La grande artista Bice Lazzari e la sua tomba progettata dal leggendario architetto Carlo Scarpa
Bice Lazzari, protagonista di una grande mostra a Palazzo Citterio a Milano, è sepolta nella tomba di famiglia progettata dal grande architetto, che era suo cognato. Negli ultimi giorni dell’esposizione milanese, ripercorriamo qui la vita dell’artista
Beatrice Lazzari detta Bice (Venezia, 1900 – Roma, 1981) è stata una personalità straordinaria del XX Secolo: musicista, artista, strettamente legata all’architettura. Alla sua morte trentacinque anni fa viene sepolta nel piccolo cimitero di un paesino della pedemontana veneta, in provincia di Belluno, nella parte meridionale dell’area feltrina, a Quero, capoluogo del comune italiano di Setteville.
Un luogo semplice e spiazzante al tempo stesso, che merita un viaggio, e dove ha sede anche il grande Mausoleo Germanico, costruito nel 1939, dove risposano i corpi di 3465 caduti dell’armata tedesca e austro-ungarica della Prima Guerra Mondiale. Una sorta di grande fortilizio che incombe sull’abitato.

La tomba di famiglia progettata da Carlo Scarpa
La tomba di famiglia dei Lazzari-Rinaldo è di pietra chiara, divisa da una sorta di lungo taglio che separa i volumi diversi tra loro, in cui è una sorta di movimento delicato. Ogni dettaglio del sepolcro è studiato con grazia. È, come detto, una tomba di famiglia dove sono sepolti il marito Diego Rosa, la sorella Luigina, della Gina, la madre Francesca Rinaldo e altri ancora. I caratteri tipografici per indicare le persone sepolto sono un gioco di linee di matrice astratta. Progettista della tomba è il cognato di Bice, marito di sua sorella Nini, Onorina, il grande architetto Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Sendai, 1978) che da ragazzo aveva studiato nella Scuola Privata Veneziana di Architettura, fondata dal fratello della madre delle Lazzari, Vincenzo Rinaldo.
Il legame tra Bice Lazzari e Carlo Scarpa
Quero è il luogo dove i Lazzari, in particolare le sorelle Bice e Gina, passavano le loro vacanze estive e dove Scarpa ha progettato alcune semplici case per gli abitanti del luogo, come il sarto Gigi, che cuciva i suoi abiti. L’artista conosce il giovane Scarpa nel 1927, l’anno in cui alla III° Biennale Internazionale di Arti Decorative alla Villa Reale di Monza vengono esposti pannelli e cuscini realizzati partendo dai suoi disegni astratti. Il rapporto con l’architettura, con le arti applicate, è determinante per la giovane Bice che espone per la prima volta nel 1924 nell’ammezzato di Palazzo Pesaro e nell’anno successivo nel palazzo stesso dove mostra Astrazione di una linea n°1, un’opera che molti anni dopo, ai tempi de L’altra metà dell’avanguardia, avrebbe donato a Lea Vergine, curatrice della mostra.
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Bice Lazzari tra Venezia, Roma e Milano
Nel 1936 Bice prende a collaborare con Ernesto Lapadula, tra gli autori del Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, unica donna a cimentarsi con il muralismo. In quel periodo vive a Roma, sino al 1944, quando con il marito è costretta a lasciare la capitale per andare a Venezia e quindi a Milano, dove sia lei che Diego lavorano per Giò Ponti. Dopo la guerra rientrano nella capitale e entrano in contatto con alcuni protagonisti di Forma 1. Al marito Diego, malata, intossicata dai colori, nel 1978, detta l’Autobiografia.
L’arte secondo Bice Lazzari
Nel 1979 aveva argomentato: “L’arte offre oggi infinite possibilità di ricerca, soprattutto riguardo ai materiali che si possono usare, dei quali però non si conosce né la durata né la dignità nel tempo. La ricerca non può essere esperimento che si esaurisce nella moda, ma deve divenire di valore a livello storico. Altrimenti resterebbe l’illusione di un’ambiguità magica momentanea senza radici nel divenire dell’arte”. Se ne sarebbe andata due anni dopo, il 13 novembre del 1981, due giorni prima di compiere 81 anni. Sarebbe così tornata in quei silenziosi luoghi di montagna, nei quali aveva passato impareggiabili momenti di felicità con la sua straordinaria famiglia.
Angela Madesani
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