Bernardo Bertolucci, la pittura e il cinema. I ricordi di Francesco Barilli

Il regista e pittore Francesco Barilli ripercorre la sua esistenza intrecciandola a quella della propria famiglia e ai Bertolucci. Amici e compagni di viaggio. Esponenti delle due famiglie ‘creative’ di Parma. Lui, Barilli, che interpretò Fabrizio – che rappresentava proprio Bertolucci – in quel “Prima della Rivoluzione” che fu per entrambi film seminale. Era il 1964, 55 anni fa.

Francesco Barilli, Collage, 2017
Francesco Barilli, Collage, 2017

Ciao Bernardo, buon viaggio.
Sicuramente starai preparando la sceneggiatura sulla vita di San Pietro.

Sono stato molto male per la morte di Bernardo.
È come se avessi perso un pezzo della mia vita; voglio ricordarmelo vivo, forte e pieno di talento.
Tanti ricordi vividi, in bianco e nero.
Siamo nel 1958, nella luce abbagliante di maggio, sul ponte Verdi a Parma incontravo Bernardo, a volte con suo padre Attilio.
Bernardo, elegante e fiero, indossava pantaloni color nocciola e una camicia di lino rosa.
Parlavamo di cinema, di pittura, di pettegolezzi parmigiani, aveva già scritto Prima della rivoluzione.
I Bertolucci erano poeti, scrittori, Giuseppe aveva i pantaloni corti e dipingeva strani quadri molto intellettuali.
I Barilli erano tutti pittori, scrittori e musicisti, i Bertolucci e i Barilli erano le due famiglie artistiche della città.
Ci trovavamo al Piccolo teatro, un piccolo cinematografo gestito da un prete, don Saccani.
Eravamo io, Bernardo, Giuseppe, il cugino Giovanni Bertolucci che poi diventò un grande produttore.
Don Saccani teneva vere e proprie lezioni di cinema, una settimana ci parlava del cinema noir francese, poi del cinema americano, infine del cinema Italiano.
Eravamo molto giovani, è stata la nostra università cinematografica.
Io amavo il cinema, ma soprattutto la pittura. Allora dipingevo molto, ero una promessa per la mia città.
Ero un vero pittore, a tutti gli effetti.
Questa nostra conoscenza e frequentazione ha fatto sì che Bernardo mi offrisse di recitare come protagonista nel suo secondo film, Prima della rivoluzione, oggi un film di culto nel mondo.

Francesco Barilli, Cinematografo, 2015
Francesco Barilli, Cinematografo, 2015

Allora avevo vent’anni, Bernardo ventitré, Vittorio Storaro ne aveva venticinque, ed eravamo tutti giovani e pronti a partire per Roma.
Dopo tanti anni di amicizia l’ho intervistato per un documentario su Parma e il cinema, Poltrone rosse, un filmato che è stato scelto al Festival di Venezia e candidato ai Nastri d’Argento.
Ho seguito la sua carriera, ho visto tutti i suoi film e dopo tanto tempo l’ho intervistato.
È stato bello, commovente e molto interessante.
Mi dicono che è la più bella intervista a Bernardo.
Mi ha raccontato della sua infanzia, di suo padre, dell’incontro con Pasolini, del perché ha fatto cinema: Parma voleva dire, per noi, cinema, cinema e ancora cinema.
Giovanni Bertolucci, cugino di Bernardo, nel 1973 ha prodotto il mio primo film, Il profumo della signora in nero. Dopo anni ho girato un film scritto da Tonino Guerra, La domenica specialmente e guarda caso uno dei registi era Giuseppe Bertolucci.
Il nostro rapporto con quella famiglia era duraturo.
Quante trame è in grado di tessere il cinema? Un destino nel destino, una vita nella vita.
Arte, e poi ancora Arte.
Intanto mio nonno Latino Barilli dipingeva senza tregua.
Ripercorrendo la mia vita a ritroso nel tentativo di comprendere chi sono, ho scoperto che per conoscere me stesso dovevo capire chi era la mia famiglia, chi era mio nonno.
Tutta la mia Arte viene da lui e da suo padre, il mio bisnonno Cecrope, grande pittore.
Latino Barilli è stato così artista da non rendersi conto della bellezza dei suoi quadri.
Un grande talento, lavorava con passione, gioia e fatica.
Una volta compiuta l’opera, l’abbandonava al suo destino.
Non firmava e non datava, dipingeva immagini stupende sul retro di altre immagini stupende.
La piena del torrente lambisce la casa di Via delle fonderie, la luce fioca e giallastra della sera emana ancora oggi i ricordi, i colori, i racconti memorabili: Cecrope Barilli, il pittore del Re a Roma, i figli Arnaldo Barilli letterato e scrittore, Latino Barilli pittore, Bruno Barilli scrittore e musicista, ognuno con la sua storia, il suo romanzo personale.
Racconti di viaggi: i Balcani, l’Egitto, Parigi, Londra, Vienna e poi l’Africa e Roma, come non potevo fare il pittore! Il regista!
Questi racconti mi hanno accompagnato nella mia adolescenza.

Francesco Barilli, Aspetto una telefonata, 2014
Francesco Barilli, Aspetto una telefonata, 2014

Andavo a curiosare nello studio di mio nonno, lo vedevo là, in piedi, cappello in testa, sigaretta tra le labbra, una mano in tasca mentre dipingeva i suoi quadri, tubetti di colore consumati, i pennelli, le tavolozze macchiate di colori e quell’odore d’acquaragia che ti riempiva le narici, per noi quell’odore era di famiglia.
Dipingeva lento, con eleganza, ma con pennellate precise, sapienti, colte.
Lo spiavo incantato, incuriosito da quel talento.
Mio nonno mi voleva convincere a studiare da commercialista.
E io non capivo che voleva proteggermi dall’essere artista a tutti i costi.
Il mio sguardo vagava negli angoli più bui, il busto di terracotta di mio bisnonno Cecrope mi guardava con severità, strisce di carte giapponesi dipinte a mano ornavano gli archi dello studio, da ogni parete affioravano cavalli dipinti, marine, ritratti, nudi.
In mezzo alla mia stanza, il grande cavalletto di legno scuro.
Dopo aver studiato a Monaco, a Venezia e a Roma era tornato a Parma dai suoi cari.
Ci sono quadri bellissimi che ritraggono i figli piccoli, la moglie Lina che allatta, mio padre piccolo che dorme e poi le splendide marine dipinte durante le lunghe estati in Liguria, Bonassola, Moneglia.
Vestito di bianco, seduto nell’ombra di un ombrellone, dipingeva senza sosta.
Quando s’invecchia si naviga in immagini lontane, fatte di odori, luci e atmosfere.
Aveva ragione mio nonno, dovevo fare il commercialista e invece ho dipinto tutta la vita, per fortuna.
Forse non dovevo fare cinema, avrei dovuto dedicarmi esclusivamente alla pittura.
È andata così.
Il 9 febbraio 2019 inaugurerò una mostra personale, è il lavoro di due anni quello che sarà esposto nella Galleria San Ludovico di Parma, realizzata con l’Assessorato alla Cultura.
La mostra si chiamerà Vagabondo di sogni, non è un’antologica, ma tocco parecchi momenti della mia vita.
Mi piace fare delle mostre divertenti, ma con profondità.
Mi dispiace che non ci saranno i miei amici Bertolucci, mi fa molto effetto il fatto che, Bernardo, Giuseppe, Giovanni e il padre Attilio Bertolucci siano tutti morti e io vivrò di ricordi, stupendi ricordi.

Francesco Barilli

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