A Pescara ci sono 20 dipinti che s’interrogano sul senso della gioia
Immagina una gioia” è la nuova personale del pittore Raffaele Santillo a Pescara. Presso la Galleria Ceravento, venti dipinti “sospesi” tra un prima e un dopo
Una manciata di dipinti che si interrogano sul senso della gioia, o più precisamente su quei momenti di serenità sottratti alle burrasche del quotidiano. Le opere di Raffaele Santillo (S. Maria Capua Vetere, 1966) si offrono allo sguardo del fruitore come fotogrammi discreti di un film dal lieto fine. Individuare una trama coerente e univoca per ciascuno di questi frammenti visivi non è un esercizio necessario – e forse nemmeno auspicato dall’autore; eppure ciò che li accomuna è la capacità di condensare, in pochi centimetri di tela, l’essenza di una quiete sospesa, collocata tra un prima e un dopo.
Ad accogliere i dipinti del pittore campano (ma di base a Pordenone) è, fino al 21 febbraio, la galleria Ceravento di Pescara, che nei suoi primi cinque anni di attività si è affermata come uno degli spazi abruzzesi più vivaci e attenti ai linguaggi del nostro tempo. Dopo le recenti personali di Enrico Pantani, Nando Crippa e Daniela d’Arielli, la rassegna dedicata a Santillo conferma la crescita e la solidità di questo piccolo gioiello affacciato sull’Adriatico, nato negli anni del lockdown con il desiderio “di far conoscere artisti e condividere progetti, visioni ed emozioni in una città non propriamente centrale nel panorama contemporaneo”, come racconta il gallerista Loris Maccarone.

La personale di Raffaele Santillo da Ceravento
Affiancata da un testo critico di Daniele Capra, la mostra presenta al centro della prima sala Zucchero filato, opera di grandi dimensioni che racchiude i principali aspetti tecnici e concettuali della produzione di Santillo. Nella scena si dispiega la visione di due giostre in movimento all’interno di un luna park: un momento di svago i cui soggetti appaiono però diluiti nella composizione, rendendo difficile una lettura precisa di ciò che osserviamo. A emergere non è tanto l’immagine in sé, quanto l’idea – o meglio, l’impressione – di un attimo di passaggio, la cui fugacità è ribadita anche da una pittura leggera, sommaria, ridotta all’essenziale.
I dipinti “in movimento” di Santillo
Il tema del movimento è ripreso anche nell’opera alla destra del dipinto: Equilibrio, lavoro che strizza l’occhio all’illustrazione americana, restituendo il senso di precarietà e dinamicità tanto cari all’artista. “Le figure sono rappresentate mentre compiono gesti semplici: movimenti rallentati, spesso avvolti da una serena malinconia e da un senso di sospensione che vuole trascendere l’esperienza fisica per sondare l’essenza della natura umana”, racconta Santillo.
Anche in questo caso l’immagine appare appena abbozzata: lo sfondo è piatto e i tratti del soggetto sono solo accennati. L’opera si presenta così come la rappresentazione di un momento in divenire, un istante di spensieratezza colto mentre il ragazzo pedala goffamente sulla sua bicicletta, incurante di chi – di fronte a lui – è chiamato a interrogarsi sul significato del suo percorso.
Il tema del paesaggio
Al di là delle figure che abitano le composizioni dell’artista, un ruolo decisivo è svolto dal paesaggio: essenziale, ridotto a pochi segni, ma costantemente presente (anche quando sembra dissolversi nel vuoto o in ampie campiture cromatiche). Gli ambienti che accolgono i soggetti delle opere di Santillo si configurano come scenari coerenti con la sua riflessione sulla leggerezza e sul sentimento della gioia.
Negli oli su tela Crepuscolo, Il mare a ottobre e nel dittico Lato A, Lato B, le figure appaiono in dialogo con la natura; un dialogo tuttavia privo di retorica, quasi sommesso. Si intravedono persone che si nascondono tra i tronchi di un boschetto, bagnanti che attraversano pinete in cerca di frescura, ragazzi di periferia colti tra una partitella di calcio e l’altra, amanti seduti sulla spiaggia – distanti tra loro, ma con tracce di pennello sotto il primo strato di pittura che lasciano intuire un momento, passato o forse futuro, di prossimità fisica.
L’elogio alla semplicità nelle opere di Raffaele Santillo
Da queste scene, spesso corali, affiora l’idea di una giovinezza “minore”, vissuta in provincia, dove la straordinarietà lascia spazio alla banalità del quotidiano. Una banalità intesa qui nella sua accezione più nobile, quasi sacrale – soprattutto in un tempo in cui la ricerca dello spettacolare appare sempre più pervasiva. Il rimando biografico, in questo senso, è evidente: “L’adolescenza e gli anni della formazione hanno un ruolo importante nella scelta di determinati soggetti; in quel periodo della mia vita si sono instaurati legami forti con persone e luoghi che porto tuttora dentro”, precisa Santillo. “La pittura mi permette di far riemergere quei ricordi senza limitarmi al semplice atto della riproduzione, lasciando spazio all’istinto di distillare ciò che ritengo essenziale, sia dal punto di vista compositivo sia da quello emozionale”. L’ansia dell’apparire di spegne, dunque, nelle opere dell’artista, lasciando affiorare una vita più semplice. E forse per questo più vera.
Alex Urso
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