Le mostre da vedere a Firenze e in Toscana nella settimana di Pasqua 2026 

Da Rothko a Ghirri, dalla moda alla ceroplastica: le mostre fiorentine e toscane di questo aprile sono a dir poco variegate. Ecco quelle da non perdere

Le città d’arte sono sempre fra le mete preferite per trascorrere il lungo weekend pasquale. In questa guida abbiamo raccolto le mostre più interessanti da vedere in Toscana e nel suo capoluogo in questo periodo, tra grandi nomi della storia dell’arte, voci del contemporaneo, pilastri della moda e antiche tradizioni artistiche. 

Le mostre a Firenze 

Palazzo Strozzi – Rothko 

Il campione del color field americano Mark Rothko (Daugavpils, 1903 – New York, 1970) è il grande nome di Palazzo Strozzi per questa stagione espositiva. La mostra, che ripercorre le diverse fasi della carriera del pittore, si arricchisce dei confronti con gli affreschi di Beato Angelico nel Museo di San Marco, e con gli spazi progettati da Michelangelo nel Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. L’esposizione, curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, ha il pregio di portare l’artista americano alla conoscenza del grande pubblico italiano, una eventualità davvero poco comune se si parla di Rothko. E lo fa seguendo una successione cronologica e filologica, che illustra la progressione dalla figurazione all’astrazione che l’ha reso immortale. 

Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio
Rothko a Firenze, exhibition views, Palazzo Strozzi, Museo di San Marco, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Firenze // fino al 23 agosto 
Mark Rothko a Firenze 
PALAZZO STROZZI 

Museo Novecento – Georg Baselitz e Ottone Rosai 

Il tedesco Georg Baselitz (Kamenz, 1938) e l’italiano Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957) sono i protagonisti di due importanti mostre che occupano i tre piani del museo e gli ambienti che ospitano la Collezione Alberto Della Ragione. L’accostamento non è casuale: Baselitz è infatti un estimatore del lavoro di Rosai, sin dal suo primo soggiorno fiorentino nel 1965. L’artista tedesco, noto internazionalmente come pittore, mostra al Museo Novecento le sue abilità di incisore e stampatore, oltre a raccogliere anche dipinti e sculture per un totale di 170 opere.  


Firenze // fino al 13 settembre 
Georg Baselitz – Avanti! 
MUSEO NOVECENTO 
 
Firenze // fino al 4 ottobre 
Ottone Rosai. Poeta innanzitutto 
MUSEO NOVECENTO 

Museo Salvatore Ferragamo – Salvatore Ferragamo 1898-1960 

È stata prorogata fino al 6 aprile la grande mostra dedicata al “calzolaio delle dive”: Salvatore Ferragamo (Bonito, 1898 – Fiumetto, 1960). Risale al 1985 la prima retrospettiva fiorentina sul lavoro dello stilista, presentata a Palazzo Strozzi e poi destinata a fare il giro del mondo – da Londra a Los Angeles, da Tokyo a Città del Messico. Quella del Museo Ferragamo è una restituzione del lavoro svolto da quel momento in poi dall’Archivio Ferragamo e dallo stesso museo, per raccontare la storia di una delle figure che meglio hanno rappresentato la moda italiana nel mondo.  

Museo Ferragamo
Museo Ferragamo

Firenze // fino al 6 aprile 
Salvatore Ferragamo 1898-1960 
MUSEO SALVATORE FERRAGAMO 

Galleria degli Uffizi – Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica 

Per la prima volta lo storico museo fiorentino dedica una mostra alla ceroplastica, tecnica scultorea basata sul modellamento della cera. Oltre novanta opere raccontano le collezioni fiorentine d’arte ceroplastica tra XVI e XVII Secolo, un patrimonio a lungo poco considerato e meritevole di riscoperta: quella della produzione di immagini in cera è una pratica antica e radicata nella nostra storia dell’arte. A questa esigenza, gli Uffizi rispondono con una mostra di grande valore scientifico ed espositivo, che offre nuove prospettive sulla ceroplastica e sulle sue applicazioni artistiche.

mostre
Galleria degli Uffizi, Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica, Installation view Courtesy Galleria degli Uffizi

Firenze// Fino al 12 aprile
Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica 
GALLERIA DEGLI UFFIZI

Museo de’ Medici – Claudia de’ Medici 1626-2026 

In occasione del quarto centenario delle nozze tra Claudia de’ Medici e l’arciduca Leopoldo V d’Asburgo (1626), il Museo de’ Medici dedica una mostra a una delle figure femminili più rilevanti e meno note della storia europea del Seicento, protagonista di una stagione politica e istituzionale che segnò profondamente i rapporti tra Firenze e il Tirolo. Figlia del granduca Ferdinando I, Claudia fu protagonista di governo oltre che figura dinastica: dopo il matrimonio con Leopoldo V esercitò un ruolo centrale nella reggenza del Tirolo, distinguendosi per capacità amministrativa e visione politica. Fulcro dell’esposizione sono, per la prima volta a Firenze, i due ritratti ufficiali di Claudia de’ Medici e di Leopoldo V, concessi in prestito dal Museo Mercantile di Bolzano: immagini di alta rappresentanza che restituiscono con forza l’identità pubblica della coppia nel momento fondativo dell’alleanza tra Medici e Asburgo. 

mostre
Museo de’ Medici, Claudia de’ Medici 1626-2026

Firenze // fino al 26 aprile 
Claudia de’ Medici 1626-2026 
MUSEO DE’ MEDICI 

Museo Archeologico Nazionale – Icone di Potere e Bellezza 

Prosegue invece fino al 9 aprile la mostra Icone di Potere e Bellezza al Museo Archeologico Nazionale, una ricognizione, curata da Daniele Federico Maras e Barbara Arbeid, rispettivamente direttore e curatrice del museo fiorentino, che espone 20 oggetti antichi di forte valore simbolico provenienti dalle raccolte medicee, riuniti attorno a quattro teste di bronzo dorato a grandezza naturale: tre ritratti imperiali provenienti dal Museo di Santa Giulia a Brescia e una testa di Venere dalle antiche collezioni granducali, in dialogo con materiali delle raccolte medicee, come gemme, anelli, collane, medaglioni e monete che illustrano lo sviluppo storico dell’uso delle immagini per la celebrazione, la conservazione e la trasmissione del potere imperiale. 

mostre
“Icone di potere e bellezza”, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, immagine di allestimento. Foto di Alessandra Chemollo


 
Firenze // fino al 9 aprile 
Icone di Potere e Bellezza 
MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE 

Manifattura Tabacchi – Zhang Chaoyin 

Ci porta in Himalaya la mostra del fotografo Zhang Chaoyin, con la restituzione di una ricerca artistica che prosegue da quarant’anni. A cura di Guoyin Jiang e coordinata da Massimo Listri, la mostra include oltre 60 lavori su pellicola che ritraggono le vette, i ghiacciai e le comunità che abitano il tetto del mondo. Le stampe, realizzate con il procedimento storico al platino-palladio su carta e seta, trasformano la fotografia in esperienza materica e contemplativa, mentre il volume monumentale Himalaya, con oltre 3.500 immagini, completa il percorso espositivo. 

mostre
Manifattura Tabacchi, Zhang Chaoyin, Luci d’alta quota

Firenze // fino al 26 aprile 
Zhang Chaoyin – Luci d’alta quota 
MANIFATTURA TABACCHI 

Le altre mostre in Toscana 

Palazzo delle Papesse (Siena) – Armando Testa 

ll titolo Cucù Tetè allude a quel movimento inatteso che spesso attraversa le immagini di Armando Testa (Torino, 1917 – 1992): una piccola piega che ne altera la direzione e ribalta il senso, trasformando ciò che appare immediato in un invito a guardare meglio. È un gesto minimo che apre uno spazio di meraviglia. La retrospettiva di Siena – a cura di Valentino Catricalà e Gemma De Angelis Testa, aperta fino al 3 maggio 2026 – recupera questa attitudine come filo conduttore, mostrando l’opera di un autore che ha utilizzato media diversi senza mai rinunciare alla propria autonomia. Le oltre duecento opere esposte delineano un percorso che non procede per categorie, ma per continuità: manifesti, dipinti, installazioni e materiali audiovisivi non vengono presentati come pratiche separate, bensì come facce dello stesso processo creativo. Ne nasce il ritratto di un artista che ha saputo trasformare un linguaggio di massa in un laboratorio concettuale. Non stupisce che Gillo Dorfles lo avesse definito un “visualizzatore globale”, riconoscendone la capacità di pensare immagini che si sedimentano nella memoria collettiva. 

Gaia Rotili 

mostre
Palazzo delle Papesse (Siena), Armando Testa, Lampadina limone, 1968-2017, mixed technique Ph. Nino Chironna

Siena // fino al 3 maggio
Armando Testa. Cucù Tetè 
PALAZZO DELLE PAPESSE 

Centro Pecci (Prato) – Luigi Ghirri 

Luigi Ghirri. Polaroid ’79-83 è curata da Chiara Agradi e dal direttore Stefano Collicelli Cagol rappresenta la prima occasione in cui istituzionalmente vengono presentate le fotografie istantanee dell’artista. Nelle sale del Centro Pecci sono esposte solo le polaroid scattate da Luigi Ghirri negli anni compresi tra il 1979 e il 1983, quando l’azienda Polaroid si era interessata alla ricerca del fotografo e gli aveva fatto recapitare una vasta fornitura di macchine e pellicole. Sono presenti lavori di piccole e grandi dimensioni, frutto di una ricerca personale tra ricordi e viaggi. In particolare, vengono proposti i risultati della sperimentazione di Luigi Ghirri con la macchina Polaroid 20×24 Instant Land Camera, fornita dalla Polaroid nel 1980. Si tratta di opere scattate nello studio fotografico dell’azienda, vengono ritratti in questa occasione oggetti appartenenti all’artista, che egli stesso aveva portato ad Amsterdam dall’Emilia. 

Ines Valori 

mostre
Luigi Ghirri, “Amsterdam” 1981. ©Eredi di Luigi Ghirri

Prato // fino al 10 maggio 
Luigi Ghirri. Polaroid ’79-83 
CENTRO PECCI  

CasermArcheologica (Sansepolcro) – Lucy Orta  

Il concetto di comunità è al centro dell’installazione ambientale realizzata dall’artista inglese residente a Parigi, Lucy Orta (Regno Unito, 1966) negli spazi di CasermArcheologica, dopo un periodo di residenza nel borgo toscano di Sansepolcro. Un progetto dal carattere altamente simbolico, intimo ma nello stesso tempo corale, in cui Lucy Orta racconta il territorio attraverso le voci delle persone che lo abitano. Installazione, intitolata Trame di Comunità, non tanto da guardare ma, come ha precisato la curatrice Simonetta Carbonaro, psicologa di formazione ed esperta in trasformazioni sociali, “accampamento di appartenenza e resilienza da vivere e attraversare per immaginare e raccontare futuri possibili”. L’artista, è partita dall’archetipo della tenda – raffigurata nel vicino Polittico della Misericordia, nel 1445 (oltre che in altre opere) da Piero della Francesca – intesa come Ohel, spazio di riunione e condivisione, simbolo di rifugio e raccoglimento, per restituire con particolare intensità la resilienza della comunità locale che, seppur orgogliosa della storia di cui è erede, “avverte una lacerazione in atto, vivendo in un’architettura umana di cui percepisce il progressivo e rapido sfaldarsi”, come osservato dalla curatriceL’accampamento creato da Orta è costituito da 5 tende, realizzate assemblando vecchie lenzuola tessute a mano con lino e canapa – scelte per il forte legame con il luogo –, e diventa metafora delle comunità in transizione, fragili ma resistenti come “isole di significato in un mare di insensatezza, incertezza e paura del futuro”.  
 
Ludovica Palmieri 

mostre
CasermArcheologica, Lucy Orta, Trame di Comunità, ph. Ilvio Gallo

Sansepolcro // fino al 15 febbraio  
Lucy Orta. Trame di Comunità 
CASERMARCHEOLOGICA 

mudaC (Carrara) – Mikayel Ohanjanyan 

Commentando Paterson di William Carlos Williams, Cristina Campo scrisse che le parole di quel testo sono “bianchi spazi colmi di realtà come le cose stesse”. Al mudaC – Museo delle Arti di Carrara è ora Mikayel Ohanjanyan (Yerevan, 1976) a portare dei “bianchi spazi colmi di realtà”: cinque sculture in marmo che al tempo stesso celebrano la storia della città (nonché dell’arte) e creano nuove narrazioni e nuovi legami come suggerisce il titolo della mostra: Legami. Ties That Bind. I “bianchi spazi” che l’artista armeno presenta a Carrara sono “colmi di realtà” in quanto portatori, e narratori, di quegli elementi che costituiscono la nostra vita reale: le relazioni, gli scambi, gli incontri, con tutta l’imprevedibilità e tutta la stabilità che sanno portare nelle nostre vite. Sono, dunque, lavori che parlano di identità, tempo e rapporti umani. I marmi di Ohanjanyan sono frammentari e incompatibili, ma il gesto del legarli porta con sé l’utopia di un senso di comunità e collettività totale.  

Vittoria Caprotti 

Mostre
Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, marmo statuario bianco di Carrara, Cavi d’acciaio inox, 121x210x90 cm, ph. Nicola Gnesi

Carrara // fino al 30 agosto 
Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind 
MUDAC 

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