Escher. Da Milano a Madrid

Palacio de Gaviria, Madrid – fino al 25 giugno 2017. Dopo la tappa milanese, le opere dell’artista olandese sbarcano nella città madrilena. Ospiti di uno dei palazzi più affascinanti della capitale spagnola.

Escher. Exhibition view at Palacio de Gaviria, Madrid 2017
Escher. Exhibition view at Palacio de Gaviria, Madrid 2017

Un palazzo signorile del secolo scorso, nel cuore pulsante della Madrid storica e turistica, rivive grazie all’iniziativa di Arthemisia, impresa italiana specializzata nella produzione e organizzazione di grandi mostre. Il Palacio de Gaviria, situato nella calle del Arenal, a due passi letteralmente da Puerta del Sol, ospita la fortunata esposizione di Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 1898 – Laren, 1972) proveniente da Palazzo Reale a Milano.
Madrid è una città bella e accogliente”, spiega Jole Siena, presidente di Arthemisia Group. “Dopo il successo della mostra di Kandinsky a CentroCentro, che nel 2015 ha registrato circa 200mila visitatori, abbiamo pensato di cercare uno spazio nella capitale spagnola dove portare le nostre proposte espositive. La Spagna è il primo Paese all’estero dove ci stiamo espandendo. Presto arriveremo anche a Berlino”.

ARTE A PALAZZO

Il palazzo del ricco banchiere Manuel Gaviria y Souza fu costruito tra il 1846 e il 1848 dall’architetto Annibale Álvarez Bouquel in stile neo-rinascimentale, ispirandosi per la facciata a Palazzo Farnese di Roma, e fu inaugurato nel 1851 con un gran ballo alla presenza della Regina Isabella II. Lì si disse poi che la regina fosse solita recarsi per incontrare alcuni dei suoi numerosi amanti. Teatro nell’Ottocento di sontuosi ricevimenti nel salone degli specchi, fu a poco a poco abbandonato dagli eredi del banchiere per essere tristemente destinato (fino circa al 2008-09) a discoteca, malgrado la Comunidad di Madrid lo avesse catalogato già nel 1977 tra i beni di interesse culturale.
Dopo il cambio politico dell’amministrazione comunale, che gestisce gli spazi di CentroCentro nel Palazzo di Cibeles, abbiamo cercato altri interlocutori tra i privati”, prosegue Jole Siena. “Questo palazzo, di proprietà degli eredi del Marchese di Gaviria, ci è parso il luogo ideale per le nostre mostre. Il modello di dimora signorile trasformata in spazio espositivo è quello già sperimentato a Palazzo Albergati a Bologna e, in parte, a Palazzo Forti a Verona. Per il momento ci siamo limitati ad affittare le sale del piano nobile, che, con un investimento limitato, abbiamo reso idonee per ospitare le opere di Escher. In futuro prevediamo di occupare magari anche i piani superiori. Per investire ulteriormente nel progetto aspettiamo però di vedere la risposta del pubblico madrileno”.

Escher. Exhibition view at Palacio de Gaviria, Madrid 2017
Escher. Exhibition view at Palacio de Gaviria, Madrid 2017

TRA PASSATO E PRESENTE

Il Palacio de Gaviria è davvero una gioia architettonica del XIX secolo che pochi conoscono e che molti vorrebbero occupare, tra i quali sembra anche il giovane cuoco stellato David Muñoz. Esempio di architettura isabelina, nonostante le numerose modifiche successive, conserva l’originale scalone d’accesso decorato con marchi policromi e affreschi, un patio andaluso del 1919, coperto da un’elegante struttura in ferro e vetrate (all’interno del quale oggi ci sono però dei negozietti che limitano l’incanto dell’ambiente), e nei mille metri quadrati del piano nobile una serie di sale decorate con stucchi, boiserie, grandi specchi e soffitti dipinti da Joaquin Espalter y Rull, in stile storico-romantico e neo-pompeiano.
Per dare risalto alle opere grafiche, per lo più di piccolo formato, di Escher – un personaggio poliedrico, artista sui generis, scienziato, matematico, inventore – Arthemisia ha creato un bel percorso espositivo collocando, tra stanze e stanzette, pareti fittizie dipinte di rosso pompeiano, oltre le quali spunta qua e là il fascino decadente della dimora signorile, tra muri scrostati, tappezzerie antiche e carte da parati polverose. L’impresa italiana ha sfruttato al massimo i diversi ambienti, collocando una sala per la didattica, un fornito bookshop e adibendo a sala video la cappella sconsacrata del palazzo.

LA MOSTRA

In mostra a Madrid, come a Milano, ci sono oltre 200 lavori dell’artista olandese, selezionati da Mark Veldhuysen, della Escher Company, e da Federico Giudiceandrea, collezionista italiano e studioso dell’artista. Tra le opere più interessanti, La Mano con la Sfera che riflette (autoritratto davanti allo specchio concavo alla maniera di Parmigianino), Relatività (la casa delle scale) e il bellissimo I Tre mondi, di una delicatezza infinita.
Ponte d’unione ideale fra Italia, Spagna e Olanda – non solo ma anche perché si ispirò alle forme del paesaggio italiano e alle geometrie della Spagna musulmana –, con il suo rigore matematico e la sua forza inventiva Escher si rivela oggi più che mai artista contemporaneo e visionario. Al pubblico che si appassiona alle sue fantasmagoriche costruzioni e alle sue scoperte scientifiche applicate all’arte della stampa sono dedicati gli spazi didattici posti lungo il percorso della mostra, dove spesso si stuzzica l’ormai irrefrenabile gusto per l’autoritratto con selfie, tecnica che avrebbe senz’altro oggi intrigato lo stesso Escher.

Federica Lonati

Madrid // fino al 25 giugno 2017
Escher
PALACIO DE GAVIRIA
Calle del Arenal 9
www.eschermadrid.com

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.