Scoperto un nuovo Antonello da Messina. Andrà in asta a giugno: stavolta potrebbe farsi avanti la Sicilia per l’acquisto?
Andrà all’asta a Parigi il prossimo 16 giugno ed è già un caso. Si discute sulla paternità e le origini della piccola tavola lignea raffigurante il volto di un giovane santo, probabilmente opera del maestro siciliano. Un ritratto dalla qualità e dall’intensità rare
Due capolavori d’arte antica andranno all’incanto il prossimo 16 giugno presso la Casa d’Asta Ader, a Parigi. Entrambi provengono dal patrimonio di un colto collezionista dall’identità sconosciuta, il quale li aveva acquistati in Francia tra gli Anni ’70 e ’80. Uno, La battaglia delle Amazzoni, è un dipinto giovanile di Peter Paul Rubens, firmato e databile intorno al 1603, riapparso tempo addietro dopo tre secoli grazie a David Jaffé, ex curatore della National Gallery di Londra, che nel 2005 lo inserì nella grande mostra Rubens: A Master in the Making.

L’Antonello di Parigi
L’altro, di pregevolissima fattura, è invece una vera e propria scoperta, dal valore potenzialmente straordinario, purtroppo priva di indicazioni su autore e provenienza. Si tratta di una piccola tavola in legno di pino, alta 30 cm e larga 21,5 cm, con uno spessore di 2,9 cm, frammento di una composizione andata dispersa, raffigurante il volto di un giovane uomo imberbe, con taglio frontale e in primissimo piano. Le prime autorevoli attribuzioni portano con discreta certezza ad Antonello da Messina.
Nulla si sa del soggetto, in assenza di figure simboliche, iscrizioni, riferimenti al contesto originario. Ma il saio che si intravede sul collo e le tracce dorate intorno al capo, emerse dopo le operazioni di pulitura condotte dalla restauratrice Agnès Malpel, indicano chiaramente che si tratti di un santo; nessun altro dettaglio può però suggerire un’identità certa.

L’attribuzione dell’opera ad Antonello da Messina
Si apprende dal sito francese Connaissance des Arts che il primo a pronunciarsi sulla paternità della tavoletta fu Michel Laclotte, ex direttore del Louvre, nonché fondatore del Musée d’Orsay, a cui il collezionista aveva mostrato l’opera: per il grande storico dell’arte francese – fine conoscitore dei maestri italiani del Quattrocento/Cinquecento – quel Volto di un giovane santo andava certamente attribuito alla mano del messinese. Un parere oggi confermato da Mauro Lucco, professore di Storia dell’arte moderna all’Università di Bologna e autore di studi e di monografie su Antonello, oltre che sui grandi nomi del Rinascimento italiano. Secondo Lucco si tratterebbe di un dipinto “verosimilmente realizzato in Sicilia” e proverrebbe da un gonfalone, “oggetto che, in Sicilia, non era una semplice bandiera ma una sorta di tabernacolo che presentava il volto di un santo, portato in processione”. È infatti noto, aggiunge, che al suo ritorno in Sicilia dopo il lungo soggiorno a Venezia, l’artista “aveva ricevuto la commissione di tre gonfaloni per delle chiese di Catania. Questo pannello sarebbe dunque stato dipinto verso il 1476-1477, da un Antonello allora al culmine della sua carriera”.
È prevedibile che nelle prossime settimane altri autorevoli pareri alimenteranno il dibattito sull’attribuzione e sul contesto in cui l’opera vide la luce. Certo è che anche a un primissimo sguardo l’impressione è fortissima: la mano del maestro siciliano appare più che plausibile, nella morbidezza dell’ovale, nell’eleganza del tratto, nell’intensità dello sguardo e in quel realismo spiazzante che sapeva scovare nel volto di ogni santo e di ogni cristo la stessa vibrazione concreta, la stessa verità popolare, la stessa flagrante intensità psicologica, caratteriale e spirituale che accomunava un nobile, un qualunque marinaio, il più scaltro dei borghesi e il più umile dei mendicanti. Intensità che si faceva pittura, mentre l’immagine registrava qualcosa di insondabile e insieme di dolcemente, disperatamente umano.

La Regione Siciliana parteciperà all’asta?
Intanto, se gli studiosi si appassionano alla nuova vicenda antonelliana, la politica si mobilita rapida, cogliendo l’occasione per intestarsi nobili battaglie. Il tema dell’acquisizione e della destinazione non poteva che esplodere, dopo l’accesa discussione intorno al piccolo Ecce Homo di Antonello acquistato a New York per circa 15 milioni di dollari dallo Stato Italiano, bramato da molti musei e attualmente in viaggio verso l’Aquila, Capitale della Cultura 2026, per la prima tappa un tour che lo porterà in diverse città italiane (in attesa della definitiva collocazione).
Nel caso della tavola di Parigi l’impegno economico potrebbe essere assai inferiore, con una base d’asta fissata a 1-2 milioni di euro. Sempre che il prezzo di aggiudicazione non raggiunga cifre clamorose, di rilancio in rilancio. Ed ecco che a Messina il consigliere comunale del PD Alessandro Russo avanza subito una proposta sulla sua pagina Facebook, invitando la Regione Siciliana a intavolare delle “trattative con la casa d’aste francese per acquisire quell’opera e porla subito fuori dall’asta“. Spiega Russo: “Se il Ministero della Cultura ha deciso di spostare altrove l’altro Antonello da Messina qualche mese fa, la Regione Siciliana ha il dovere morale e politico di acquisirlo e riportarlo in Sicilia, a Messina. Questo si può fare. Ed è tempo che la politica, a Palermo come a Messina, distratta in queste settimane da pacchetti di voti e da cortesie elettorali varie, prenda immediatamente posizione e ‘salvi’ questo preziosissimo ulteriore Antonello”. Quindi l’annuncio di “una mozione urgente al prossimo consiglio comunale, utile per chiedere l’impegno della Regione a questo acquisto”.
L’ultimo Antonello da Messina acquistato dalla Regione Siciliana risale al 2003, in occasione di un’asta londinese da Christie’s: una tavoletta devozionale bifronte (16 × 11,9 cm), attribuita all’artista, recante sul recto una Madonna col Bambino benedicente e un francescano in adorazione, e sul verso un Cristo in pietà. Proveniente dalla collezione Wilhelm Soldan di Berlino e aggiudicata per sole 220.000 sterline, venne destinata al Museo regionale Accascina di Messina, dove è tutt’ora esposta.
Helga Marsala
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