La critica d’arte amante di Mussolini in uno spettacolo teatrale. Proprio a Villa Torlonia
A Margherita Sarfatti è dedicato il monologo in scena al Teatro di Villa Torlonia di Roma dal 5 all’8 febbraio. Ecco la storia di questa donna straordinaria che ha segnato un’epoca
Ci sono vite che si rincorrono, figure che si inabissano nei meandri della storia e che riemergono, luoghi all’ombra dei quali accadono fatti che possono cambiare le sorti di un’epoca. Sarfatti, lo spettacolo teatrale prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, che andrà in scena al Teatro Torlonia di Roma dal 5 all’8 febbraio 2026, racchiude tutte queste sfaccettature.
Sarfatti: in scena la vera storia della critica d’arte amata e rinnegata da Mussolini
Scritto da Angela Dematté, diretto da Andrea Chiodi, su un’idea di Massimo Mattioli, lo spettacolo si snoda attorno al monologo portato in scena dall’attrice Claudia Coli, che interpreta la figura di Margherita Sarfatti (Venezia, 1880 – Cavallasca, 1961).
Siamo a Roma, nel 1932. Sarfatti si reca al Palazzo delle Esposizioni per visitare la mostra organizzata in occasione del decennale della Marcia su Roma. Lo fa dopo essere stata allontanata dal Duce, pur essendo stata l’autrice della biografia Dux – che contribuì a promuoverne l’immagine pubblica – e tra le critiche d’arte in grado di radunare attorno al dittatore una schiera di validissimi artisti, le cui opere sono esposte nelle sale.
Tra lei e Benito Mussolini ci fu anche una storia d’amore, neppure troppo all’ombra del legame ufficiale con la moglie. I sentimenti della protagonista, le vicende umane e storiche diventano il fulcro di uno spettacolo che mette in scena l’anima di una donna colta, di una madre che perse il figlio in battaglia, amante ripudiata e intellettuale rinnegata. Il tutto a pochi anni dall’emanazione delle leggi razziali che la colpiranno, in quanto appartenente ad una famiglia ebrea.
Margherita Sarfatti, figura dimenticata dalla storia dell’arte
Perché dedicare uno spettacolo a Margherita Sarfatti? “Per una necessità di giustizia storica”, risponde Mattioli, autore del libro Margherita Sarfatti. Più (Manfredi Edizioni, 2018) e ideatore dello spettacolo.
“Margherita Sarfatti è conosciuta perché ha avuto una storia d’amore con Benito Mussolini e questo ha segnato la sorte della sua figura per sempre”. Aggiunge: “Ho voluto fare qualcosa per ristabilire la verità. Nessuno intende riscattare le sue colpe, che stanno nell’aver creduto in questo personaggio, pur pagandone le conseguenze direttamente. Lei è stata moltissimo altro, prima, durante e dopo: tra le principali socialiste femministe italiane agli inizi del Novecento, è stata la prima donna al mondo ad esercitare la professione di critico d’arte in senso moderno”.
Constatare che la storiografia del Dopoguerra l’ha totalmente cancellata è dunque un’ingiustificata damnatio memoriae che toglie solo valore alla conoscenza della verità sul conto di una donna che ha lasciato il segno.

Villa Torlonia, la famiglia Mussolini e l’intercessione di Sarfatti
Sarfatti, con la scenografia di Guido Buganza, i costumi di Ilaria Ariemme, le musiche di Daniele D’Angelo e le luci di Orlando Cainelli, andrà in scena su un palco che ha un forte valore storico e simbolico rispetto al soggetto. Il Teatro è quello di Villa Torlonia, storica residenza del Duce tra il 1929 e il 1943, che ottenne proprio grazie all’intercessione di Sarfatti.
Fu lei a convincere infatti il Principe Giovanni Torlonia ad affittare il piano nobile della villa d’inizio Ottocento a Mussolini, per la cifra simbolica di una lira all’anno. Eppure, stando alle cronache, a lei fu sempre interdetto l’accesso alla dimora – nei pressi della quale si sistemò per stare accanto all’amato – a causa della gelosia di Donna Rachele.
Dopo quasi un secolo la sua voce risuonerà proprio in quel teatro, riaperto dal 2013 e voluto nel 1841 da Alessandro Torlonia per festeggiare il suo matrimonio con Teresa Colonna, su progetto dell’architetto Quintiliano Raimondi. Una sorta di riscatto post mortem, per una donna a cui è stato negato il ricordo e il merito di essere stata pioniera nel settore artistico e culturale, compromessa irrimediabilmente dall’uomo che ha amato e la cui colpa sta proprio nell’aver contribuito a elevare politicamente – non a caso Sarfatti intitolò le proprie memorie My Fault.
Le parole dell’attrice Claudia Coli nel ruolo di Margherita Sarfatti
Quale sentimento prevale nelle parole della sua Margherita?
Lo spettacolo è ambientato nel ‘32, quando Margherita entra in questo cubo di neon, che rappresenta il Palazzo delle Esposizioni, dove tutti i fascisti vennero invitati, tranne lei, la quale inventò il Novecento, il secondo Rinascimento d’Italia e la figura del Duce. Questo è per lei il luogo della disfatta, dell’esclusione. Tale è il sentimento che pervade il personaggio, ed è legato al ricordo di un rimorso: “Io ti ho creato, tu mi hai manipolato e io oggi non sono stata invitata”. A sentimenti del genere si associa il dolore tremendo per la morte del figlio Roberto nella prima Guerra Mondiale,di cui venne a conoscenza ricevendo una sua ciocca di capelli insanguinata: per non impazzire Sarfatti inventa il mito del Duce.
Quale idea invece si è fatta Claudia Coli di Margherita Sarfatti?
L’ho studiato da una tridimensionalità emotiva e ispirata dal testo teatrale. Leggendo le biografie, queste si concentrano di più sull’egocentrismo, l’intelligenza, la furbizia e la sua capacità di scoprire talenti come Boccioni, Sironi, Funi, Martini e ne fa la sua “rivoluzione”. Un amore verso la classicità che la porta ad inventare il Secondo Novecento, antitetico al Futurismo, mai pienamente da lei accolto. L’idea che ne ho è di una donna libera, vincente, che va oltre ogni tipo di sconfitta e che comunque scrive un secolo, vivendo due guerre mondiali e le leggi razziali.
A suo avviso che valore ha oggi questo spettacolo rispetto all’attualità?
Il testo è profondamente – non mi piace dire “femminista” – ma femminile, che riprende molto l’attualità. Parliamo di una donna che da manipolatrice viene manipolata: lei inventa il Duce, si dedica completamente a lui, e poi viene messa da parte dal regime. L’attualità ha a che fare molto con il non riconoscimento del femminile: se Margherita Sarfatti fosse stato un uomo, non sarebbe stato così facile dimenticarla. Il tema centrale ed attuale è dunque il riconoscimento del femminile.
Roberta Pisa
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