Morto a 93 anni Silvio Pasotti, artista pop prima della Pop Art. Il ricordo
L’artista bergamasco è mancato all’inizio del febbraio di quest’anno. Per ricordarlo e salutarlo, Stefano Piantini delinea il suo ritratto ripercorrendo decenni di carriera all’insegna dell’originalità
Alla fine di febbraio se ne è andato, nel silenzio scelto da lui stesso, Silvio Pasotti (Bergamo, 1933 – 2026), un amico e un artista, questo è un breve saluto.
Pasotti artista pop prima della Pop Art
Nel momento in cui si riflette sulla Pop Art, subito vengono in mente i nomi degli artisti basilari del Movimento, gli iniziatori inglesi e gli americani, Richard Hamilton, Warhol, Oldenburg, Lichtenstein, Rauschenberg Jasper Johns. Quando si sposta la mira sull’Italia, sulla nostra Pop Art, emergono gli artisti della cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, Giosetta Fioroni, Rotella, Pascali, Festa, Mario Ceroli … tecniche innovative, collage, materiali non convenzionali, prodotti di consumo reinterpretati, la pubblicità, il design, metalli, legno, resine, materie plastiche. Il punto di rottura e di rinnovamento dell’arte italiana contemporanea. Ma dove si trova, dove sta Silvio Pasotti? Un artista che si potrebbe definire Pop, prima che la Pop Art arrivasse in Italia. Un artista che, nei primi Anni Sessanta, ha, appunto, giocato con un sistema di interpretazione della realtà per mezzo della realtà medesima.

Gli esordi di Silvio Pasotti
Silvio Pasotti inizia il suo, multiforme, percorso artistico nel 1951 sotto la guida di Achille Funi, che teneva la cattedra di Pittura alla Accademia Carrara di Bergamo. I primi lavori di Silvio comprendono i protocolli della scuola funiana, ma, già alla fine degli Anni Cinquanta, l’artista si accosta all’Informale, sempre in modo originale, suo.
Lo sguardo di Pasotti sulla realtà
Gli Anni Sessanta propongono opere che riflettono lo zeitgeist di quel periodo, oramai entrato nel mito. L’artista così le definisce: “Una rappresentazione che non sia necessariamente raffigurazione di un oggetto, ma un atto mentale denso di suggestioni, una presa di contatto con la vita e gli individui che porti come effetto un’emozione.”. Compaiono le Lavatrici, e qui è davvero obbligatoria la citazione del testo che Omar Calabrese dedica alle Candy di Silvio: “… Pasotti ama le sue lavatrici. Forse, nei suoi sogni, c’è stato anche il desiderio di reinventare la lavatrice, di esserne il creatore. Così la cita, la mette fra virgolette, ne giunge al cuore attraverso la resa della trasparenza dell’involucro esterno. Così, se certamente possiamo riconoscere come in qualsiasi artista le influenze del gusto dell’epoca e della sua cultura, altrettanto certamente possiamo avvertire alcuni anticipi, come quel piacere meta-testuale del rinvio e della citazione che oggi viene definito come una delle caratteristiche della cosiddetta post-modernità.”.
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Tutte le evoluzioni di Silvio Pasotti
Ci sono Parigi e New York e le automobili. Nei Settanta, le piscine, gli spazi della casa, le stanze da bagno, i guardaroba, trasformati, metaforizzati, le donne. Poi la sfaccettata, eclettica, stagione dei ritratti e della Ferrari. Seguire il funambolico Pasotti nelle sue diverse configurazioni non è cosa banale, Silvio ha frequentato tutte le tecniche artistiche e ha dialogato con le diverse tendenze che l’arte contemporanea ha dispiegato dagli Anni Cinquanta ad oggi, ma sempre si riconosce la sua mano, sempre l’artista ha un tocco originale e riconoscibile. Silvio ha una bibliografia smisurata e un carnet di esposizioni, pubbliche e private, altrettanto sterminata.
L’ultimo saluto di un amico
Data la età di chi scrive – che oggi si potrebbe definire “diversamente giovane” – ho avuto la fortuna di conoscere l’artista da numerosi lustri, e allora: so long, Silvio.
Stefano Piantini
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