Danza: la primavera di Fabrizio Favale su una collina artificiale nel bolognese

Un evento unico, costruito site specific su un’ex discarica di rifiuti non pericolosi e attualmente riconvertita alla produzione di biogas. Terza tappa de “Le stagioni invisibili”, progetto itinerante che intreccia danza e paesaggio a scandire il passaggio delle quattro stagioni.

Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi
Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi

Ci s’incammina su per la verde collina ondulata che si apre ad ampie vedute agresti con, in lontananza, accenni urbanistici. Si sosta per osservare visioni inattese e riprendere il viaggio esplorativo verso nuove epifanie paesaggistiche. Dislocati come totem che, maestosi, toccano il cielo, si ergono cinque grandi torri rettangolari. Siamo dentro la vastità di una collina artificiale, a Galliera, nel territorio della bassa bolognese, un’ex discarica di rifiuti non pericolosi riconvertita alla produzione di biogas. Lo percepiamo dalle esalazioni che ogni tanto si alzano tutt’attorno. In questo ambiente di atipico connubio agricolo e industriale, ha fatto tappa Primavera. I’m growing all around, il terzo ciclo de Le stagioni invisibili, quattro performance coreografiche nell’arco di un anno ideate dal coreografo Fabrizio Favale con la sua compagnia Le Supplici. Il progetto è parte di Agorà (direzione artistica di Elena Di Gioia), la rassegna teatrale itinerante nei comuni della Unione Reno Galliera nella Area metropolitana di Bologna. Prevista a marzo, col cadere del cambio di stagione, la Primavera di Favale ha dovuto attendere la fine di giugno – causa l’annullamento nei mesi precedenti di ogni attività di spettacolo ‒ per poter aver luogo e far vivere la percezione esperienziale della danza in rapporto con gli elementi naturali.

Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi
Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi

PAROLA A FABRIZIO FAVALE

Questo episodio” – racconta il coreografo ‒ “si affaccia a temi mai affrontati prima nel ‘Ciclo delle Stagioni’, che hanno a che fare con la trasformazione e con la mutazione della materia, per mano umana, in un gioco con la chimica e la fisica di ciò che cambia. In questo luogo di trasformazione di passati rifiuti è come se fosse improvvisamente assente qualsiasi tipo d’incanto paesaggistico. Come incurvatura inaspettata del paesaggio, dorso di brontosauro, un gigante morente, questa collina è come se fosse sul punto di svanire da un momento all’altro. Eppure è qui, in questa sfuggente desolazione, che incontriamo figure del sogno innaturalmente colorate (da bagni chimici e incroci genetici?), diafane come libellule radunate lì per caso. Su questa spianata intrecciano un’ultima danza prima di migrare altrove”.

Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi
Fabrizio Favale, Le stagioni invisibili #3. Primavera. I’m growing all around, 2020. Photo Paolo Cortesi

LA PERFORMANCE

Seguiamo il gruppo dei sei performer mentre, tra una sosta e l’altra, alcuni fumogeni colorati svaporano nell’aria scandendo le diverse tappe della performance site specific. In aderenti body celesti i danzatori appaiono, prima sparsi su un lato diserbato della montagnola rivolti verso la cima; dopo, ritti fra l’erba alta della successiva radura collinare lasciando poi spazio alla danza convulsa di uno solo di loro; quindi in fila lungo il sentiero sbrecciolato; infine, in due, li vediamo apparire, scomparire e ritornare da una zona alberata, da noi osservati in lontananza come una rara specie animale da preservare, e avvicinarsi risalendo da un altro lato collinare. Il disegno coreografico riportato dai danzatori è tutto di braccia, di movimenti ampi, rotatori, sbilenchi nell’armonia delle posture e dei posizionamenti. Sono soprattutto gesti alati, aperti, che vibrano in più direzioni fendendo l’aria. Sono uccelli in nidificazione, pronti al volo, a trasmigrazioni verso territori di nuovi incanti ed esplorazioni.

Giuseppe Distefano

www.lesupplici.it

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AutoreFabrizio Favale
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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).