La tetralogia dell’anello. L’epico ritorno del Ring di Wagner alla Scala di Milano
Un anello magico che conferisce a chi lo possiede il potere di governare il mondo: con queste premesse sarebbero in molti, ai tempi nostri, a pensare al capolavoro dello scrittore J.R.R. Tolkien. Ma si sbaglierebbero: era stato un altro anello, mezzo secolo prima, a lanciare in Europa e nel mondo il tema del monile leggendario […]
Un anello magico che conferisce a chi lo possiede il potere di governare il mondo: con queste premesse sarebbero in molti, ai tempi nostri, a pensare al capolavoro dello scrittore J.R.R. Tolkien. Ma si sbaglierebbero: era stato un altro anello, mezzo secolo prima, a lanciare in Europa e nel mondo il tema del monile leggendario e dell’epica lotta per aggiudicarselo. Nell’agosto del 1876, come un fulmine nel pieno dell’estate, il ciclo completo dell’Anello del Nibelungo di Richard Wagner venne presentato a Bayreuth. Cambiando la storia della musica, dell’opera e dell’immaginario popolare.

L’anello del Nibelungo
Noto anche con il semplice nome di Tetralogia, Der Ring des Nibelungen è un ciclo di quattro drammi musicali che si svolgono nell’arco di un prologo e di tre giornate: sono L’oro del Reno, La Valchiria, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei. Profondamente radicata nella mitologia nordica, la trama ruota attorno all’anello forgiato dal nano nibelungo Alberich dall’oro rubato dalle Figlie del fiume Reno. Sottratto da Wotan, capo degli dei, l’anello viene riconsegnato ai giganti Fafner e Fasolt in pagamento per la costruzione della leggendaria dimora divina, il Valhalla. Il nipote di Wotan, Sigfrido, vince l’anello uccidendo Fafner (che già aveva ucciso Fasolt) venendo a sua volta tradito e ucciso quando Hagen, figlio di Alberich, vuole l’anello per sé. Segue una ancora più drammatica serie di eventi: la valchiria Brunilde, amante di Sigfrido e figlia di Wotan, ottiene e restituisce l’anello alle Vergini del Reno, per poi uccidersi sulla pira funeraria di Sigfried. Morto anche Hagen nel tentativo di recuperare l’anello, gli dei e il Valhalla vengono distrutti da un incendio, il Ragnarök che conclude l’epopea.

L’anello del Nibelungo alla Scala di Milano
Cinquant’anni dopo la prima esecuzione, caratterizzata da un approccio perlopiù simbolico, la Tetralogia arrivò alla Scala: era il 1926, esattamente un secolo fa. Una prima produzione a cui seguì quella, tormentata e assai più rivoluzionaria, degli Anni Settanta: inizialmente affidata a Luchino Visconti (che aveva da poco presentato in sala La caduta degli dei ed era impegnato a girare Ludwig), l’opera venne riassegnata in corso d’opera (per via dell’aggravarsi della malattia di Visconti) a Luca Ronconi, con scenografia di Pier Luigi Pizzi. La Walkiria che ne emerge fa scandalo: il melodramma viene ricontestualizzato in seno alla borghesia guglielmina che lo aveva prodotto, creando un aspro commentario del capitalismo e dell’industrializzazione. Il risultato controverso – apprezzato dai loggionisti ma odiato dalla critica, che porta tra gli altri all’abbandono del direttore della Scala Wolfgang Sawallisch – farà sì che il Ring della Scala resti incompiuto. Con un lieto fine: il progetto di Ronconi e Pizzi si realizzerà al Maggio Musicale Fiorentino.
La mostra “La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau” al Museo Teatrale alla Scala
In occasione del ritorno del Ring al teatro milanese (con direzione di Simone Young e Alexander Soddy e regia di David McVicar), la tormentata storia del Ring degli Anni Settanta viene ripercorsa nel dettaglio nel contiguo museo della Scala. Curata da Giovanni Agosti e allestita da Margherita Palli, la mostra La rivoluzione del Ring – Visconti Ronconi Chéreau ripercorre (fino al 3 maggio) l’innovativa produzione scaligera, ampliata dall’allestimento di Patrice Chéreau nel 1976 a Bayreuth, con riviste e video d’epoca, costumi e libri, oltre a degli olii di Mariano Fortuny parte di una serie di dipinti wagneriani.
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La mostra “Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring” alla Scala
Ad accompagnare il ritorno dell’opera alla Scala dopo dieci anni di assenza è anche un’altra mostra, interna al teatro. All’altezza del Ridotto Toscanini sono infatti presenti dei pannelli in legno su cui poggiano otto opere contemporanee. Il percorso Risonanze Wagner – Visioni intorno al Ring, curato da Gianluigi Colin e Mattia Palma, esplora l’eredità dell’opera originale attraverso gli occhi di quattro artiste contemporanee, Antonella Benanzato, Flaminia Veronesi, Chiara Calore e Federica Perazzoli. Invitate a interpretare alcune scene significative tratte da ciascuna delle quattro opere della Tetralogia, le artiste hanno riletto alcuni dei grandi temi wagneriani – il potere, il conflitto, la trasformazione – con il proprio stile. Riportandolo nella contemporaneità.
Giulia Giaume
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