Apre al pubblico il Palazzo Lateranense a Roma. È la Casa del Vescovo di Roma

Un nuovo luogo suggestivo, ricchissimo di affreschi da analizzare, apre al pubblico. Parliamo del Palazzo Lateranense – La Casa del Vescovo di Roma. Ecco le immagini

Palazzo Lateranense, galleria
Palazzo Lateranense, galleria

Dal 13 dicembre 2021 apre le porte al pubblico Palazzo Lateranense – La Casa del Vescovo di Roma: quasi tremila metri quadri, dieci sale, l’appartamento papale, la cappella privata, lo scalone monumentale che porta nella basilica di San Giovanni in Laterano. E soprattutto il tavolo dove furono firmati i famosi Patti Lateranensi tra l’Italia e la Santa Sede. Si accede direttamente dalla piazza di Porta San Giovanni, proprio accanto alla cattedrale di Roma, in gruppi di massimo 30 persone, accompagnati delle Suore Missionarie della Divina Rivelazione la cui proposta religiosa è legata all’esplorazione della fede attraverso l’arte, l’iconografia, la bellezza delle creazioni umane. È stato pensato un percorso in sicurezza – accessibile a tutti. L’iniziativa è stata incoraggiata da Papa Francesco per condividere il «frutto del genio e della maestria degli artisti, spesso testimonianza di esperienze di fede» e «rendere fruibile la bellezza e il rilievo dei Beni e del patrimonio artistico», affidati alla tutela del Vescovo di Roma.

APRE PALAZZO LATERANENSE. LA CASA DEL VESCOVO DI ROMA

La storia ha inizio il 28 ottobre dell’anno 312. Le truppe di Costantino sconfiggono Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio; a Papa Milziade I viene donata l’area appartenuta all’antica famiglia dei Laterani. Così spiega suor Rebecca Nazzaro, superiora delle Missionarie della Divina Rivelazione: «Costantino concesse la libertà di culto con l’Editto di Milano del 313 […] La basilica del Santissimo Salvatore, che in seguito sarà dedicata anche ai santi Battista ed Evangelista, sarà l’unica non costruita sulla sepoltura di un martire, bensì come ex voto suscepto (per grazia ricevuta), sui resti dei Castra Nova Equitum singularium, caserma dei pretoriani del rivale di Costantino, Massenzio. La basilica fu consacrata il 9 novembre del 318 e venne dedicata al Santissimo Salvatore da Papa Silvestro I. Ad essa, oltre che il Battistero, venne poi annesso il Patriarchium, noto come La Casa del Vescovo di Roma». Cos’è il Patriarchium? La residenza del Patriarca, una volta eletti al soglio pontificio, i Papi si insediavano nel Laterano. Questo luogo raggiunse il suo splendore sotto il papato di Innocenzo III e Bonifacio VIII, tuttavia, venne abbandonato dopo la “cattività Avignonese” (1309-1377). Fu Sisto V (1585-1590), che si lanciò infatti in un’impegnativa opera di riqualificazione urbana, a restituire il luogo ai fasti degli albori.

LE SALE DELLA CASA DEL VESCOVO DI ROMA

Il ciclo di affreschi “segue la linea teologica che la Chiesa da sempre afferma: la parola di Dio” sostiene suor Rebecca Nazzaro. Gli ambienti inclusi nel percorso sono i seguenti: Sala dei Pontefici, Sala degli Imperatori (dedicata al legame con potere temporale), sale dedicate ai profeti (Samuele, David, Elia, Daniele), Sala degli Apostoli dedicata alla Venuta del Messia, Sala Salomone, Sala della Gloria – con le stagioni che esprimono il tempo che scorre e una riflessione sulla salvezza delle anime, Sala di Costantino – un omaggio all’imperatore che donerà la libertà di culto -, infine l’appartamento privato composto da 4 ambienti: stanza da pranzo, da letto con bagno, biblioteca con anticamera e la Cappella. La Sala dei Pontefici è il luogo dove i Patti Lateranensi sono stati firmati, momento in cui “la storia di Roma e del mondo si sono fuse”. Nella teca è custodita la bandiera dello Stato pontificio ammainata il 21 settembre 1870, il giorno successivo alla Breccia di Porta Pia che segnò la fine del potere temporale della Chiesa. Gli affreschi della sala sono ricchi di riferimenti allegorici: al centro è riprodotto l’Acquedotto Felice di Piazza Santa Susanna, viene riportata una scritta in latino in cui Roma è definita “felice” in riferimento al nome di battesimo di Papa Peretti. Sulle pareti laterali è rappresentato più volte un leone con delle pere (dallo stemma araldico dei Peretti). In un “quadro riportato” il leone è seduto su una cassaforte: quest’immagine allude alle misure risanatorie di Sisto V che ebbe grande merito nel rinsaldare le riserve auree della Chiesa. In un altro riquadro il leone mette in fuga dei lupi (i malvagi): Sisto V venne definito dal popolo “Er Papa tosto” poiché vinse la battaglia contro il brigantaggio e non disdegnava di usare la pena di morte contro chi commetteva azioni illecite.

PALAZZO LATERANENSE. LA SALA DEGLI IMPERATORI

Nella Sala degli Imperatori – prende il nome dai 14 imperatori che difesero la fede cristiana – si possono osservare gli affreschi della Scuola di Cesare Nebbia e Giovanni Guerra – come nella successiva Sala di Samuele -, che si occuparono anche delle decorazioni per i Musei Vaticani e per la Scala Santa. Su una parete è dipinta una scena particolare, la rappresentazione allude all’abbattimento del Patriarchio: Sisto V dona 125 monete ai cardinali. Troviamo, inoltre, pregiati arazzi francesi della Manifattura Gobelins. Se dalla Sala di Samuele si può ammirare l’affaccio su Piazza San Giovanni con l’obelisco che lo stesso Sisto V fece posizionare strategicamente, nella Sala delle Stagioni due finissimi arazzi raccontano lo Sposalizio di Luigi XIV con Maria Teresa Lorena d’Asburgo, due volte cugini di primo grado, costretti ad unirsi per ragioni politiche e per riavvicinare la Francia alla devota Spagna, dopo la firma del Trattato dei Pirenei.

-Giorgia Basili

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.