Il Rinascimento non è solo questione di storia. Lo spiega una mostra a Mantova tra Leonardo e Caravaggio
A Mantova ci si immerge in una raccolta di opere che ci fanno vedere straordinarie ricette per analizzare la molteplicità visiva del Rinascimento e le conseguenti invenzioni grazie a una mostra in corso a Palazzo Te fino al 16 gennaio
Inventare la natura, Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio a Palazzo Te è una gita nelle invenzioni pittorico-scientifiche di allora e ci fa immaginare quelle che stiamo vivendo.
Il Rinascimento è uno degli eventi più clamorosi della storia dell’arte, dell’architettura, della musica della pittura, che, secondo me, segna l’origine dell’Arte del Mondo Occidentale, non di tutto il mondo ma di quello occidentale.

La mostra “Inventare la natura, Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio” a Palazzo Te
Nei secoli si è diffuso un sentimento dell’invenzione basato su scambi variabili e ripetitivi, dove l’appartenenza artistica costituiva una novità, una certezza, una sovversione del già visto.
Perché dico che il rinascimento coagula l’Occidente, perché è stato un cambiamento realizzato e un’integrazione al mondo greco antico. Una specie di DNA in grado di riconoscere proteine sconosciute e di metterle in circolo con lo scopo di distinguersi. E oggi, seppure in modo fantasioso, possiamo permetterci di scoprire circuiti e coincidenze tra linguaggi passati e presenti. Non si tratta di deduzioni, ma di letture intuitive, che possono entusiasmare privatamente. L’arte è per tutti, non perché è semplice, ma perché emoziona.
I disegni di Leonardo da Vinci
Così davanti ai disegni Tempesta 1513 – 1518 e Terremoto 1512 – 1518 di Leonardo è immediato spaventarsi e proteggersi. Come scrive John Berger, “L’immaginazione inizia molto presto nell’infanzia, con l’identificazione di un bambino con un giocattolo, un animale. Quella capacità di empatia è il primo frutto di quella creazione sociale, che è l’immaginazione” (J Berger – Susan Sontag, Raccontare una storia, tr. Maria Nadotti, Il saggiatore, 2026).
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Tra chi è artista e chi no c’è sempre uno scambio ed è questo che muove percezioni e imitazioni.
All’arte è attribuita una qualità sociale fin dall’antichità, di cui il teatro greco è uno dei simboli. Ma, nel corso dei millenni, l’ancoraggio della creazione all’universo cristiano, ha introdotto nell’immaginazione sociale l’enigma dell’origine, che a sua volta è diventato un carattere distintivo della personalità creatrice, ritenuta naturalmente problematica, di umore instabile, “saturnina”.
Si intendeva chi era nato sotto Saturno, la divinità romana che controllava il ritmo del tempo agricolo e non solo. Quel magnetismo ha modificato l’osservazione astronomica, pur trattenendo un’influenza sugli oroscopi dei destini personali, pubblici, psichici. Galileo che Saturno lo ha visto realmente, conosceva l’astrologia e tuttora è una consultazione regolare, più o meno scientifica.
Le opere in mostra a Mantova
Quindi questa variabilità del carattere degli artisti, evidenziata dal celebre libro di Rudolf Wittkower del 1968, Nati sotto Saturno, è soprattutto intrecciata alla lunga evoluzione del dialogo tra originalità terrena e infinito divino.
A Mantova ci si immerge in una raccolta di opere che ci fanno vedere straordinarie ricette per analizzare la molteplicità visiva del Rinascimento e le conseguenti invenzioni. L’arazzo su cartone di Raffaello ritrae San Paolo in prigione che lotta per distruggere il muro sotto il quale era rinchiuso. Bartolomeo Ammannati (1567-68) riproduce un gufo in una scultura con tratti e misure che funzionano come testimonianza biologica: sono passati 500 anni e il suo aspetto non cambia.
Giuseppe Arcimboldo dipinge Testa reversibile con cesta di frutta (1590), la espone in una cornice cilindrica, inserendo uno specchio, che, riflettendola rovesciata, muta il disegno del volto. Era una tecnica pittorica per cui capovolgendo il disegno, non avevamo la stessa faccia a rovescio, ma una faccia tutta diversa. Arcimboldi dichiara l’esperimento.
Oggi questa mobilità dentro la stessa immagine potremmo abbinarla alla pratica virtuale. Anche in questo caso non si tratta di volontà esplicativa, ma di quei sortilegi per cui un quadro di molti anni fa ci suggerisce parole di oggi. Anche questo fa parte di quell’immaginazione sociale di cui parlava John Berger.
Il Rinascimento non è solo questione storica
In un altro suo libro del 1972, Questione di sguardi – che avevo letto alla fine degli anni ’80 – scrive: “La convenzione della prospettiva, propria dell’arte europea, comparsa agli inizi del rinascimento, fa dell’occhio che osserva il centro di ogni cosa, e il mondo visibile si dispone per lo spettatore come si credeva l’universo dovesse disporsi per Dio, cioè all’infinito. E questo è definito la realtà. Ma Dio poteva trovarsi in un solo luogo per volta, quindi non esiste reciprocità. Una volta inventata la macchina fotografica questa contraddizione divenne a poco a poco evidente. Ciò che vedevi dipendeva da dove eri in quel momento. Macchina fotografica e macchina da presa dimostrarono che il centro non esiste” (p. 20-22, Il Saggiatore, tr. M. Nadotti).
Oggi l’occhio umano converge in un infinito tecnologico, dove l’eccesso di centro è la prospettiva creata dalle multinazionali tek, bancarie, militari. La scienza ha raccontato le proprie scoperte in modo leggibile a tutti e vedo in questo un antidoto concreto all’infinito tecnologico. Negli automi, esposti a Palazzo Te, ho immaginato maestrie imitabili e non eccessi di intelligenza, che sia artificiale oppure no. Il Rinascimento non è solo questione storica e il catalogo della mostra aiuta a portarsi a casa informazioni e figure su cui tornare.
Francesca Pasini
Mantova//fino al 16 gennaio 2027
Inventare la natura – Leonardo – Arcimboldo – Caravaggio
PALAZZO TE, viale Te 13
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