Il Salone Margherita di Roma è in vendita. Da 5 milioni in su per aggiudicarsi lo storico teatro del varietà
Avamposto del varietà ispirato ai café chantant parigini, il Salone Margherita inizia la sua attività nei primi anni del Novecento e conserva decorazioni e arredi Liberty di pregio. L’immobile, di proprietà di Banca d’Italia, è ora (nuovamente) sul mercato
La fama del Salone Margherita di Roma si deve al grande spettacolo del varietà, importato alla fine dell’Ottocento dalla Francia, sul modello dei café chantant parigini. In pochi sanno, però, che l’immobile di Via dei Due Macelli, non distante da Trinità dei Monti, ospitò in origine la Ditta Francesco Peroni, agli albori del gruppo Birra Peroni. Nel 1864, la ditta fondata a Vigevano vent’anni prima inaugurava una seconda fabbrica di birra a Roma, prima di traslocare nella più nota sede di Porta Pia dove oggi c’è anche il Museo Macro. Nel 1871, lo spazio fu trasformato in cafè chantant: nel 1894, l’immobile sarebbe confluito nelle proprietà della Banca d’Italia, insieme ad altri beni del patrimonio Lazzaroni.
I fratelli Marino e il successo del varietà al Salone Margherita
L’arrivo dei fratelli Marino – noti impresari napoletani cui lo spazio fu affittato a partire dal 1901 – segnò l’effettivo inizio della storia del Salone Margherita, ispirato nel nome e per il cartellone all’omonimo teatro di Napoli, da loro inaugurato nel 1890. Grandi fautori del successo dello spettacolo di varietà, tra vedette e sciantose, i Marino portarono rapidamente la sala romana al successo, replicando l’impresa qualche anno più tardi alla Sala Umberto, di cui assunsero la direzione nel 1928 (oggi, il teatro di via della Mercede, di proprietà del Fondo Dante Comparto Convivio, cerca un nuovo gestore).
In quegli anni il Salone Margherita accolse sul palco i grandi protagonisti della scena teatrale, da Ettore Petrolini a Raffaele Viviani, da Lina Cavalieri alla Bella Otero.
Il Salone Margherita di Roma tra Liberty, Futurismo e tv
Già nel 1908 si era reso necessario un ampliamento degli spazi, che portò alla realizzazione di una galleria e di un nuovo palcoscenico, secondo gli stilemi del Liberty che ancora oggi collocano il teatro tra i più affascinanti esempi del genere. Il 12 ottobre del 1921, il Salone avrebbe accolto anche l’esordio dello spettacolo di varietà futurista ideato da Marinetti, il Teatro della Sorpresa, con la partecipazione di Prampolini, Balla e Depero.
Nel secondo Dopoguerra, il teatro fu trasformato in cinema d’essai, e poi nuovamente riconvertito alla funzione originale. Dal 1972 la sua fortuna – anche televisiva e nazionalpopolare – sarebbe dipesa dai fasti della Compagnia del Bagaglino, fondata da Pier Francesco Pingitore.
Il Salone Margherita è in vendita
Nel 2020, il Salone Margherita ha chiuso per non riaprire più – almeno come teatro, ospitando invece una serie di iniziative aperte al pubblico con accesso libero, dedicate a temi culturali e sociali, come la mostra Opere in Scena del 2021 – e ora Banca d’Italia lo mette in vendita, con base d’asta fissata a 5 milioni di euro. Si tratta, in realtà, dell’ennesimo tentativo di una storia iniziata nel 2010, da quando la storica sala romana è stata inclusa nella lista di immobili non strumentali che Banca d’Italia intende alienare. L’ultima proposta risale al 2017, ma ora, dopo diverse trattative affidate ad advisor immobiliari privati e non andate a buon segno, la procedura sarà gestita internamente dalla banca, come conferma l’avviso di vendita pubblicato su Bankitalia.
Il teatro è tutelato dal Ministero della Cultura per il suo valore storico e artistico, e comprende anche arredi e decorazioni originali, compresa la pensilina Liberty in vetro policromo che segnala l’ingresso principale. All’interno, su 2.500 metri quadri di superficie complessiva, si articolano i diversi ambienti che conservano la destinazione di teatro di varietà e cabaret nella conformazione architettonica degli inizi del Novecento.
Nell’atrio sono presenti una cabina lignea adibita a biglietteria e un angolo caffetteria; al pian terreno si trova la platea con le poltroncine in velluto rosso, mentre la galleria che circonda la sala e si articola in palchetti separati sui lati. Nei foyer comunicanti con la platea e nei palchi della galleria sono ancora presenti tavolini per le consumazioni, tipici del café chantant.
Le manifestazioni d’interesse dovranno pervenire, dopo eventuali sopralluoghi da concordare, entro il 28 aprile 2026, ed entro il mese di giugno Banca d’Italia comunicherà l’esito della valutazione delle proposte, per raccogliere le effettive offerte di acquisto.
Clausola inderogabile è che sia mantenuta la destinazione d’uso ad attività teatrale del Salone Margherita, come si legge nel Decreto ministeriale del 4 febbraio 2019 che autorizzata l’alienazione dell’Immobile su parere della Soprintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma.
Livia Montagnoli
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