L’arte aborigena in mostra a Sydney contro le discriminazioni

Dal Teatro dell’Opera di Sydney al Perth Institute of Contemporary Art, due iniziative che valorizzano al cultura dei nativi australiani e celebrano l’unità nazionale.

Un momento delle proiezioni a Sydney - Ph.Daniel Boud
Un momento delle proiezioni a Sydney - Ph.Daniel Boud

Per sette minuti subito dopo il tramonto, la facciata dell’Opera House di Sydney sarà impreziosita per tutta l’estate dalla proiezione delle opere di cinque artisti aborigeni, che rileggono la storia dell’Australia. Lo spettacolo, il cui titolo Badu Gili, in lingua aborigena significa “luce dell’acqua”, combina musica e immagini per avvicinare alla cultura locale gli 8,2 milioni di visitatori annui dell’Opera, come spiega il curatore Rhoda Roberts. Gli artisti coinvolti sono Jenuarrie (alias Judith Warrie), Frances Belle Parker, Alick Tipoti, Lin Onus e Minnie Pwerle.

IL PERTH INSTITUTE CELEBRA LA FINE DELLE DISCRIMINAZIONI

Il Perth Institute of Contemporary Art celebra invece, fino al 20 agosto, con una mostra la fine delle discriminazioni contro la minoranza aborigena. Esattamente 50 anni fa, il 27 maggio 1967, il governo Holt approvò due emendamenti alla Costituzione, ratificati dal referendum che si tenne in agosto. Gli emendamenti riguardavo gli aborigeni, i quali furono riconosciuti cittadini a tutti gli effetti e si autorizzarono speciali leggi a tutela di questa minoranza. La mostra When the sky fell, curata da Clothilde Bullen, presenta artisti provenienti da differenti comunità indigene che riflettono sui cambiamenti apportati dal referendum: un racconto storico, artistico e sociale, attraverso opere eseguite con le tecniche tradizionali o con quelle più avanzate. Per celebrare l’unità civile australiana.

LA MINORANZA NATIVA NEGLI USA

Diversa è la considerazione di cui godono i Nativi Americani, da circa un secolo confinati nelle riserve, e di fatto relegati al rango di cittadini di serie B. Jimmie Durham (Washington, AK, 1940), con sangue cherokee nelle vene, è un artista ma anche un attivista dell’American Indian Movement, e ha svolto anche attività politica negli anni Settanta, risultando assai scomodo per il governo federale. Al punto che l’artista ha deciso di vivere all’estero, in aperta polemica con uno Stato che lo fa espressamente sentire “cittadino indesiderato”. Nemmeno At the Center of the World, la retrospettiva a lui dedicata dall’Hammer Museum di Los Angeles, curata da Anne Ellegood e chiusa lo scorso 7 maggio, è servita a ricucire un rapporto ormai logorato. L’artista ha, infatti, confermato la sua volontà di vivere all’estero. Nonostante l’abbandono negli anni Ottanta dell’attivismo diretto, la sua coscienza di Nativo non è venuta meno, e il rifiuto di abitare negli USA è un’aperta polemica (nonostante la stampa americana se ne sia ben guardata dal riportarlo) verso la ghettizzazione del suo popolo. Al confronto con l’Australia, gli Stati Uniti hanno ancora molto da imparare.

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.