Vicino Foggia riemergono un edificio paleocristiano e una chiesa medievale che aprono nuove ipotesi sulle trasformazioni di Siponto

Gli scavi delle Università di Bari e di Foggia hanno portato alla luce un edificio paleocristiano, forse dedicato ai santi Agata e Stefano, inglobato in una chiesa medievale. Le nuove evidenze contribuiscono a ricostruire le trasformazioni urbane e religiose dell’antica città pugliese


A Siponto, nel territorio di Manfredonia, in provincia di Foggia, una recente campagna di scavi archeologici ha restituito nuove testimonianze della storia dell’antica città. Nell’area dell’anfiteatro romano, le ricerche condotte dalle Università di Bari e di Foggia hanno individuato due edifici di culto: una chiesa databile con ogni probabilità tra il V e il VI Secolo d.C. e una costruzione medievale che, in una fase successiva, inglobò quella più antica. La scoperta documenta il progressivo cambiamento di destinazione degli spazi urbani dopo l’età romana. Le indagini hanno permesso di riconoscere alcune fasi di smantellamento dell’anfiteatro e il successivo riutilizzo dell’area per nuove funzioni religiose e funerarie. Le strutture emerse offrono così l’opportunità di approfondire le trasformazioni architettoniche e sociali di Siponto tra tarda antichità e Medioevo.

Una chiesa paleocristiana e il successivo complesso medievale

L’edificio più antico potrebbe essere stato dedicato ai santi Agata e Stefano: l’ipotesi trova un possibile riscontro nella Vita del vescovo Lorenzo, fonte agiografica che tramanda la memoria del vescovo Lorenzo Maiorano e della tradizione cristiana sipontina. Secondo quanto riportato da la Repubblica, la chiesa sarebbe rimasta per secoli conosciuta attraverso la testimonianza scritta, prima che le indagini archeologiche ne individuassero una possibile corrispondenza sul luogo. La fonte colloca l’edificio in prossimità del golfo Adriatico e riferisce l’impiego di materiali pregiati, che sarebbero stati importati da Costantinopoli. Il confronto tra queste indicazioni e le strutture rinvenute costituisce una linea di ricerca importante, ma l’identificazione definitiva dell’edificio dovrà essere confermata attraverso ulteriori verifiche archeologiche. La cronologia preliminare colloca la costruzione tra il V e il VI Secolo d.C., in una fase significativa per la diffusione e il consolidamento del cristianesimo nell’Italia meridionale. La datazione potrà essere precisata attraverso lo studio delle tecniche murarie, dei materiali e dei livelli archeologici più antichi, compresi quelli relativi alla pavimentazione. In una fase successiva, la chiesa venne inglobata in un edificio di culto medievale più ampio. Attorno a quest’ultimo si articolava un complesso comprendente diversi ambienti e un grande cortile. La presenza di tali strutture suggerisce un’organizzazione articolata degli spazi, destinati a funzioni religiose e ad altre attività della comunità. L’area ospitò inoltre un cimitero, utilizzato in differenti fasi della storia del sito.

Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello
Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello

Le sepolture e i reperti restituiti dagli scavi

Tra i rinvenimenti più significativi figura la sepoltura di una donna con un bambino tra le braccia. Il ritrovamento apre nuove possibilità di studio sulle pratiche funerarie della comunità e sulle relazioni tra gli individui deposti nell’area. Tuttavia, l’eventuale legame di parentela tra i due non può essere dato per certo: per approfondire la questione sono previsti esami antropologici e analisi del DNA, che potranno contribuire a chiarire la relazione biologica tra i resti. Gli approfondimenti scientifici potranno fornire informazioni anche sulle caratteristiche degli individui e, nei limiti consentiti dalla conservazione dei campioni, contribuire alla ricostruzione di alcuni aspetti della popolazione antica. Tra i materiali recuperati, inoltre, figurano un orecchino, braccialetti, placchette e fibbie in bronzo, oggetti che possono offrire indicazioni sulle pratiche funerarie e sulle consuetudini della comunità. È stato poi anche segnalato il rinvenimento di un piccolo dado in prossimità dei resti umani, la cui associazione con una specifica sepoltura dovrà essere valutata nel contesto delle indagini. Un ulteriore elemento è costituito da un frammento di intonaco decorato con fasce nere e rosse e un motivo floreale. Il reperto può contribuire allo studio delle caratteristiche decorative degli ambienti e alla ricostruzione delle diverse fasi edilizie. Gli scavi hanno restituito resti riconducibili a uno dei complessi conventuali presenti a Siponto in età francescana. Questa evidenza amplia ulteriormente l’arco cronologico documentato nell’area e dimostra come lo spazio sia stato utilizzato e trasformato in relazione alle esigenze delle diverse comunità che si sono succedute nel tempo.

Le trasformazioni di Siponto tra età romana e Medioevo

La posizione del sito contribuisce a rendere particolarmente rilevante la scoperta. Siponto fu un importante centro della Puglia antica e divenne colonia romana nel 194 a.C.. La sua collocazione sul mare Adriatico ne favorì lo sviluppo commerciale e il ruolo nei collegamenti marittimi della regione. La progressiva trasformazione delle strutture urbane dopo l’età romana costituisce uno degli aspetti centrali delle ricerche archeologiche. L’area dell’anfiteatro, originariamente destinata agli spettacoli, venne interessata da nuove costruzioni e da differenti funzioni, fino all’insediamento degli edifici religiosi e delle aree funerarie. La presenza di strutture appartenenti a periodi diversi consente di ricostruire una storia caratterizzata da riusi, adattamenti e cambiamenti nella destinazione degli spazi. Le nuove evidenze contribuiscono quindi a delineare il rapporto tra l’eredità monumentale romana e le successive forme di organizzazione religiosa e sociale della città.

Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello
Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello

La campagna di scavo e la collaborazione istituzionale

La campagna di scavo è diretta da Giovanni De Venuto e Giuliano Volpe per l’Università di Bari e da Roberto Goffredo e Maria Turchiano per l’Università di Foggia. Le attività si svolgono su concessione del Ministero della Cultura, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia e con la Direzione regionale Musei nazionali Puglia – Castello Svevo di Bari, con il sostegno del Comune di Manfredonia. La ricerca si inserisce in un programma di collaborazione tra università e istituzioni preposte alla tutela del patrimonio. Le attività archeologiche comprendono lo scavo, la documentazione delle strutture e lo studio dei reperti, con l’obiettivo di ricostruire le diverse fasi di frequentazione dell’area. La prosecuzione delle indagini sarà fondamentale per precisare la cronologia degli edifici, verificare l’ipotesi di identificazione della chiesa dei santi Agata e Stefano e chiarire l’organizzazione del complesso medievale.

Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello
Nuove scoperte archeologiche a Siponto, foto: Matteo Nuzziello

Ricerca, formazione e futuro archeoparco

Il cantiere coinvolge circa settanta studenti, dottorandi e specializzandi delle due università pugliesi e di altri atenei italiani. La campagna rappresenta un’importante occasione di formazione sul campo, durante la quale i partecipanti possono acquisire competenze nelle attività di scavo, nella documentazione dei contesti e nello studio dei materiali archeologici. Accanto alla ricerca scientifica, il progetto si inserisce in una prospettiva più ampia di valorizzazione culturale. Tra gli obiettivi indicati figura la realizzazione di un nuovo archeoparco, destinato a rendere maggiormente fruibili le testimonianze emerse e a inserirle in un percorso di conoscenza della storia di Siponto. L’intento è mettere in relazione le strutture romane con gli edifici religiosi, le testimonianze funerarie e le successive trasformazioni dell’insediamento.

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