Il restauro di Banksy a Venezia è il sintomo delle patologie che affliggono lo Stato 

L’atteggiamento iperprotettivo assunto nei confronti di “The Migrant Child” nella città lagunare sicuramente deve far riflettere in quanto sintomo di un’amministrazione più attenta al restauro che alla produzione artistica e culturale

Si apprende dalla stampa che è stato portato a termine il restauro di The Migrant Child, che Banksy ha realizzato in uno dei luoghi più belli della città di Venezia. L’opera, come noto probabilmente a tutti, raffigura un bambino che ha nel braccio alzato un razzo di segnalazione da cui fuoriesce l’inconfondibile scia rossa, ed è stata posta ad altezza d’acqua, in uno degli esempi meglio riusciti di integrazione tra riflessione sociale, ambientale ma anche mediatica, intellettiva e mnestica, con l’acqua destinata a corrodere, poco alla volta, l’opera che proprio per questa ragione era stata posizionata in quel luogo. 

Le vicende di cronaca legate al restauro dell’opera di Banksy a Venezia 

Altrettanto note le vicende di cronaca: l’appello dell’allora sottosegretario Vittorio Sgarbi, la risposta di Banca Ifis che ha acquistato l’immobile su cui insisteva l’opera, le dichiarazioni di Sgarbi che, di fronte a questo tipo di intervento, ha sottolineato che trattandosi di un’opera illegale il Ministero poteva disporne ex-lege. 

È chiaro che le opere di colui che ha trasformato i graffiti in street-art ovvero in arte contemporanea meritino una certa attenzione, e lo è altrettanto che, ove necessario, si possa anche intervenire a loro tutela (come accade a Napoli, ad esempio, dove sono stati gli stessi cittadini a intervenire per proteggere la sua Madonna nell’area del centro storico). 

La distruzione dell’opera di Banksy a Venezia come parte del processo creativo 

In questo caso, però, non può non emergere il sospetto che la progressiva distruzione dell’opera potesse essere parte dell’intero intervento artistico. Soprattutto perché non sarebbe la prima volta che Banksy (persona o brand che sia) intraprende interventi che prevedono opere che si autodistruggono. Questa constatazione, quindi, trasferisce la riflessione dalla cronaca (la rimozione e il restauro) ad un aspetto culturale più ampio e, perché no, ad una lieve nota polemica. 

La tutela di “The Migrant Child” come un atto eccessivamente prudenziale 

Impossibile infatti non pensare che questa volontà di tutelare ad ogni costo di un’opera concepita per essere distrutta rifletta un atteggiamento estremamente prudenziale, in qualche modo associabile anche alla percezione (non del tutto veritiera) di scarsa produzione contemporanea.  
Detto in altri termini: se ho cento Banksy sulle strade, anche se si chiamano con altri nomi, posso accettare che The Migrant Child segua il suo corso; ma se invece ho la percezione che questa produzione latiti, allora risulterà impellente l’urgenza di proteggere l’opera dal suo destino. 

Riflessione che, posta in questo modo, apre un’altra parentesi fondamentale, perché un atteggiamento così conservativo ben si sposa con determinate età della vita, che non sono né l’infanzia, né l’adolescenza, né la gioventù. 

L’attitudine iperprotettiva: sintomo di una serie di patologie che affliggono la nostra res publica 

Nel restauro di Banksy, quindi, non si può non vedere una attitudine iperprotettiva che caratterizza una popolazione più attenta al restauro che alla produzione, e un po’ avanti con gli anni, rendendo tale episodio un sintomo esemplare di una serie di patologie che affliggono la nostra vita pubblica. 

Una patologia che, tuttavia, non pare colpire in modo “lineare”, perché non sempre l’urgenza di restaurare trova così rapidamente fondi, per lo più privati, grazie ai quali poter tutelare la cultura. 

Stefano Monti  

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Stefano Monti

Stefano Monti

Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di…

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