Ceramica e alchimia al massimo della loro raffinatezza nella mostra di Nedda Guidi a Milano 

Artista poliedrica, appassionata di matematica, geometria, archeologia e chimica: questa era Nedda Guidi. Scaramouche Gallery la porta in mostra a Milano fino al 9 gennaio, anticipando le celebrazioni per il centenario della sua nascita nel 2027

Un’alchimista dell’argilla, impegnata per tutta la vita nella ricerca della ceramica colorata perfetta. Questa era Nedda Guidi (Gubbio, 1927 – Roma, 2015), artista etrusca protagonista della scena romana e italiana del Novecento, appassionata di archeologia, matematica, geometria e soprattutto di chimica. La sua produzione – un continuo oscillare tra sculture dal sapore ancestrale e moderne sperimentazioni pittoriche – si sviluppa come un percorso di prove e tentativi, il cui filo conduttore è il perfezionamento della tecnica, aspirando a una creazione che mantenga la naturalità delle materie prime. I colori terrosi, in prevalenza tra il marrone, l’ocra e il rosa cipria, sono il risultato di questa sua tensione verso l’antico, che spinge le sue esperienze artistiche e chimiche verso un ritorno alle origini, espresso tanto nelle tinte quanto nelle forme.

Nedda Guidi, Memoria Lineare, installation view at Scaramouche Gallery, MIlano, 2026
Nedda Guidi, Memoria Lineare, installation view at Scaramouche Gallery, MIlano, 2026

La mostra di Nedda Guidi da Scaramouche a Milano

La nuova mostra Memoria Lineare, visitabile presso Scaramouche Gallery a Milano, offre una ricca occasione per approfondire la ricerca dell’artista, raccogliendo un vasto corpus di opere a parete e tridimensionali, tra sculture in terracotta, inchiostri e lavori multi-materici in cui la tecnica non è un limite, ma un’opportunità per sperimentare. A definire in modo netto la ricerca di Nedda Guidi è in primo luogo il suo eclettico background culturale, che unisce discipline apparentemente diverse, capaci di trovare nell’arte un unico punto di saldatura. Da un lato c’è la sua passione per l’archeologia – frutto, forse, delle origini umbre che la legano a una terra ricca di memorie del passato – e dall’altro le scienze: chimica, ma anche matematica e geometria.

Nedda Guidi tra arte, chimica e archeologia

Ognuno di questi aspetti trova una precisa ricaduta nelle sue opere. La sua, del resto, è una biografia fatta di continua ricerca, prove, nuove conoscenze acquisite e pratiche raffinate. Si appassiona da giovane al disegno, poi si avvicina alla ceramica presso le manifatture di Gualdo Tadino e quindi entra a pieno titolo nel mondo dell’arte, con la sua prima mostra personale a Roma nel 1964, presso la Galleria Numero. Il contatto con il mondo della città non soffoca il suo legame ancestrale con la terra umbra e le materie prime. Anche quando i moduli scultorei diventano geometrici e moderni, il loro cuore rimane quello della ceramica, le cui tecniche di colorazione si sviluppano progressivamente verso un ritorno alla naturalità, in un continuo tentativo di superare la maiolicatura per dedicarsi agli impasti colorati. Non si limita a tingere la superficie: cerca un modo per far penetrare la cromia nell’argilla, fino al suo interno. E, in parallelo a tutto ciò, rimane costante il pensiero del filosofo americano John Dewey, che accompagna la vita dell’artista e le sue mille prove quotidiane, in una continua tensione verso la perfezione.

Geometrie, ceramiche e inchiostri da Scaramouche Gallery

La prima sala espositiva accoglie il pubblico in un’immersione sinestetica di tecniche e colori diversi. Dalla ceramica bianca, con il caolino opaco che la riveste in un vago ricordo di Piero Manzoni, al verde smeraldo brillante di una scultura a parete. E non mancano le opere su carta, dove è la china nera a dominare nelle ampie pennellate astratte con cui è stesa. L’eterogeneità e la multiformità delle opere suggeriscono l’incessante sperimentazione di Nedda Guidi. Quasi fosse alla ricerca della ricetta per ottenere la pietra filosofale, la sua produzione – e lo si apprezza pienamente lungo tutto il corso della mostra – è un continuo susseguirsi di tentativi sempre più prossimi alla sua idea di “perfezione”, tanto nel colore quanto nella forma. Come già detto, la sua idea è tornare alla natura ancestrale, mirando a colorazioni e forme che affascinino proprio per la loro naturalezza. Inizialmente, a prevalere è la geometria, una delle sue grandi passioni, con sagome definite e familiari al piano cartesiano, che tuttavia non mancano di spunti estranei al mondo dei numeri. Si prenda, ad esempio, la piramide bianca in caolino, con forme triangolari che guardano lontano, ai motivi dei minareti turchi visti durante uno dei suoi viaggi. Significati che si addensano su altri significati, discipline ed esperienze personali costituiscono un unico intreccio creativo il cui esito è ogni volta diverso. Oltre alla scultura, già la prima sala propone una serie di tavole realizzate con inchiostro di china, accanto a composizioni, sempre bidimensionali, con acetati e vernice spray. Una panoramica che prosegue nella seconda e nella terza sala.

Nedda Guidi, Memoria Lineare, installation view at Scaramouche Gallery, MIlano, 2026
Nedda Guidi, Memoria Lineare, installation view at Scaramouche Gallery, MIlano, 2026

La ceramica di Nedda Guidi tra Novecento e ritorno all’antico

Il cuore dell’esposizione permette di apprezzare fino in fondo il ritorno all’antico nella ricerca di Nedda Guidi. La sala centrale è infatti ricca di opere che si distinguono per le tinte tra l’ocra, il verde pastello, il rosa tenue, l’azzurro-grigio e il marrone chiaro. Una tavolozza ottenuta attraverso la sperimentazione chimica sugli impasti e sugli ossidi coloranti, che sembra cercare tangenze con i dipinti di Massimo Campigli. Non a caso, in entrambi gli artisti si ritrova un interesse per l’antica cultura etrusca. La differenza è che qui dominano le forme geometriche, interpretabili come una sorta di alfabeto arcaico personale ed enigmatico. Un codice in cui, soprattutto in certi esemplari, si riscontrano forme che possono ricordare le iscrizioni di Arnaldo Pomodoro. È così che Guidi, nella sua strada originalissima, si trova a intrecciarsi in una rete di rimandi ai grandi nomi del Novecento, da cui sembra prendere in prestito qualche elemento per farne una propria occasione di approfondimento. Emblematici, in questo senso, anche i vasi – chiusi, quindi volutamente inutilizzabili – dai profili morbidi, molto morandiani, esposti anche alla Biennale di Venezia del 2024. Il colore polveroso, in una gamma tra il rosa, il latte e il beige, conferisce loro un aspetto ancestrale e sospeso. Antichità e Novecento trovano in essi un punto d’incontro.

Studio, scrittura e forme mobili nell’arte di Nedda Guidi

Completano la rassegna alcuni lavori che meditano sulla scrittura, frutto anche dei suoi studi sulle antiche tavolette cuneiformi di Ebla, in Siria, risalenti al III millennio a.C. Ancora una volta è la curiosità per l’antico a guidarla nella messa a punto di questi caratteri indecifrabili, rappresentati su tavolette a parete. Tra le ultime opere, ancora qualche studio sulla ceramica, con l’obiettivo fisso di colorarne l’impasto fino al cuore della materia, rifiutando i normali processi di rivestimento coprente. Il colore deve penetrare, impadronirsi della materia. Infine, una serie di opere componibili, riconducibili alla ricerca su costante e variante, con un elemento fisso e uno mobile al suo interno, che può essere spostato a piacere dentro una sorta di scatola chiusa. Un ennesimo esperimento di questa artista eclettica, capace di reinventarsi ogni volta attraverso la sua riflessione sull’antico.

Emma Sedini

Milano // fino al 9 gennaio 2027
Nedda Guidi. Memoria Lineare
SCARAMOUCHE GALLERY – Via Vezza d’Oglio, 14
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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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