Alla Triennale di Milano per le Olimpiadi c’è una mostra che celebra l’Italia tra arte, sport, storia e paesaggio 

In occasione delle Olimpiadi, la mostra di Casa Italia racconta l’Italia come fonte di ispirazione oggi e nella storia. Le opere di grandi maestri internazionali e di giovani artisti danno, così, vita a un percorso in cui le muse dell’antichità dettano il passo

Lo sport è produttore d’arte nonché occasione d’arte. Produce la bellezza perché l’atleta in azione è una bellissima scultura vivente. Ed è occasione di bellezza anche attraverso gli edifici che gli vengono riservati e gli spettacoli e le feste a cui dà luogo”. Con questa frase il barone Pierre de Coubertin, fondatore dei Giochi Olimpici, aveva definito il rapporto tra sport e arte, al quale teneva moltissimo. In omaggio a questa relazione nasce la mostra MUSA, allestita nelle sale di Casa Italia all’interno della Triennale, in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026. 

La mostra “MUSA” in Triennale 

Ideata da Lorenzo Pellicelli, direttore marketing CONI, insieme a Beatrice Bertini, curatrice della mostra con Benedetta Acciari, la rassegna è un omaggio al ruolo ispiratore che l’Italia esercita da secoli sull’immaginario e sulla cultura mondiale, un richiamo alla bellezza, alla storia e alla creatività non solo antica e passata, ma contemporanea e quindi presente. In un paese che nelle occasioni internazionali fa ancora fatica a non proporre l’Impero Romano o Caravaggio, questa mostra è un ottimo esempio di quanto il nostro paese riesca a ispirare anche oggi i contemporanei, con opere di 72 artisti di diverse generazioni, spiegate da didascalie puntuali, chiare e comprensibili. 

Il percorso espositivo di “MUSA” 

Intelligente ed evocativa la divisione in nove sezioni – una per ogni musa – precedute da un’introduzione affidata alle fotografie di Claudio Abate, che ha documentato il passaggio in Italia di maestri del calibro di Marina Abramović, Joseph Beuys, Gilbert & George e Roy Lichtenstein. Calliope, musa della parola, introduce opere legate alla scrittura e al segno, sul filo di una narrazione concettuale che collega Cy Twombly con Joseph Kosuth, fino a Matta Echaurren e Ugo Rondinone, rappresentato da un’opera recente, ma di alto valore simbolico. La sezione successiva, intitolata a Clio – musa dell’architettura – è introdotta dal modellino originale del Palazzo dello Sport di Roma, costruito da Pier Luigi Nervi per le Olimpiadi del 1960: significativa apertura per una delle parti più rappresentative dell’intera rassegna, dove i disegni originali di Sol Lewitt dialogano con un Duomo dipinto a colori pastello da Yan Pei-Ming e due progetti di installazioni realizzate in Italia da Christo e Jeanne Claude. 

Le muse dettano il passo in Triennale 

Nella sezione di Erato, musa del canto, troviamo un’altra selezione di opere di qualità, tra le quali spiccano opere a parete di Jannis Kounellis, John Armleder, Atelier dell’Errore e Craigie Horsfield, disposte intorno ad una installazione di Daniel Spoerri. Il pianoforte realizzato da Arman – fondatore del Nouveau Realisme –interpreta Euterpe, musa della musica, mentre nella sala dedicata a Melpomene, la musa della tragedia, sfilano alcuni pezzi da novanta come William Kentridge, Shirin Neshat e Adrian Paci, così come per Talia, musa della commedia che riunisce opere di ispirazione diversa di artisti rilevanti come Ai Weiwei, Anri Sala e Gelitin, oltre a suggestivi lavori fotografici di Thomas Struth e Per Barclay. Forse la sezione più complessa e significativa è quella dedicata a Polimnia, musa del canto sacro, dove un’installazione ironica di Sislej Xhafa dialoga con un’opera a parete di Elmgreen & Dragset e una magnifica fotografia di Elger Esser. Polimnia è anche l’unica ad accogliere opere di artisti delle ultime generazioni, da Bekhbaatar Enkhtur a Binta Diaw, Camilla Alberti, Giulio Bensasson e Ruth Beraha, i 4 vincitori del premio Conai – Arte Circolare. 

Una mostra tra interno ed esterno della Triennale 

Se Tersicore non tiene a battesimo nessun artista, Urania – legata all’astronomia – propone le sculture e i dipinti di Arman, César e Miltos Manetas. Il percorso si conclude nel salone d’onore della Triennale, dove si riflette sul rapporto tra uomo e natura, con una selezione di opere (di Pablo Atchugarry, Davide Rivalta, Alessandro Piangiamore, Stefano Cerio, Laura Pugno) non tutte all’altezza del tema. Ed ecco il coup de théâtre: un igloo di Mario Merz, collocato nel giardino della Triennale e davvero spettacolare. A conti fatti, si tratta di una rassegna di livello museale, destinata a durare fino al 22 febbraio: troppo poco per il suo valore, ed è un vero peccato!  

Ludovico Pratesi  

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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