di cui è composto, le tinte e le superfici inaspettate, porta sempre a un risultato definitivo determinato dal caso: “… è casuale, accidentale… Con lo stesso presupposto del monotipo, dell’incisione: sai quello che metti sotto il torchio, ma non sai quello che viene fuori…”, afferma l’artista.

ALCHIMIE CONTEMPORANEE
L’idea di V.I.T.R.I.O.L. (noto acronimo della tradizione alchemica, chiave della ricerca della pietra filosofale, Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem) nasce dalla visita al piccolo museo ospitato all’interno dell’azienda, dall’osservazione dei medicinali e dalla loro trasformazione nel tempo. E proprio dalla catena produttiva dei medicinali prende le mosse il lavoro di Mastrovito. Attraverso l’azione del “togliere” si arriva all’essenza delle cose, scavando si toglie per creare “come Baudelaire, che discende nell’ignoto per trovarvi il nuovo”, cita l’artista. E una citazione grafica è la presenza costante del poliedro della “Melencolia” di Dürer, solido geometrico “non platonico, non conoscibile, non in grado di definire il mondo, simbolo quindi della materia di partenza, della medicina e, in fin dei conti, anche della dialettica tra mondo della cultura e mondo dell’azienda”, tra due filosofie di lavoro, quella che viene dalla squadra dei collaboratori dell’artista, basata sulla casualità creativa, e quella dell’azienda, orientata per sua natura all’efficienza produttiva. In questo incontro fra mondi differenti, che spezza le differenze per creare reciprocità, l’errore stesso è una via possibile: dall’assumersi il rischio nasce la vera innovazione.

Valeria Carnevali

Ancona
Andrea Mastrovito – V.I.T.R.I.O.L.
a cura di Marcello Smarrelli
STABILIMENTI FARMACEUTICI ANGELINI
Via Vecchia del Pinocchio 22
071 8091

http://fondazionecasoli.org

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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.

5 COMMENTS

  1. Ci aspettavamo di meglio dalla Fondazione Ermanno Casoli. Non l’ennesima copia di un artista straniero. Come al solito, la mediocrità e l’impreparazione regna. Dopo ciò, io ed altri non presenzieremo più.
    Informatevi meglio prima di scegliere e presentare artisti come innovativi.

    http://vhils.com/work/walls/

    • Partiamo dall’artista al lavoro.
      Andrea Mastrovito è uno dei 10 artisti italiani più importanti a livello internazionale, sia per storia-curriculum, che per riconoscimenti ottenuti. Ma la cosa più importante è che Mastrovito è uno degli artisti di maggiore fortuna critica. Quindi la Fondazione Ermanno Casoli lo ha scelto attraverso i suoi strumenti di selezione, ma è già la critica italiana e internazionale che lo ha eletto a uno dei principali artisti di questa generazione nati nel belpaese. Lo testimoniano le molte personali nei musei italiani e nei musei stranieri (Mastrovito, tra l’altro vive e lavora a New York).
      Ma la fortuna critica non si guadagna con l’essere innovativi, quanto attraverso la capacità di realizzare opere complesse e di grande forza evocativa per il visitatore. I lavori di Mastrovito sono frutto di ricerche estremamente profonde che producono un esito che spesso cambia la percezione di un luogo e talvolta il modo di viverlo di una comunità. La chiesa Giovanni XXIII, realizzata da lui a Bergamo è poi uno dei capolavori di arte sacra di questo secolo. Pubblicata ovunque.
      Ora, direi che la Fondazione Ermanno Casoli avrebbe potuto scegliere molti altri artisti di alto livello. Ce ne sono fortunatamente. In Italia ce ne sono di eccellenti. Tuttavia, nel caso di Mastrovito è davvero impossibile dire che si è compiuta una scelta non all’altezza, a meno che, chi lo afferma non sia un po’ digiuna dell’arte contemporanea in Italia e all’estero.
      Prova ne sia il fatto che l’artista che viene proposto in alternativa – quasi a dire che Mastrovito copia da lui – è un artista che si limita a dipingere volti. La cosa mi ricorda quegli articoli sul Corriere della Sera online che titolano: “Ecco l’artista che dipinge meglio di una fotografia” e poi giù una carrellata di immagini di volti dipinti con grandissima perizia. Il problema però è che questi artisti non esistono nella storia dell’arte. Sono solo dei virtuosi, degli artigiani. Magari ottimi assistenti di un artista vero. Un artista che dipinge solo volti è un artista che non ha niente da dire, niente da raccontare, niente da indagare. Oh, per l’amor del cielo, il volto umano è una cosa bellissima. Ma non mi pare che Van Gogh, Cezanne, Picasso, Dalì, Previati, Rothko, Kounellis, Boetti, Duchamp o chi volete voi, siano diventati artisti essenziali della storia dell’arte dipingendo belle facce, su tela o su un muro.
      Per cui Ludovica, va bene, anche Emma Marrone fa dei motivetti orecchiabili che possono piacere a qualcuno, ma nessuno finirà mai per metterla a paragone con Arvo Part. Quindi, un artista complesso e forte come Mastrovito, non si può criticamente paragonare con uno street-artist che fa facce. Il percorso museale dei due artisti, infatti, testimonia questo.
      Se poi è un problema di tecnica… beh… lì farei davvero fatica a capire quale sia il problema. Mastrovito e l’altro scavano nei muri? (A parte il fatto che Mastrovito utilizza moltissime tecniche e principalmente il disegno su carta) Ci sono molti artisti che hanno usato l’olio su tela (alcuni dei citati più su), o il marmo da scolpire…. Ma nessuno direbbe che gli onici di Ettore Spalletti siano copiati da Bernini solo perché la tecnica usata si chiama “scultura”.
      Comunque il mio consiglio è, cara Ludovica, presenzi molto… non smetta di presenziare… lei ha ancora molto da imparare.

      • Interessante, l’impegno da lei dimostrato nel sostenere artigiani come Mastrovito. Ma terminare il discorso con accennate offese e forse alquanto di più deleterio e mediocre Lei possa fare. Conosco ll lavoro di Mastrovito e l’agenzia che l’ha spinto e molti altri presunti artisti che non comprerei mai. Diamo per scontato che il gusto è personale.
        Giusto per farLe capire con chi sta interloquendo: io ed altri collezionisti in italia ed all’estero, da anni sosteniamo lavori importanti per Schneider, Tiravanija, Serra, progetti per la Biennal Foundation e molto altro. Investiamo oltre che i nostri capitali anche il nostro tempo, perchè molto più che una passione e non deleghiamo a terzi (come spesso succede) la scelta dei nostri investimenti. Detto questo, proprio perchè ci siamo resi conto deila sterilità dell’Arte Contemporanea negli ultimi anni, abbiamo creato un gruppo di una settantina di collezionisti da tutto il mondo, per alimentare un senso critico più spiccato e per approfondire meglio l’operato di artisti, curatori e gallerie cercando di pilotare al meglio e in maniera più lungimirante tutti i nostri investimenti e il nostro senso di responsabilità. Vorrei puntualizzare che il riferimento fatto in precendenza è stato fornito da una persona che ha lavorato a stretto contatto con lo stesso Mastrovito. Per inteso, se in questo momento abbiamo deciso di esporci più pubblicamente è proprio perchè desideriamo alimentare sempre più un dibattito che sia costruttivo e possa veramente far emergere chi sia realmente originale, autentico e utile per il tempo e la società in cui vive, almeno per noi. La prossima volta si firmi, sig. Ufo Robot e cerchi di non sottovalutare chi non conosce. Ad ogni modo, il 21 agosto ci troviamo a Monaco per un incontro con alcuni artisti, curatori ed advisors, e per questo incontro, abbiamo concordato nell’invitare persone esterne per cui se vuole a partecipare.. saremmo curiosi di conoscere meglio le sue teorie in merito al sistema dell’Arte Contemporanea in Italia. Ci faccia sapere e La farò contattare dalla mia segretaria, includendoLe un pernottamento, sarà nostro ospite. Per inciso, questo invito non è ironico. A presto e buona continuazione LS

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