Resurrexit Cassandra. Jan Jabre al Napoli Teatro Festival Italia

In scena a Napoli l’esito della collaborazione tra Jan Fabre ‒ ideatore e curatore di tutto l’apparato scenico e performativo ‒ e lo scrittore Ruggero Cappuccio ‒ direttore artistico del festival e autore dei testi di “Resurrexit Cassandra”.

Jan Fabre & Ruggero Cappuccio, Resurrexit Cassandra. Performer Stella Höttler. Napoli Teatro Festival Italia 2020. Photo Wonge Bergmann
Jan Fabre & Ruggero Cappuccio, Resurrexit Cassandra. Performer Stella Höttler. Napoli Teatro Festival Italia 2020. Photo Wonge Bergmann

Il Napoli Teatro Festival Italia (ri)porta in scena un lavoro di Jan Fabre ‒ artista molto programmato, molto discusso, molto pagato – e come la storia insegna tutto ciò che diviene inflazionato finisce per perdere unicità, spessore, forza. Ma procediamo con ordine. Resurrexit Cassandra – questo il suggestivo titolo ‒ apre la sezione internazionale del NTFI 2020 che si concluderà con la nuova creazione del coreografo greco Dimitris Papaioannou il 7 febbraio 2021 e lo fa tra grande aspettativa e un rispetto quasi religioso da parte del pubblico e della critica. Eppure sarebbe forse il caso di uscire dal religioso e ossequioso silenzio e guardare con occhi più critici lo spettacolo andato in scena. Il lavoro vede la collaborazione tra l’artista belga, ideatore e curatore di tutto l’apparato scenico e performativo, e lo scrittore Ruggero Cappuccio, direttore artistico del festival e autore dei testi di Resurrexit Cassandra.
Inutile raccontare la biografia mitica di Cassandra costellata di vendette, ripicche e tragedie annunciate, piuttosto basterà ricordare la sua eterna dannazione, ovvero predire eventi tragici e non essere creduta. Una condanna inaccettabile e orrendamente ingiusta che consumerà per l’eternità la profetessa e condannerà l’umanità a subire le nefandezze del destino senza poter porre rimedio.

LA SCENA DI RESURREXIT CASSANDRA

Resurrexit Cassandra è la voce che sussurra la via della salvezza, che annuncia scenari apocalittici ed esorta al rimedio, la voce straziata che implora, predice, supplica. Il palcoscenico è cosparso di terra e ai quattro angoli, come pietre miliari, giacciono quattro tartarughe simulacro di un tempo passato che continua a essere, a ripetersi ciclicamente.
La scena è buia, illuminata solo da singoli fasci di luce bianca che seguono la seducente danza del ventre ripetuta innumerevoli volte dalla performer tedesca Stella Höttler – non si riesce a comprenderne la reale esigenza ai fini narrativi e appare più una tecnica di ammiccamento per il pubblico. Sul fondo, disposti in semicerchio, cinque schermi a grandezza naturale su cui vengono proiettati video in cui la Höttler, in preda a visioni e predizioni, cade in una sorta di trans tra convulsioni e grida di disperazione che suonano troppo sfacciatamente come gemiti, urla di godimento, orgasmi (ma ormai si può dire che se non c’è amplesso non c’è Fabre).

Jan Fabre & Ruggero Cappuccio, Resurrexit Cassandra. Performer Stella Höttler. Napoli Teatro Festival Italia 2020. Photo Wonge Bergmann
Jan Fabre & Ruggero Cappuccio, Resurrexit Cassandra. Performer Stella Höttler. Napoli Teatro Festival Italia 2020. Photo Wonge Bergmann

IL NECESSARIO E IL SUPERFLUO NEL TEATRO DI JAN FABRE

Suonerà strano, ma Fabre ha abbellito qualcosa che era già perfetto: il testo di Cappuccio. Un testo che disarma e che amplifica, portandole all’estremo, le paure che abitano di nascosto l’animo umano e che, una volta tirate fuori, una volta chiamate in ballo, non tornano più nell’angolo celate alla coscienza. La forza di un vocabolario viscerale, la violenza di immagini che scaturiscono dalla parola, la disperazione nella scelta di un lessico efficace, diretto e poetico allo stesso tempo. Magistrale l’interpretazione del testo da parte della performer: il viso trasfigurato dalla paura lascia il posto alla dolcezza che cede il passo alla disperazione. Nella costruzione generale del lavoro finito appaiono però troppi gli elementi che “sporcano” la bellezza di un lavoro che sarebbe stato di gran lunga migliore se invece di “aggiungere” si fosse “tolto”: numerosi elementi danno la sensazione di essere fini a se stessi e di valere come puro “riempimento”. A ogni modo il pubblico risulta rapito irrimediabilmente, catturato dai moniti, dalle minacce, dagli avvertimenti e dalla disperazione di una Cassandra- Höttler allo stremo delle sue forze e dalle parole di Ruggero Cappuccio impresse a fuoco nella mente di chi le ha ascoltate e poi… e poi ci sono le sovrastrutture di Fabre.

Manuela Barbato

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AutoreJan Fabre
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Manuela Barbato
Giornalista pubblicista cresciuta nel mondo della danza, oggi si occupa principalmente di critica e s'interessa degli aspetti politici, sociali ed economici del settore arte e cultura nella città di Napoli. Consegue la laurea in Filosofia e il dottorato in Filosofia politica, realizza diverse pubblicazioni su riviste specializzate nel settore filosofico, concentrando i propri studi sul pensiero nietzschiano e su quello foucaultiano. Collabora con diversi web magazine ed è ideatore del format Filosofia e Danza/Filosofia e Arte. Ricopre il ruolo di direttore artistico per la sezione danza al Teatro Bellini di Napoli.