Il Museo Poldi Pezzoli porta in mostra il fascino del Grand Tour: a Milano arriva un capolavoro dal Metropolitan Museum

A quasi tre secoli di distanza, il museo milanese dedica al Grand Tour una mostra che pone in dialogo pittura, archeologia, cinema e collezionismo, con anche un cortometraggio originale di Ferzan Ozpetek

Nel Settecento, prima che le vacanze diventassero un’abitudine di massa, i giovani aristocratici europei attraversavano l’Italia per studio e diletto. Si trattava del Grand Tour, un vero e proprio percorso culturale che trasformò Roma, Napoli, Venezia e Firenze in tappe obbligate per chi aspirava a diventare un perfetto colto gentiluomo: musei a cielo aperto, rovine antiche, incontri con artisti e antiquari e, soprattutto, il desiderio di portare a casa un frammento di classicità attraverso vedute, disegni, sculture e souvenir preziosi. Così, a quasi tre secoli di distanza, il Museo Poldi Pezzoli di Milano dedica a quell’epoca di viaggi una mostra che pone in dialogo pittura, archeologia, cinema e collezionismo: Meraviglie del Grand Tour, al pubblico dal 30 gennaio al 4 maggio 2026, nasce in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York e rientra nella rassegna di appuntamenti culturali dell’Olimpiade Invernale Milano Cortina 2026.

La mostra “Meraviglie del Grand Tour” al Museo Poldi Pezzoli di Milano

Al centro del percorso espositivo – diretto da Alessandra Quarto e curato da Lavinia Galli insieme a Xavier F. Salomon – c’è Roma Antica, del 1757, di Giovanni Paolo Panini, proveniente dal MET e mai esposto prima nel capoluogo lombardo. La tela è un concentrato di rovine, statue e architetture montate come in un palcoscenico: un’immagine rappresentativa della Roma che i viaggiatori del Grand Tour sognavano di vedere e collezionare. Panini, maestro della prospettiva e della teatralità, si autoritrae tra le rovine insieme al committente, il conte di Stainville, tra realtà e invenzione. La mostra mette in dialogo questo prestito internazionale con le opere del museo e con alcune importanti new entry, tra cui l’Interno del Pantheon del 1743, un altro capolavoro di Panini entrato in collezione nel 2024 grazie alla donazione di Giovanna Zanuso. Si aggiungono, poi, le vedute romane di Gaspar Van Wittel, padre del vedutismo, anch’esse tipici souvenir che i viaggiatori riportavano a casa come prova del loro itinerario culturale.

La cultura materiale del Grand Tour 

Ma il percorso di mostra restituisce anche il mondo materiale del Grand Tour attraverso oggetti e reperti, tra cui un sarcofago romano del III secolo, appena restaurato, e la porcellana Ginori del Laocoonte, riproduzione settecentesca del celebre gruppo scultoreo dei Musei Vaticani. E una sezione particolarmente curiosa è dedicata agli inediti ventagli del Grand Tour, decorati con rovine di Pompei, Ercolano e Paestum: testimonianze di come l’antico fosse diventato una moda e, allo stesso tempo, un marchio di distinzione sociale.

Il cortometraggio originale di Ferzan Ozpetek 

Prezioso è poi il cortometraggio originale di Ferzan Ozpetek, che interpreta l’idea del viaggio come esperienza emotiva, fatta di rivelazioni, luci improvvise e risvegli interiori. Il film prende avvio dalla luce del Pantheon che accarezza il volto di una donna e si amplia verso una riflessione poetica sul potere dell’arte di sorprendere e commuovere.

Il public programme dedicato al Gand Tour 

Ad accompagnare, un ricco calendario di appuntamenti, le Conversazioni sul Grand Tour, curate da Lavinia Galli. Dal 12 febbraio al 4 maggio 2026, studiosi, storici dell’arte, musicisti e fotografi indagheranno i diversi aspetti di questa grande stagione culturale: dal “Grand Tour immaginario” di Panini, raccontato da Xavier F. Salomon, alla lezione-concerto dedicata ai musicisti viaggiatori da Mozart a Mendelssohn, fino ai percorsi tortuosi di chi, tra briganti e disavventure, attraversò l’Italia tra Settecento e Ottocento. Non mancano incursioni nella storia dei materiali, come l’incontro con Salvatore Settis, e nella fotografia delle origini, con Muriel Prandato e Giorgio van Straten.

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Redazione

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