Ultimi giorni per guardare, alla Galleria Nazionale di Roma, l’importante mostra dedicata a Vanni Scheiwiller, uomo curioso che ha rivoluzionato il modo di fare e pensare l’editoria.

Sin da quando, giovanissimo, prende le redini delle edizioni All’Insegna del Pesce d’Oro fondate dal padre Giovanni nel 1951, Vanni Scheiwiller (Milano, 1934-1999) non ha smesso di fare libri e di viaggiare: “Vivendo sulla rete ferroviaria, / che mi troviate a casa tanto dubito, / che ho scritto sulla porta torno subito, / uscito un momentino a prender l’aria”, aveva scritto Camillo Sbarbaro in un Improvviso per Vanni Scheiwiller.
Con la mostra Vanni Scheiwiller e l’arte da Wildt a Melotti, curata da Peppino Appella e Laura Novati, la Galleria Nazionale celebra, a vent’anni dalla scomparsa, l’instancabile percorso di quest’uomo curioso, di questa figura considerata tra le più attente nel campo dell’editoria nazionale e, di certo, tra le più interessanti del Novecento, tra le più intuitive e innovative. Capace di cogliere il fiore più puro della poesia, la bava di colore che caratterizza il pittore o lo sguardo plasmante dell’artista che lotta con la materia (dello scultore come Melotti, amico come Baj, come Morellet, come Galli, come Piero Manzoni di cui pubblica nel 1962 le 8 tavole di accertamento con una Prefazione di Vincenzo Agnetti) o anche di  impegnarsi nel campo della critica d’arte e letteraria, del giornalismo e della curatela, Scheiwiller è “lettore modesto ma appassionato”, così si è definito nelle Riflessioni di un “piccolo” editore, di un “bibliofilo sfrenato” che amava la bicicletta quanto i libri: “Su due ruote andava addirittura a trovare in Liguria i poeti amici, come Ezra Pound, uno degli autori che compongono la foto di gruppo del volume ‘All’amico editore’” (a ricordarlo è Roberto Cicala).

Vanni Scheiwiller, Milano, 1987
Vanni Scheiwiller, Milano, 1987

VITA E LEGAMI DI VANNI SCHEIWILLER

Tra le “notizie” che compongono la sua vita sentimentale e culturale, l’incontro con Alina Kalczyńska che diventerà sua moglie (si sposano a Cracovia nel 1980) sua compagna sua complice sua collaboratrice, è cruciale e gli permette di portare in Italia la poesia di Czesław Miłosz (Premio Nobel 1980) e di Wisława Szymborska (Premio Nobel 1996).
Organizzato nelle sale dell’ala Aldovrandi, il percorso sull’officina di questo grande racconto editoriale e di questo ragazzo coraggioso si apre con Le bain (1905) di Picasso e subito dopo incantano una serie di carte dei meilleurs Italiens de Paris: ci sono un Nudo femminile seduto verso destra (1914) di Modigliani, alcuni preziosi lavori di de Chirico (tra questi Il ritorno del figliol prodigo, 1929) e Mio padre era un centauro (1949) di Savinio. Nella stessa sala, la prima, sono presenti anche i protagonisti della Scuola di via Cavour e alcuni futuristi tra cui Arnaldo Ginna e un irraggiungibile Ivo Pannaggi che – accanto a una nutrita serie di pubblicazioni come Piccola antologia di poeti futuristi (1958), Poeti del secondo futurismo italiano (1973), Poeti futuristi dadaisti e modernisti in Italia (1974), Fillia (1976) – testimoniano il vivo interesse di Scheiwiller per la prima avanguardia storica europea. Varcata la soglia della prima sala dove è presente anche l’indimenticabile volumetto (18 poesie, 1936) di Leonardo Sinisgalli, troviamo via via gli amici, il rapporto tra Giovanni e Vanni, carte, documenti e opere. Una saletta interamente dedicata ad Adolfo Wildt, nonno di Scheiwiller e maestro di Melotti, cattura per quel magnetismo tragico e composto dei corpi. L’anima e la sua veste (1916) o la Luce (1920) sono due marmi accecanti dove la soglia dell’astrazione è talmente compressa, nella volutamente distratta e malinconica levigazione dei volti, da essere lasciata verso l’esterno, come aria circostante.

Adolfo Wildt, L’anima e la sua veste, 1916. Collezione Vanni e Alina Scheiwiller, Milano
Adolfo Wildt, L’anima e la sua veste, 1916. Collezione Vanni e Alina Scheiwiller, Milano

AMICI E ARTISTI

Dopo il corridoio, troviamo Assadour, Bice Lazzari, Giulia Napoleone, Roman Opałka, Tancredi Parmeggiani, Ruggero Savinio, Guido Strazza e altri, una saletta è interamente dedicata a Fausto Melotti (qui basta citare uno per tutti il Teatrino per Scheiwiller, 1962) e precede l’ultimo ambiente dove ad accogliere lo spettatore sono opere e libri e stampe di Fontana, di Burri, di Consagra, di Castellani, di Emilio Vedova, di Kengiro Azuma e di quella cultura degli Anni Sessanta e Settanta che ha reso l’Italia il centro del dibattito internazionale (non dimentichiamo che se l’Ottocento è francese il Novecento è italiano).
In una teca emozionano Lezione di fisica (1964) di Elio Pagliarani, Il sasso appeso (1961) e gli Altri procedimenti (1965) di Nanni Balestrini, Pelle d’asino (1964) di Giuliani e Pagliarini, La scoperta del cerchio (1964) o i Teoremi dell’arte (1961) di Bruno Munari, il romanzo Obsoleto (1968) di Vincenzo Agnetti.
Gentile lettore, anche se oggi i libri Scheiwiller si trovano in libreria più facilmente, la mia casa editrice vuole mantenere un rapporto personale con i suoi lettori. Per questo formulo anno per anno per gli amici vecchi e nuovi dei libri Scheiwiller una proposta relativa ai programmi editoriali (i librai ne sono a conoscenza), che prevede l’invio diretto dei volumi e un dono esclusivo e personalizzato. Se vuole saperne di più, può inviarmi compilata questa cartolina”, si legge in una sua lettera inserita all’interno dei volumi degli Anni Ottanta, testimonianza chiara di una persona speciale.

Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoVanni Scheiwiller e l’arte da Wildt a Melotti
Vernissage17/10/2019 ore 19
Duratadal 17/10/2019 al 17/11/2019
Generedocumentaria
Spazio espositivoLA GALLERIA NAZIONALE
IndirizzoViale delle Belle Arti 131 — 00197 - Roma - Lazio
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.