Tutti pazzi per i palazzi: i Rolli Days 2019 a Genova. Ecco com’è andata

Si è svolta dal 3 al 5 maggio la manifestazione che riapre I palazzi di Genova: ecco cosa è accaduto

Palazzo Tobia Pallavicino Ph.C.Severino
Palazzo Tobia Pallavicino Ph.C.Severino

Il fatto che Genova annoveri strepitosi palazzi nobiliari è ben noto almeno dal 1622, quando Peter Paul Rubens diede alle stampe ad Anversa il volume I palazzi di Genova, rivelando al mondo un eccezionale patrimonio architettonico e proponendolo come modello per le residenze blasonate di tutta l’Europa. Un patrimonio che ha goduto, dunque, e ancora gode di una grande fama; e che, tuttavia, non è sempre facilmente accessibile. Se alcune dimore sono diventate dei musei, nazionali (Palazzo Reale, Palazzo Spinola di Pellicceria) o comunali (Palazzo Rosso, Palazzo Bianco), molte sono private, e accolgono le più svariate attività: sono sedi di banche, università (‘fisiche’ o telematiche), negozi di abbigliamento e studi di design. Questi usi, d’altra parte, rappresentano lo strumento migliore per assicurare la sopravvivenza delle antiche dimore e agevolarne la manutenzione (al prezzo delle inevitabili modifiche che comporta ogni rifunzionalizzazione); e mantengono vivo il legame tra il patrimonio e la cittadinanza, che magari accede agli spazi storici per sbrigare commissioni di vario genere e ha modo di guardarsi intorno e apprezzare ora un affresco, ora una scultura. Certo, in alcuni casi di particolare pregio sembrerebbe opportuno andare in direzione di un uso più marcatamente culturale, in cui alla musealizzazione si affianchino iniziative ‘alte’ ad ampio spettro, per evitare il rischio di imbalsamare gli spazi e di non riuscire a coinvolgere un vasto pubblico. Il pensiero va, ad esempio, a Palazzo Balbi Senarega: l’edificio, oggi sede della biblioteca universitaria di storia dell’arte e degli studi di alcuni docenti dell’ateneo, presenta un’infilata di sale dipinte da Valerio Castello, Domenico Piola e Gregorio De Ferrari, che nell’insieme costituiscono uno dei principali cicli affrescati italiani della seconda metà del Seicento. Trovare una modalità di accesso e di utilizzo che garantisca l’ottimale fruizione di un complesso di questa importanza rappresenta una sfida che è opportuno raccogliere quanto prima.

LA RISCOPERTA DEI LUOGHI

Per consentire a cittadini e turisti di (ri)scoprire i celeberrimi palazzi genovesi, viene organizzata ormai da diversi anni una lodevole manifestazione, che ricorre, di solito, due volte all’anno (in un fine settimana di primavera e in uno autunnale): si tratta dei Rolli Days, giornate in cui si apre al pubblico, per lo più gratuitamente, un gran numero di splendidi edifici, a cominciare da molti dei cosiddetti Palazzi dei Rolli, le più fastose dimore nobiliari della città, bene Unesco dal 2006, un tempo inserite in apposite liste («rolli») e sorteggiate per alloggiare illustri personalità che si trovassero a Genova in visita di Stato. L’ultima edizione dell’iniziativa si è svolta dal 3 al 5 maggio 2019, registrando un notevole successo di pubblico (ben 109000 presenze in due giorni, preceduti da un’anteprima in Valpolcevera il 3 maggio).

GLI ASPETTI POSITIVI

Gli aspetti positivi della manifestazione sono molteplici, a cominciare naturalmente dall’opportunità che offre, di visitare luoghi di altissimo interesse storico e storico-artistico, normalmente del tutto o in parte inaccessibili. E di visitarli con la guida di giovani e preparati «divulgatori scientifici»: 50 ragazzi (selezionati su oltre 1000 candidature!) che hanno avuto l’occasione di confrontarsi con un folto pubblico e di affinare così le loro capacità comunicative (percependo tra l’altro un piccolo compenso, cosa che di questi tempi merita di essere sottolineata). Ancora, occorre evidenziare la sinergia tra diverse istituzioni che supporta questa iniziativa, e in particolare il coinvolgimento dell’università, in grado di assicurare una solida base scientifica all’evento.

I PALAZZI DEI ROLLI

I Palazzi dei Rolli si affacciano in buona parte sulla magnifica Strada Nuova (Via Garibaldi) e su Via Balbi. Tra i più memorabili meritano di essere menzionati, oltre al già ricordato Palazzo Balbi Senarega, Palazzo Nicolosio Lomellino, con il suo bel giardino, Palazzo Tobia Pallavicino, Palazzo Giovan Vincenzo Imperiale. Dimore con nome e cognome, per distinguere le abitazioni dei diversi rami di una consorteria. Dimore studiate per sorprendere e incantare il visitatore: parafrasando il cavalier Marino, potremmo dire che «è del palazzo il fin la meraviglia». Chi ancora non abbia avuto la possibilità di «meravigliarsi» in una delle precedenti edizioni dei Rolli Days, non perda una di quelle a venire, imprescindibili occasioni per comprendere perché Genova venga detta «La Superba».

Fabrizio Federici

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.