A Corinaldo mostra-viaggio nell’immagine sacra marchigiana tra le opere di Claudio Ridolfi

Negli spazi espositivi dell’ex convento di Corinaldo, la mostra Mirabilia Marche: opere e capolavori, innesti e ibridazioni fra pubblico e privato, a cura di Andrea Bruciati, invita a riscoprire un’eredità figurativa stratificata e sorprendente. Il percorso, articolato grazie ai prestiti museali e ai contributi da collezioni private, mette in relazione generi ed epoche diverse lungo […]

Negli spazi espositivi dell’ex convento di Corinaldo, la mostra Mirabilia Marche: opere e capolavori, innesti e ibridazioni fra pubblico e privato, a cura di Andrea Bruciati, invita a riscoprire un’eredità figurativa stratificata e sorprendente. Il percorso, articolato grazie ai prestiti museali e ai contributi da collezioni private, mette in relazione generi ed epoche diverse lungo una linea curatoriale che indaga l’immagine sacra nella sua dimensione intima e nel suo radicamento nella storia culturale delle comunità marchigiane. L’esposizione resterà aperta fino al 3 maggio 2026. 

La persistenza della matrice veneta 

Claudio Ridolfi (Verona, 1570 ca – Corinaldo, 1644), figura eminente del Seicento marchigiano e ultimo pittore di corte a Urbino, conserva nel suo linguaggio una solida matrice veneta, costantemente alimentata dal dialogo con l’ambiente artistico della città d’origine. Tale retaggio non è un elemento statico, bensì un principio vivo di scambio e di contaminazione in un momento di profonda transizione: mentre le antiche suggestioni venete, che dal Trecento avevano permeato la cultura figurativa locale, cominciano ad attenuarsi, avanzano i nuovi influssi bolognesi e romani destinati a ridefinire l’orizzonte artistico delle Marche. 

Il contrappunto solenne della pala rinascimentale 

All’ingresso del percorso, una Madonna col Bambino tra san Giovanni Battista e san Giuseppe (1610) di Ridolfi, collocata su un pannello blu, accoglie il visitatore con la solennità della pala d’altare rinascimentale. La Vergine in trono, la disposizione armonica dei santi e il cielo terso come fondale rimandano alla dimensione pubblica del culto. Il dialogo con le opere di devozione privata — immagini minute, destinate alla meditazione domestica — fa emergere una delle anime più profonde della spiritualità marchigiana, sospesa tra quotidianità familiare e vita comunitaria. 

Intimità e spiritualità 

La visita non segue un tracciato rigidamente prestabilito. Le opere, provenienti dalla Civica Raccolta e da collezioni private, sono accostate secondo affinità tematiche tipiche tra Cinquecento e Seicento: il ritratto, l’uso della luce e del colore, la resa del paesaggio e altri motivi iconografici. Procedendo da sinistra verso destra, si incontrano le grandi tele di Ramazzani, Gasparini e Ridolfi, del quale solo una raffigura una Sacra Conversazione. Accanto è esposta la Testa femminile di Elisabetta Sirani. La parete di fronte ospita piccoli dipinti e disegni privi di soggetti mariani. Il riferimento alle Madonne sembra dunque rimandare a una parete posta circa a metà del percorso, dove si trova il Vertumno e Pomona della Sirani, affiancato da dipinti di formato ridotto con figure femminili, come la Maddalena o la Madonna col Bambino

Proseguendo, si incontrano preziose Madonne cinquecentesche, note per la finezza esecutiva e la funzione devozionale originaria. Seguono due opere di area bolognese che testimoniano la vitalità artistica del Seicento e la ricchezza dei soggetti femminili nella pittura del periodo. 

Uno studio di ambito baroccesco propone poi una rilettura intensa della mistica francescana, animata da una spiritualità vibrante e da un dinamismo tipico della cultura figurativa del tempo. Arricchiscono la sezione un ritratto maschile d’ascendenza veronesiana, una scena di San Giorgio e il drago di gusto tintorettesco e la raffinata Madonna della Mela (1575 ca) di Bartholomaeus Spranger. Chiude l’insieme un San Francesco riceve le stigmate (1640 ca), inchiostro acquerellato attribuito a un seguace di Federico Barocci, esempio eloquente dell’incontro tra eleganza fiamminga e sensibilità italiana. 

Le opere in mostra a Corinaldo 

L’insieme restituisce un ampio ventaglio di soluzioni stilistiche — dalla ricchezza luminosa della tradizione veneta alla compostezza del disegno emiliano, dalla tensione manierista di Spranger all’intensità naturalistica degli autori attivi nell’Italia centrale. Ne nasce un vero microcosmo figurativo, dove monumentalità rinascimentale, grazia narrativa ed energia barocca convivono in un equilibrio di grande suggestione. 

Il contributo delle collezioni private 

Le opere provenienti da raccolte private costituiscono un nucleo eterogeneo ma di notevole pregio, che amplia il panorama figurativo con esemplari significativi della pittura veneta, emiliana e marchigiana del XVI e XVII Secolo. Tra queste figurano la Sacra famiglia con san Giovanni bambino di Paolo Veronese e aiuti, il Ritratto di gentiluomo di ambito veronesiano, la Madonna con il Bambino, san Giovanni Battista e san Giuseppe di Ridolfi e la Preghiera di Gesù nell’orto del Getsemani di Alessandro Bonvicino detto il Moretto. 

Accanto ai dipinti figurano preziosi fogli grafici cinquecenteschi e seicenteschi, come la Strage dei figli di Niobe di Pirro Ligorio, gli Studi di aquile di Giovanni da Udine e il Giovane gentiluomo attribuito a Étienne Dumonstier, provenienti da importanti collezioni di Firenze, Udine, Conegliano e Tivoli. 

Un piccolo dipinto che apre un grande racconto 

Una tavola del XV Secolo con San Sebastiano e San Rocco, opera anonima di formato ridotto ma di intensa spiritualità, introduce con efficacia il tema della devozione domestica. L’iconografia tardo-gotica — corpi allungati, gesti misurati, fondo scuro — esprime un sentimento religioso raccolto e profondo. I due santi, simboli di protezione e intercessione, evocano timori e speranze di un’epoca segnata dalla peste. Non è soltanto un preludio: è una dichiarazione d’intenti che richiama fin dalle prime battute il valore della fede vissuta nelle case e nelle confraternite. 

Il ritmo del percorso espositivo 

L’allestimento è nel complesso equilibrato e suggestivo, capace di offrire una lettura evocativa dell’insieme. Talvolta il legame narrativo tra le sezioni si attenua, complice l’eterogeneità dei prestiti privati, che talvolta rende meno immediata la percezione del tema dell’“ibridazione”. Le didascalie, pur puntuali, avrebbero potuto esplicitare meglio tale asse interpretativo. Si tratta comunque di una sfumatura che non incide sulla qualità complessiva del percorso. L’uso del blu e dell’azzurro per isolare alcuni dipinti risulta meno efficace nell’esaltare la luminosità tonale delle opere di Ridolfi, introducendo talvolta una distanza percettiva non del tutto coerente con il carattere delle tele. 

Un invito a riscoprire la ricchezza nascosta 

La rassegna offre l’occasione di riflettere sulla pluralità delle forme attraverso cui fede e cultura figurativa si sono espresse nel territorio marchigiano. Non punta sull’effetto scenografico, ma sulla capacità delle immagini di parlare alla sensibilità del visitatore: icone grandi e piccole, nate per chiese, oratori o case private, accomunate da un medesimo respiro spirituale. Il patrimonio, pubblico e privato, emerge così come una memoria viva, da custodire e condividere. 

Mirabilia Marche: un laboratorio di museografia contemporanea 

L’esposizione presenta quaranta opere, mettendo in relazione i dipinti di Ridolfi conservati nella Raccolta d’Arte Civica di Corinaldo e nelle chiese cittadine con lavori provenienti da collezioni private affini per contesto culturale e cronologico. Il curatore Andrea Bruciati sottolinea come Mirabilia Marche non sia una semplice mostra temporanea, ma un dispositivo critico e progettuale volto a ripensare ruolo e configurazione dello spazio museale contemporaneo. L’iniziativa restituisce centralità a Ridolfi in un processo più ampio di rivalutazione storiografica e di riattivazione del patrimonio locale, sperimentando nuove forme di valorizzazione fondate sull’interazione fra collezioni permanenti, pratiche temporanee e memoria collettiva. 

La rassegna assume così la forma di un laboratorio metodologico, parte integrante del modello del “museo diffuso”, cifra caratteristica del paesaggio culturale italiano. È un passo significativo verso il rinnovamento della Pinacoteca e verso una più ampia consapevolezza del ruolo svolto nei secoli dal collezionismo privato nei territori della Marca. Non soltanto un’esposizione, dunque, ma un vero riallestimento critico che riaccende l’interesse per un artista come Ridolfi, cui non si dedicava una mostra da trent’anni. 

Andrea Carnevali 

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Andrea Carnevali

Andrea Carnevali

Andrea Carnevali è nato e vive a Ancona. Si è laureato in Lettere moderne a Urbino e ha conseguito un Master in Nuove Metodiche Didattiche nello stesso ateneo. Ha conseguito il corso di specializzazione biennale in Storia delle tecniche artistiche:…

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