Alice Neel, la collezionista di anime. La grande artista in mostra a Torino 

Prima retrospettiva italiana per questa importante artista americana. Oltre 60 opere raccontano l’amore, i cicli della vita, la morte e il dolore celebrando la grande pittrice a 41 anni dalla sua morte

Sono trascorsi 125 anni dalla nascita dell’artista americana Alice Neel (Merion Square – oggi Gladwyne -, Pennsylvania, 1900 – New York, 1984) e la Pinacoteca Agnelli di Torino apre la prima retrospettiva italiana a lei dedicata, seguendo sparute, seppur importanti mostre europee, al Guggenheim di Bilbao e al Centre Pompidou di Parigi e At Home: Alice Neel in the Queer World da David Zwirner a Los Angeles (2024). Ripercorrendo con 60 opere e in sei capitoli la sua carriera dagli esordi fino agli ultimi anni della sua vita, l’esposizione negli spazi del Lingotto racconta la vicenda artistica personale di Neel, lasciandone percepire l’influenza sui movimenti femministi a seguire, tanto da dare il nome di battaglia a una delle Guerrilla girls, come raccontato da Artribune in questa intervista

Alice Neel, Pregnant Julie and Algis, 1967
Oil on canvas, 106.7 × 162.6 cm
Alice Neel, Pregnant Julie and Algis, 1967 Oil on canvas, 106.7 × 162.6 cm

La mostra alla Pinacoteca Agnelli 

A curare il progetto sono Sarah Cosulich, direttrice dell’istituzione, e Pietro Rigolo, Responsabile della Collezione e Capo Curatore della Pinacoteca, autore, tra gli altri, del saggio La Mamma dedicato alla mostra dei sogni mai realizzata da Harald Szeemann sulla maternità. Tema che interviene in maniera importante anche nell’opera di Neel. Per aspera ad astra, l’artista proviene dalla middle class americana, crescendo nella Pennsylvania rurale poco distante da Philadelphia. Nella sua pittura radicalmente figurativa, contro tendenza rispetto ai tempi in cui dominano astrazione ed espressione, c’è l’America, c’è la provincia, ma c’è anche tutto il mondo che ruota attorno alla sua biografia lunga eppur tormentata dalla povertà, dai lutti, da una condizione psicologica precaria, i tentativi di suicidio, il rapporto complesso con la figlia Isabetta, il coinvolgimento con il Partito Comunista e il maccartismo. Non è un caso che i curatori della mostra la definiscono “collezionista di anime” nell’indagare le centinaia di dipinti realizzati in quasi 60 anni di carriera. Come Diane Arbus in fotografia, infatti, Neel ritrae figli, amici, amanti, le persone che incontra e che vive, in un universo popolato e popolare che segna il passaggio di un’epoca intersecata dalla Grande depressione e dai suoi postumi, dalle Guerre e poi ancora dal boom e dalla Guerra Fredda, fino ai movimenti di liberazione, al Vietnam e all’epidemia da HIV/AIDS.  

Alice Neel, una epopea americana 

Questa epopea americana emerge con grande prepotenza dalle opere di Neel, che non fu un’artista militante stricto sensu nel movimento femminista, ma una osservatrice della realtà nelle sue forme, partecipando alla vita con uno sguardo totalmente privo di giudizio e celebrandone la complessità. E questo nella esposizione torinese si vede molto bene, insieme alla maestria con cui l’artista domina il mezzo pittorico, in un esercizio ininterrotto che rende l’arte la vera costante di una vita costellata da dolori, nonostante l’isolamento e l’assenza di un riconoscimento reale in vita nel settore. Ed è per questo che le esposizioni a lei dedicate, non ultima quella italiana, assumono ulteriore valore, nell’offrire la possibilità di uno sguardo complessivo sulla sua opera, i temi, lo stile. A Torino il percorso segue una matrice cronologica e tematica, raccontando gli inizi dell’artista – non ultimo il periodo cubano con il marito Carlos Enriquez – e il suo interesse per la figura umana tra gli anni Venti e Trenta, seguendo poi l’interesse dell’artista per i cicli della vita nelle opere che documentano il periodo trascorso nella parte spagnola di Harlem a New York e la sua capacità di fissare su tela corpi e anime tra maternità, infanzia, vecchiaia e morte – tra tutti il ritratto del padre Dead father, subito dopo il suo funerale. 

Alice Neel, Ginny in Blue Shirt, 1969
Oil on canvas, 121.9 × 61 cm
Alice Neel, Ginny in Blue Shirt, 1969 Oil on canvas, 121.9 × 61 cm

La pittura di Alice Neel 

“Rivoluzionaria nel suo stile pittorico tra realismo, espressionismo e simbolismo”, scrivono i curatori nel testo in catalogo, “e con un’ostinata convinzione nel valore della rappresentazione della verità, Neel rende la figura umana protagonista, raccontandone le vulnerabilità, la profondità esistenziale, i complessi stati psicologici e le molte contraddizioni”. Strazianti gli sketches dal Suicidal Ward (1931) o l’autoritratto come teschio (1958), con lo sguardo perso nella vita. Ma ci sono anche giovani donne guardano il visitatore fisso negli occhi, altre si perdono in un bicchiere di vino come ne L’Assenzio di Degas, il figlio Hartley regge con tenerezza un gattino (1969), il figlio Richard ti guarda spavaldo nell’era delle corporation (1979), con l’abito giusto nel periodo più rampante. Ma ci sono anche le nature morte, i soggetti del mondo animale che partecipano al ciclo della vita e all’universo dell’artista. 

I soggetti di Alice Neel 

Alice Neel racconta l’amore (Pregnant Julie and Algis, 1967), la gravidanza, (Pregnant Bette Homitzky, 1968), la famiglia, (Ginny and Elizabeth, 1975), fa spogliare i suoi soggetti anche quando questi non se l’aspettano, in un gioco tra riguardato e riguardante. Parla di liberazione sessuale, di corpo – in questo straordinario è il ritratto dell’attivista e artista queer ex pornostar Annie Sprinkle (1982), un quadro realizzato ad 82 anni e a due anni dalla morte che racconta con affascinante freschezza la pittura di una grande artista e di una donna libera-. In una altalena complessa tra salti nel vuoto e rinascite, fino alla più grande vittoria, in una storia di dolori, sconfitte, risalite e discese: arrivare a fine percorso, con un’opera che ha conservato intatto il suo valore crescendo fino all’ultimo giorno e andarsene circondata dall’amore di una grande famiglia. 

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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