Distrutta a Mosul la moschea Al-Nuri. Un altro simbolo ferito nella guerra alla cultura

Famosa per il suo minareto pendente, costruita nel XII Secolo, è stata minata dai fondamentalisti asserragliati al suo interno.

La moschea Al-Nuri di Mosul dopo lo scoppio delle mine di Daesh
La moschea Al-Nuri di Mosul dopo lo scoppio delle mine di Daesh

Arriva dal Medio Oriente l’ennesima notizia di un altro scempio culturale compiuto da Daesh nella roccaforte di Mosul, la sfortunata cittadina nel nord dell’Iraq dove tre anni fa nacque il sedicente movimento di fanatici islamisti. Già in passato i “guerriglieri” si erano resi protagonisti di distruzioni del patrimonio storico-artistico iracheno e siriano, dai reperti archeologici di Ninive agli edifici di Palmira. Anche Al-Nuri ne faceva parte, così come era un simbolo dell’identità della città di Mosul tanto da essere ritratta persino sulle banconote da 10.000 dinari. Della distruzione Daesh ha fornito una sua versione propagandistica, smentita però dal video diffuso dal quotidiano inglese The Guardian, dalle cui immagini è evidente come la moschea cada per effetto delle mine posizionate all’interno, mentre non c’è traccia del bombardamento aereo denunciato dai “guerriglieri”.

DISTRUGGERE L’IDENTITÀ PER CALCOLO POLITICO

Costruita fra il 1172 e il 1173 dall’atabeg Nurettin Zengin all’epoca del Califfato Abbasida, la moschea fu ampliata e abbellita in età safavida, nel primo decennio del XVI Secolo. Era sempre stata lì, era nel cuore dei tanti musulmani che vi riconoscevano le proprie origini di cittadini di Mosul, e vi leggevano un simbolo di pacifica devozione. Particolare che non andava a genio a Daesh. “Chi non sa dov’è, non sa chi è”. Questa frase è tratta da Un bellissimo novembre (1969), uno dei più ispirati film di Mauro Bolognini(1922-2001), e spiega come anche il patrimonio monumentale concorra a costruire la coscienza civile. Distruggendolo, assieme al patrimonio spirituale, (analogamente a quanto fece Pol Pot in Cambogia fra il 1975 e il 1979), si distrugge la memoria di un popolo, lo si rende permeabile e indifeso contro qualsiasi nuova dottrina o stile di vita imposto dall’esterno; e la missione di Daesh, è quella di distruggere l’identità musulmana moderata e creare coscienze nette come lavagne su cui scrivere le più infami teorie estremiste. La distruzione della moschea Al-Nuri, così come di altri monumenti, rientra in questa folle strategia di “ingegneria antropologica”. È contro queste derive che la salvaguardia del patrimonio culturale, in ogni Paese e in ogni tempo, diventa fondamentale. Perché è qui, fra queste pagine di pietra. che risiede la coscienza di un popolo, la sua morale, la sua dignità.

– Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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