Gaffe clamorosa dello Stato. Un’opera del Trecento scambiata per un dipinto dell’Ottocento: perduta per sempre
È bastato scambiare un 3 per un 8. Così lo Stato italiano perde un’opera di valore, finita in svizzera e battuta all’asta a una cifra considerevole. Si conclude a favore della proprietà (e a sfavore del Ministero della Cultura) una lunga vicenda legale, originata da una goffa distrazione
È una storia che va avanti da 6 anni, tra vie legali e burocrazia, ma che solo oggi giunge a una fine non lieta, quantomeno per l’Italia. Con lo Stato trovatosi a pagare il prezzo di un errore clamoroso. Al centro c’è un’opera d’arte, una Madonna con bambino acquistata all’asta in Italia nel 2020 da una società svizzera. Richiesto regolarmente il certificato di libera circolazione per l’espatrio, la società ottiene parere positivo dal Ministero della Cultura, allora guidato da Dario Franceschini. Così, dopo l’”attento” esame dei tecnici ministeriali, il 3 luglio dello stesso anno arriva il benestare, con tanto di nota: “Si tratta di un’opera di qualche interesse in rapporto alla devozione locale a questa venerata immagine; dal punto di vista della qualità è un lavoro modesto che può ottenere l’attestato di libera circolazione”. La datazione? Ben leggibile sul retro, grazie a un’iscrizione che menzionava anche (presunto) autore e luogo: “Dipinta da Alfonso Martorelli Fiori, Bologna, anno 1850”.
Era stata presentata, del resto, come un’opera dell’Ottocento di scuola italiana, una tempera su tavola che riprendeva lo stile bizantino, aggiudicata per appena 38.000 euro. Dunque un oggetto moderno, dipinto alla maniera trecentesca, con valore più documentale che artistico, connesso agli usi e le partiche religiose del territorio di provenienza.

La gaffe del governo italiano sulla “Madonna con bambino” del Maestro del Battistero di Parma
E invece no. Gli svizzeri se lo portano a casa, contenti dell’affare, e nel 2022 danno il via al restauro. Trovandosi davanti a una sorpresa a sei zeri. Le operazioni di pulitura rivelano infatti un dettaglio decisivo: non era affatto “1850” ma “1350”. Un 3 un po’ malmesso, consumato, che a uno sguardo distratto era apparso un 8. Da lì l’ipotesi del dipinto ottocentesco che riprendeva stile e iconografia medievali. E allora tutto cambia, e non di poco. L’expertise operata dalla casa d’aste Christie’s, prima di inserire l’opera nella “Old Masters Evening Sale”, stima un valore compreso tra le 400.000 e le 500.000 sterline. Novità anche sull’attribuzione, dal momento che gli studiosi concordano sulla mano anonima, identificata però con il Maestro del Battistero di Parma (o “Maestro del 1302”) attivo in Emilia nella prima metà del XIV secolo: sua è la splendida Madonna col Bambino in trono tra un angelo e il Battista, collocata nella XVI nicchia del battistero parmense, esempio di sintesi architettonica tra Gotico e Romanico. Nel noto affresco è inserito anche il Vescovo Gerardo Bianchi, raffigurato come donatore ai piedi del trono, morto nel 1302 (da qui il nome popolare con cui si identifica l’artista).

Un’opera del ‘300 scambiata per un dipinto dell’800 è perduta per sempre
Ecco dunque il risultato dell’assurdo autogol delle istituzioni italiane: un gioiello del Trecento, dall’alto valore economico e storico-artistico, viene perduto irrimediabilmente. Nel frattempo al Governo è arrivata Giorgia Meloni e in via del Collegio Romano siede il Ministro Gennaro Sangiuliano, il quale si ritrova il mesto affaire tra le mani e prova a cercare una via d’uscita. Si ottiene intanto la sospensione dell’asta da Christie’s e nel marzo del 2023 si procede ad annullare l’autorizzazione all’espatrio, sfruttando il meccanismo dell’autotutela con cui la Pubblica Amministrazione può rimediare a un proprio errore. La responsabilità viene addossata alla società richiedente, che aveva fornito “false e non veritiere indicazioni”. Contromossa ovvia della proprietà, che si rivolge al Tar del Lazio, con successo: nel 2025 la sentenza dà ragione a chi aveva acquistato ed esportato l’opera, legittimamente e con tanto di autorizzazioni.
Il parere del Consiglio di Stato
Oggi, trascorso un altro anno ancora, si giunge all’ultimo capitolo della vicenda: il Consiglio di Stato emette lo scorso maggio la sentenza definitiva, confermando la decisione del Tar. Non è infatti dimostrato – come sostenuto dal Ministero – che vi fosse cattiva fede in chi aveva attribuito alla tavola una datazione errata. Ma a pesare – cspiega il Corriere della Sera – è stata anche una recente sentenza della Corte Costituzionale “che aveva stabilito in 12 mesi il periodo entro il quale si può revocare in autotutela un attestato di libera circolazione di un’opera d’arte”. Troppi due anni e mezzo per fare dietrofront e rivendicare il diritto sul bene.
Sconfortante che una squadra del Ministero, chiamata a operare delicate valutazioni tecniche e a decidere sul destino del patrimonio artistico, possa incappare in un simile scivolone. Errare è umano, certamente, ma che lo Stato si affidi alla documentazione presentata da privati, senza effettuare alcun tipo di verifica, è cosa assurda e goffa, tanto quanto scambiare un gioiello del Trecento per un modesto esercizio di stile o un semplice omaggio filologico ottocentesco. Figura barbina per l’istituzione italiana e un gran colpo per gli svizzeri, che – scaltri o molto fortunati – chiudono l’intricata vicenda con il minimo investimento e il massimo risultato possibile.
Helga Marsala
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