Tra cinema e pittura l’artista Michele Bellini porta “Il Falsario” in mostra a Roma

Tra il vero e il falso si cela spesso uno scarto sottile. È in questa zona d’ombra che si colloca Il Falsario – dal cinema alla pittura, la mostra personale di Michele Bellini (Roma, 1990). Pittore figurativo realista, autore dei dipinti apparsi nel film Netflix di Stefano Lodovichi e controfigura della mano di Pietro Castellitto, […]

Tra il vero e il falso si cela spesso uno scarto sottile. È in questa zona d’ombra che si colloca Il Falsario – dal cinema alla pittura, la mostra personale di Michele Bellini (Roma, 1990). Pittore figurativo realista, autore dei dipinti apparsi nel film Netflix di Stefano Lodovichi e controfigura della mano di Pietro Castellitto, nei panni del protagonista Toni. “Un ritratto è un’interpretazione. Un falso è un’interpretazione”, spiega Lodovichi. “Non esiste una verità in senso assoluto: la visione autoriale è impositiva sulla percezione dello spettatore”.

I dipinti di Michele Bellini per il film Il Falsario – dal cinema alla pittura, di Stefano Lodovichi Pietro Castellitto
Una scena dal film Il Falsario – dal cinema alla pittura, di Stefano Lodovichi

Il contesto storico e cinematografico de “Il Falsario” in mostra a Roma

Il film rievoca la figura di Antonio Chichiarelli, falsario realmente esistito, immerso nella Roma noir degli Anni di Piombo, fra criminalità organizzata, Banda della Magliana, Brigate Rosse e il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Una stagione segnata dalla strage di piazza Fontana del 1969, dalle bombe di piazza della Loggia e dell’Italicus e, infine, dalla strage di Bologna del 1980. Anche la denominazione “anni di piombo” ha un legame con il cinema: Anni di piombo è il titolo italiano del film di Margarethe von Trotta Die bleierne Zeit (1981). Il piombo delle pallottole e quello, metaforico, di un tempo opprimente: un’immagine cinematografica diventata il nome di un’epoca.

Rapporto tra passato e presente, tra identità e rappresentazione del film “Il Falsario”

Oggi, mentre migliaia di giovani scendono nelle piazze contro il riarmo, il carovita e il definanziamento dell’istruzione, riaffiora la forza degli ideali, insieme alla responsabilità dei mezzi scelti per perseguirli. La frase che apre e chiude il film resta sospesa sul presente: “È sempre la stessa domanda: per arrivare dove vogliamo arrivare, che cosa siamo disposti a fare?”. Il piombo di quegli anni pesa ancora, nell’indifferenza con la quale si tende ad assistere ai fatti del mondo. Bellini sposta questo interrogativo sul terreno del ritratto. Gli attori compaiono nelle vesti quotidiane e nei panni dei personaggi: la persona e il suo doppio, il volto e la maschera. «È come se vivessimo dentro un’unica, immensa sceneggiatura che si evolve e si sviluppa nel corso dei secoli», racconta l’artista. «In fondo, siamo tutti comparse e caratteristi nella grande storia dell’umanità».

Il gioco di rimandi tra pittura e cinema nelle opere di Michele Bellini

Il dipinto scelto come manifesto della mostra è una mise en abyme: Toni copia il Ritratto di Paulette Jourdain di Modigliani, mentre la tela di Bellini racchiude la scena del film, il dipinto da falsificare e il catalogo da cui Toni ricava il modello. La pittura raffigura il cinema che raffigura la pittura. È un’opera simbolica che riecheggia la clamorosa beffa di Livorno del 1984, quando tre teste scolpite da alcuni giovani furono scambiate per opere autentiche di Modigliani. Il falso aveva ingannato chi pretendeva di riconoscere il vero mettendo in scacco l’autorità dell’autenticazione. Un cortocircuito che richiama anche La migliore offerta (2013) di Tornatore, dove l’illusione incrina la fiducia, e trasforma la verità in una questione di prospettiva. “Penso che la verità appartenga soltanto al presente: all’istante preciso in cui qualcosa accade e viene vissuto. È momentanea, unica, irripetibile”, osserva Lodovichi. “Quando quell’istante viene ricordato, fotografato o dipinto, ciò che rimane è una forma di realtà filtrata, ricostruita attraverso una scelta”.

La mostra di Michele Bellini a Palazzo San Lorenzo

Nell’esposizione il gioco di ambiguità si complica: i dipinti sono autenticamente di Bellini, ma raffigurano una finzione. Cinema e pittura si incontrano così in una sorta di ut pictura poesis contemporaneo: due linguaggi diversi, entrambi con un focus sul qui e ora e insieme animati da una singola sensibilità. Anche il ritratto più fedele non restituisce una persona, ma lo sguardo di chi l’ha dipinta.

Francesca De Paolis

Roma // Fino al 5 novembre 2026
Il Falsario. Michele Bellini
PALAZZO SAN LORENZO, piazza dei Sanniti 9a
Scopri di più

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Francesca de Paolis

Francesca de Paolis

Francesca de Paolis si è laureata in Filologia Moderna con indirizzo artistico all'Università La Sapienza di Roma proseguendo con un Corso di Formazione Avanzata sulla Curatela Museale e l'Organizzazione di Eventi presso l'Istituto Europeo di Design (IED). Ha insegnato Storia…

Scopri di più