Apre a Firenze HZERO. Un museo per il plastico ferroviario di San Giuliano

Con il museo del trenino si rafforza il distretto culturale di Santa Maria Novella, che conta già, tra gli altri, il museo del profumo, il Museo Novecento e la Basilica. Un plastico inedito nel suo genere

Il museo Hzero
Il museo Hzero

Inaugura a Firenze il museo HZERO, il Museo del trenino che ospita il gigantesco plastico creato dal marchese Giuseppe Paternò Castello di San Giuliano. Un percorso ferroviario immaginario tra casette in stile tedesco, finte Dolomiti, il mare dell’Isola d’Elba, porti e aree agricole in una sorta di Europa in miniatura al massimo livello di dettaglio. Il modellino sarà esposto e operativo a partire dal 28 maggio 2022 nell’ex Cinema Ariston di Firenze. Il figlio dell’ideatore, Giuliano Diego Paternò, ricorda l’impresa del padre cominciata 45 anni fa nella casa di famiglia. Il plastico occupava inizialmente la biblioteca per poi essere spostato in campagna, a Figline Valdarno, e successivamente a Scandicci. “Negli anni”, racconta Diego, “mio padre si è reso conto della portata di ciò che stava creando, l’intento narrativo era importante. Il plastico doveva essere fruibile da tutti. Il modellista desidera infatti trasmettere agli altri la stessa passione. È nato quindi il desiderio di aprire al grande pubblico e spostarlo a Firenze per farne dono alla città che l’aveva accolto nel 1968 e che gli aveva dato lavoro e amore”.

Il museo Hzero
Il museo Hzero

IL TEAM DEL PLASTICO DEL MUSEO DEL TRENO

Nel 2001 è entrato nel progetto anche Carlo Brandolini D’Adda, esperto modellista che condividendo con Giuseppe la medesima passione ha unito con questi le forze per creare un impianto incredibile, aggiornandolo passo, passo anche sul versante tecnologico. Le miniature si ispirano ai modellini tedeschi, per questo motivo ai bivi i treni girano a destra e non a sinistra sulle rotaie. “Il plastico”, racconta Alberto Salvadori, curatore d’arte contemporanea ma qui project manager del museo, “mette insieme una maturità progettuale sofisticata e la dimensione immaginifica, “il sogno” ossia la capacità di lasciarsi trasportare. Non vediamo la complessità tecnologica ma comprendiamo come si possa essere estremamente seri giocando. Il treno accende mille suggestioni è simbolo di una modernità remota, nata 150 anni fa. Il treno è il cinema, è viaggiare, coltivare il passato, alimentare l’aspettativa del futuro. Nella metà degli anni Ottanta l’interrail risultava una scoperta straordinaria, non esisteva Ryanair. Nel treno convergono dei convogli di storia determinanti ma anche episodi quotidiani”.

Museo Novecento Firenze
Museo Novecento Firenze

IL PLASTICO E LE SUE PECULIARITÀ

La fissità del paesaggio è stata inoltre posta in dialogo con un elemento dinamico: la articolara video installazione che circonda il plastico. Un team di illustratrici ha creato migliaia di tavole animate insieme a Karmachina, gruppo milanese fondato da Rino Stefano Tagliafierro, Paolo Ranieri e Vinicio Bordin che spiega: “Volevamo ottenere un effetto artigianale delle immagini digitali, speculare all’aspetto artigianale del plastico. L’esperienza parte da un’alba in primavera e nei 35 minuti si trasforma seguendo le 4 stagioni, tutte le fasi del giorno e le declinazioni del paesaggio. Dalla montagna si va verso la campagna e verso il mare, si arriva in pieno giorno in città e così via… infine la notte albeggia su un bosco di colori fluo, in uno scenario lisergico con abeti violacei”. Il tutto è stato poi sonorizzato dall’eccellenza fiorentina Tempo Reale. Il museo prevede inoltre la collaborazione con Fondazione Ferrovie dello Stato che sta lavorando sulla memoria e sull’archivio, tramite la selezione di una serie di cinegiornali. Il plastico di contraddistingue inoltre per tecnologia sofisticata: dal punto di vista dell’impiantistica, Panasonic ha fornito in anteprima proiettori ancora non in commercio. C’è anche una sala di regia che ha un sistema speculare a quello ferroviario con tanto di orari, stop and go…

Courtesy HZERO. L’impresa ferroviaria in miniatura. Ph. Juri Ciani
Courtesy HZERO. L’impresa ferroviaria in miniatura. Ph. Juri Ciani

IL DISTRETTO CULTURALE DI SANTA MARIA NOVELLA

“Il nuovo Museo del trenino di Firenze”, spiega il Sindaco Dario Nardella, raggiunto da Artribune, “è un luogo di storia e di magia come non ne ho mai visti in altre parti dell’Italia. Entrare in questo luogo significa davvero fare un viaggio nella fantasia, immedesimarsi in uno dei tanti personaggi nei bellissimi treni di ogni epoca recente riprodotto e funzionanti lungo i binari di uno dei più grandi plastici d’Europa. Un intreccio di stazioni, binari, ponti, gallerie. Ognuno di questi percorsi vi porterà verso destinazioni che sceglierete voi con la fantasia, lasciandoci sorprendere e stupire dalla maestria artigiana di chi lo ha creato e la passione di chi lo ha ideato, come foste bambini. Come direbbe Pascoli, in questo museo torna il “fanciullino che è in noi”. Con la nascita di Hzero, inoltre, si aggiunge un tassello in più a quello che ormai si sta configurando come un vero e proprio distretto culturale di Santa Maria Novella a Firenze, forte di importanti presenze con un ruolo fondamentale in città. Ne è consapevole il Sindaco, che commenta: “la collocazione di questo nuovo museo non è affatto casuale. Esso nasce dove prima esisteva un vecchio cinema, chiuso e abbandonato da venti anni, e si inserisce nel complesso architettonico delle Leopoldine dove si trova il Museo Novecento. Ma soprattutto costituisce un ponte storico con la stazione di Michelucci di Santa Maria Novella. Alle porte d’ingresso della Stazione ferroviaria si dispiega un polo culturale con un’offerta plurale e unica: dal complesso monumentale di Santa Maria Novella, alla Chiesa, al Museo Novecento, al Museo del Profumo Santa Maria Novella, fino al Museo del Trenino. Promuoveremo delle importanti sinergie perché questo distretto della cultura che già oggi può contare su un flusso turistico di più di un milione di visitatori all’anno abbia una sua identità e possa essere sviluppato con intelligenza e lungimiranza”.

-Giorgia Basili

https://www.hzero.com

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.