I reperti romani appena restaurati di Ostia Antica vengono allestiti negli alberghi di Roma
Nelle teche dell’Hotel Diana, dell’Hotel Universo e dell’Hotel Scalinata di Spagna compaiono i volti scolpiti di Faustina Maggiore e Domizia Lucilla, affiancati da un affresco raffigurante Lachesi, una delle tre Parche incaricate di determinare il filo della vita
Due matrone dell’aristocrazia imperiale e una divinità legata al destino degli uomini. Tre opere romane del II Secolo d.C., rimaste per decenni nei depositi del Parco archeologico di Ostia antica, riemergono oggi in contesti inaspettati: le hall di tre storici hotel del centro di Roma. Nelle teche dell’Hotel Diana, dell’Hotel Universo e dell’Hotel Scalinata di Spagna compaiono infatti i volti scolpiti di Faustina Maggiore e Domizia Lucilla, affiancati da un affresco raffigurante Lachesi, una delle tre Parche incaricate di determinare il filo della vita. Tre presenze antiche che, restaurate e riportate all’originario splendore, entrano ora in dialogo con gli spazi dell’ospitalità contemporanea grazie al progetto “Arte Fuori dal Museo”.
Le statue dell’Impero romano nelle hall degli hotel di Roma
All’Hotel Diana, in Via Principe Amedeo, lo sguardo marmoreo è quello di Faustina Maggiore, augusta moglie dell’imperatore Antonino Pio. Figura centrale della propaganda dinastica del II Secolo d.C., Faustina fu celebrata come modello di virtù imperiale e, dopo la morte, divinizzata entrando nel pantheon romano. La sua testa in marmo, ora esposta nella struttura alberghiera, restituisce l’immagine di una delle donne più influenti della Roma imperiale, simbolo di potere e prestigio all’interno della famiglia antonina. All’Hotel Universo trova invece posto il ritratto di Domizia Lucilla, esponente di una delle famiglie più ricche della nobiltà senatoria e madre dell’imperatore Marco Aurelio. Cognata e al tempo stesso consuocera di Faustina, Lucilla fu una figura di grande peso politico ed economico nella società romana del suo tempo. Il suo ritratto marmoreo, proveniente anch’esso dai depositi ostiensi, restituisce la dignità severa della classe dirigente imperiale. A pochi passi da Piazza di Spagna, nell’Hotel Scalinata di Spagna, c’è poi l’antico affresco di Lachesi. Tornata ai suoi colori originari dopo il restauro, la dea – una delle tre Parche – è la divinità incaricata di misurare il filo della vita degli uomini, stabilendone la durata.
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Il progetto che porta le statue dell’Impero romano nelle hall degli hotel di Roma
Le tre opere fanno parte di “Ostia antica va in città”, un’iniziativa inserita nel più ampio progetto “Arte Fuori dal Museo”, promosso da Federalberghi Lazio in sinergia con la non-profit LoveItaly ETS, la Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura e Fondazione Roma. L’obiettivo è quello di restituire visibilità a opere conservate nei depositi dei musei italiani, portandole temporaneamente in spazi pubblici non convenzionali. Ma non si tratta di semplici prestiti. Il progetto prevede infatti che le strutture alberghiere coinvolte selezionino un’opera custodita nei depositi museali e ne sostengano il restauro, l’assicurazione e l’esposizione per un periodo di circa diciotto mesi. Un percorso che trasforma gli alberghi in piccoli presidi culturali diffusi, frequentati quotidianamente da visitatori provenienti da tutto il mondo.
Le finalità del progetto “Arte Fuori dal Museo”
“Abbiamo accolto questa iniziativa fin da subito con grande entusiasmo,” dichiara Carlo De Angelis, managing director dell’Hotel Diana e già presidente del Comitato Alberghi Storici di Roma. “Il nostro obiettivo è da sempre quello di offrire un’esperienza che vada oltre il semplice soggiorno: grazie quindi alla presenza di queste opere facciamo sì che i nostri ospiti non solo visitino Roma, ma respirino la sua storia fin dal loro arrivo in hotel. In un rinnovato dialogo tra eccellenza dell’ospitalità romana e storia millenaria del territorio”.
Il progetto risponde anche a una necessità strutturale dei musei italiani. Come ricorda Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia antica, una parte significativa delle collezioni resta normalmente invisibile al pubblico: “Come nella maggioranza dei musei e luoghi della cultura italiani, il 70% circa delle opere possedute è conservata nei depositi e soltanto 1/5 del patrimonio ostiense, a causa della carenza di spazi, è in esposizione”, spiega. “Individuare nuovi modi per far conoscere il patrimonio italiano è stata perciò un’operazione fortemente voluta da Massimo Osanna, Direttore Generale Musei del Ministero della Cultura. Molte opere sono esposte presso ministeri e istituzioni, ma sono luoghi non sempre visitabili. Ecco perché gli alberghi, snodi di passaggio per migliaia di persone ogni anno, rappresentano il posto ideale per le esposizioni, contribuendo a dare l’immagine del paese”.
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