Riapre a Marlia la Villa Reale. La curiosa storia torna alla luce dopo anni di abbandono

È la villa dove Niccolò Paganini deliziò con il suo violino Elisa Bonaparte, e dove Salvador Dalì, amico dei conti Pecci-Blunt, veniva per godersi una nuotata nella piscina liberty riscaldata. Ecco la storia

Villa Reale di Marlia. Photo PGMEDIA
Villa Reale di Marlia. Photo PGMEDIA

Dopo anni di abbandono, riapre al pubblico il complesso della Villa Reale di Marlia, immerso in un parco di 16 ettari nella campagna lucchese. Viene così restituito alla collettività un gioiello del paesaggio italiano, perfetto connubio fra natura e architettura, nonché museo napoleonico fra i più belli d’Europa.

Il salone della Villa Reale. Photo PGMEDIA
Il salone della Villa Reale. Photo PGMEDIA

UNA STORIA PRESTIGIOSA

Quella che nell’Alto Medioevo era una fortezza militare longobarda del Ducato di Tuscia, divenne, con la ripresa della vita urbana ed economica del XIV Secolo, la dimora di ricchi banchieri e mercanti della seta della Repubblica di Lucca, l’unica che in Toscana riuscì a tenere testa al dominio fiorentino. Di quei tempi eroici e quasi leggendari resta solo il ricordo, poiché l’antica struttura medievale fu demolita alla metà del Seicento dalla famiglia Orsetti, per ricostruire una villa tardorinascimentale, con la facciata ornata di bugnato. Quello che era un aspetto ancora sostanzialmente “grifagno”, tipico della toscana antica, fu sensibilmente ingentilito dalla più nobile fra gli inquilini che la villa abbia avuto: Elisa Bonaparte-Baciocchi, Duchessa di Lucca, che prese possesso della villa nel 1806 ridisegnandola in stile neoclassico. E la sua figura leggiadra aleggia ancora nelle sale che l’accolsero per tanti anni, ritemprandone lo spirito con l’eleganza degli arredi, la raffinatezza delle decorazioni (ricorrente il motivo della lira, essendo la Duchessa un’appassionata musicista che amava intrattenersi con Paganini, più volte ospite nella Villa), gli affacci sullo splendido parco. Degni di nota la camera da letto di Elisa, con il letto “imperiale” decorato con motivo dell’antico Egitto in foglia d’oro, e la sala da bagno, con la vasca in marmo e la rubinetteria in bronzo finemente cesellato a riprodurre figure zoomorfe. Gli architetti Pierre-Théodore Bienaimé e Giuseppe Marchelli disegnarono questi ambienti cui Elisa impose un tocco di femminilità, e che oggi si offrono ai visitatori in tutto il loro splendore, grazie all’accurato restauro effettuato da maestranze locali che hanno svolto un’opera di certosina abilità: il risultato non è un freddo museo di un’epoca passata, ma un ambiente vivo capace di trasmettere il calore di una vita fastosa e raffinata, che si sovrappone a quelle degli ultimi proprietari, i conti Pecci-Blunt, che nel 1923, dopo vari passaggi di proprietà, acquistarono e restaurarono la villa riportandovi, con una lunga ricerca fra gli antiquari, mobili e oggetti d’arte del primo Ottocento. Oggi, grazie anche alla consulenza per la ricostruzione storica degli ambienti prestata dall’Associazione Napoleone ed Elisa: da Parigi alla Toscana, il tempo si è fermato alla memoria imperiale di Elisa. 

La camera di Elisa. Photo PGMEDIA
La camera di Elisa. Photo PGMEDIA

UN TEATRO EN PLEIN AIR

La Villa Reale è il più prestigioso di un complesso di tre ville, due palazzine neoclassiche, due cappelle, la limonaia, e vari fabbricati di servizio, immersi in un parco di sedici ettari. Fra le costruzioni, la Palazzina dell’Orologio prende il nome dall’orologio a sei ore (come quello della Torre del Mangia a Siena) che troneggia sulla scenografica facciata tardorinascimentale; ospitava i locali della servitù e le cucine, ed è collegata alla Villa Reale da un corridoio sotterraneo da cui passavano maggiordomi e camerieri per portare le vivande nella sala da pranzo padronale. Suggestive le due cappelle: quella ortodossa (non ancora visitabile all’interno) e quella di San Francesco Saverio, che accoglie i sepolcri dei Borbone-Capua (su concessione di Vittorio Emanuele II) e della famiglia Pecci-Blunt. Un luogo dove la memoria si salda con la sacralità, e impreziosito da marmi e affreschi. All’altro capo del parco, la Villa del Vescovo – edifico cinquecentesco sorto sui resti del castello medievale dei vescovi lucchesi – che fu acquistata da Elisa Bonaparte assieme ai suoi terreni, utilizzati per realizzare il giardino all’inglese voluto dalla Duchessa. E i sedici ettari di parco, nei loro vari stili, contraddistinti da colori, forme e profumi, costituiscono un teatro di tronchi, foglie, petali, grotte, cascate d’acqua, che incantano il visitatore con le scenografie che creano ad ogni angolo; passo dopo passo si scoprono il teatro d’acqua, una scenografica, barocca cascata dirimpetto alla Villa Reale; il teatro di verzura, il più antico del genere in Europa; la grotta di Pan, sull’esempio di quella del Buontalenti per il Giardino di Boboli; il giardino spagnolo, ispirato a quelli moreschi dell’Alhambra. La parte di parco “addomesticata” dall’uomo convive con quella, più romantica e selvaggia, in stile inglese, voluta da Elisa, che vi introdusse anche le camelie, facendosele mandare da Caserta; ad oggi ce ne sono 40 specie, distribuite in 67 piante, e nel mese di marzo la loro fioritura regala sensazioni uniche di colori e profumi. Con i conti Pecci-Blunt il parco si arricchì di un’area sportiva: un campo da tennis in terra battuta, e la spettacolare piscina in stile Liberty, che tanto piaceva a Salvador Dalì, amico di famiglia e habitué del salotto artistico-letterario che fra gli anni Venti e la Seconda Guerra Mondiale animò la Villa. 

Villa dell’ Orologio. Photo PGMEDIA
Villa dell’ Orologio. Photo PGMEDIA

UN PRESENTE AMBIZIOSO

Salvata da un immeritato oblio da un mecenate svizzero, la Villa, con il suo splendido parco e gli altri edifici che la circondano, costituisce uno degli angoli nascosti e preziosi della Toscana del passato, quella della nobiltà e del buon vivere, la cui affascinante storia può essere riscoperta aggirandosi fra sale e sentieri, alberi secolari e raffinate suppellettili, scorci scenografici che fanno bene allo sguardo e allo spirito. A Marlia si comprende cosa sia quel concetto architettonico e umanistico che fu la villa toscana, luogo di piaceri ma anche di incontro con l’armonia della natura, che in ogni stagione fa da sfondo alla vita quotidiana con i suoi colori. Nella concezione della nuova proprietà, la Villa Reale non sarà soltanto un museo, ma un luogo dove conservare la storia e produrre cultura: fra i progetti per il futuro, infatti, una scuola di restauro all’interno della Villa, per contribuire alla salvaguardia del patrimonio artistico toscano; ma anche un programma di mostre d’arte, da affiancarsi ai concerti di musica classica che, in terra pucciniana, già si tengono con grande concorso di pubblico. 

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.