Le grandi mostre che vedremo nei grandi musei di Madrid nel 2026
Aumento di visitatori per il Museo del Prado, il Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza, che presentano la programmazione per l’anno nuovo tra collezioni storicizzate e nuovi slanci contemporanei
La recente invasione turistica della capitale spagnola si riflette nell’aumento di affluenza ai tre principali musei madrileni. Il Museo del Prado, il Reina Sofia e il Thyssen-Bornemisza hanno registrato nel 2026 un sensibile aumento di pubblico. Il Prado – con la cifra record di oltre 3 milioni e mezzo di visitatori in un anno – rappresenta senza dubbio una delle attrattive principali del turismo a Madrid, ma anche un’istituzione culturale molto amata e frequentata da madrileni e spagnoli in generale.
Un milione e seicentomila sono i turisti nazionali e internazionali (il 4,2 % in più rispetto all’anno scorso) che hanno visitato il Museo d’arte moderna e contemporanea Reina Sofia, che ospita Guernica di Picasso, oggi anche liberamente fotografabile. Al Reina, però, si aspettano un ulteriore incremento di presenze con l’apertura, in febbraio, del nuovo allestimento della collezione permanente al quarto piano; e con la riapertura, in primavera, del Palacio de Velázquez, spazio espositivo a ingresso libero situato nel cuore del Parco del Retiro. Il Thyssen, invece, con le sue mostre temporanee di grande richiamo, come Picasso & Klee e Warhol Pollock, ha registrato nel 2025 oltre un milione di visitatori (un 5,4% in più rispetto al 2024), numero massimo oltre il quale – spiegano dalla direzione museo – la visita al museo perderebbe di qualità. Al Prado, infine, assicurano che la cifra record di visitatori oggi può essere mantenuta solo se accompagnata da un miglioramento nella qualità della visita, potenziando l’interesse per alcuni aspetti della collezione permanente.
Aperture gratuite, visite notturne e reti sociali nei musei madrileni
Va detto, inoltre, che la politica di ingresso gratuito dei musei per due ore a fine giornata (nel caso di Prado e di Reina Sofia) e le iniziative di apertura straordinaria notturna – al Prado ogni primo sabato del mese e al Thyssen tutti i sabati, fino alle 24 – aprono le porte a un pubblico più ampio ed eterogeneo, soprattutto di giovani. Nel caso di tutti e tre musei di Madrid, l’ampia affluenza raramente si traduce in lunghe e insostenibili file ai botteghini. Ottimi anche i risultati di reti sociali e piattaforme digitali: la web del Thyssen, con l’ottima visita virtuale al museo, ha superato i 10,2 milioni di visualizzazioni; mentre le dirette mattutine su Instagram del Prado (alcune anche in inglese) sono ormai un appuntamento imperdibile per appassionati d’arte di tutto il mondo.
Al Prado grandi regine, gotico mediterraneo e Hans Baldung Grien
La programmazione del Museo del Prado è come sempre ricca di interessanti proposte, anche se nel 2026 non ci saranno grandi nomi dell’arte internazionale (come Veronese e Mengs nel 2025). Il fitto calendario offre esposizioni di piccolo e medio formato, pensate con il consueto rigore scientifico per approfondire alcuni aspetti della collezione permanente in attesa dell’apertura del Salon de Reinos, il nuovo edificio del Campus Prado creato da Norman Foster e previsto tra fine 2027 e inizio 2028. Protagoniste di altrettante mostre sono tre regine che hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle Collezioni Reali, nucleo fondante del museo: l’italiana Isabella Farnese, madre di Carlo III e proprietaria di straordinari capolavori d’arte italiana contraddistinti dal giglio bianco dei Farnese (mostra aperta a dicembre tra le sale dell’edificio Villanueva); Cristina di Svezia, la cui collezione di statuaria classica è giunta a Madrid quasi in blocco nel 1724 (grazie proprio a Isabella Farnese) e che sarà esposta nella sala 74 a partire dall’estate; e, infine, Mariana d’Austria, grande mecenate, a cui sarà dedicata una rassegna storica a fine anno con oltre cento opere.
L’evento espositivo del 2026 al Prado sarà dedicato, invece, a La maniera di Italia. Spagna e il gotico mediterraneo (da fine maggio a fine settembre): un tema inedito, dedicato all’arte del Quattrocento e al ruolo degli italiani nello sviluppo della pittura spagnola. In contemporanea si terrà anche Prado. Secolo XXI, esposizione pensata per raccontare le recenti acquisizioni del museo e le trasformazioni di un museo attivo, vivo e aperto al rinnovamento. In autunno, sono previsti un omaggio a Rilke e l’arte spagnola, per il centenario della morte del poeta e scrittore appassionato d’arte; e una mostra su Hans Baldung Grien, figura centrale del Rinascimento tedesco, allievo di Durer e del quale il Prado possiede due capolavori come La Armonia e Le età e la morte.
Al Thyssen arrivano Rauschenberg, Hammershoi e Dalì
La proposta espositiva 2026 del Thyssen-Bornemisza è varia ed eterogenea e riflette l’anima stessa del museo, le cui collezioni permanenti spaziano dai Primitivi al Novecento. L’anno si apre con l’omaggio a Robert Rauschenberg (a cento anni dalla nascita, nel 1925) con un’installazione intorno a Express e foto di Ugo Mulas che documentano il trasporto in gondola dell’opera alla Biennale di Venezia del 1963. Da febbraio a maggio il museo ospita la prima mostra in Spagna del pittore danese Hammershoi, riscoperto negli ultimi anni e già apprezzatissimo sul mercato secondario. In autunno, invece, una grande mostra è dedicata all’Universo freudiano di Dalí, mentre uno scambio di opere con il Museo Mauritshuis dell’Aia porterà a Madrid una serie di capolavori della pittura barocca fiamminga, tra i quali l’imperdibile Veduta di Delft di Vermeer. Interessante anche l’indagine intorno alla figura femminile nella pittura Guercino: la tela Gesù e la Samaritana sarà accostata a cinque altri capolavori dell’artista emiliano, provenienti da musei europei tra i quali la Pinacoteca di Brera.
Sul versante contemporaneo, prosegue la collaborazione tra il museo e la Fondazione TBA21 di Francesca Thyssen, che da marzo a maggio presenta il duo ucraino Roman Khimei & Yarema Malaschuk con una riflessione sulla guerra attraverso tre videoinstallazioni. In autunno tocca, invece, alla giovanissima artista trans mapuche Seba Calfuqueo, che lavora sulle relazioni fra cultura indigena e contemporaneità. Da segnalare, infine, in primavera la prima personale in Spagna di Eva Juszkiewicz, con i suoi ritratti inquietanti avvolti nei capelli; e, in autunno, le mostre di Kenny Scharf, maestro del graffitismo newyorkese, e di Carmen Laffón, artista spagnola da poco scomparsa.
Federica Lonati
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