Il papà di Dio, lo spettacolo teatrale ispirato al fumetto di Maicol & Mirco

La compagnia del Teatro Rebis fa esplodere le forme piatte del fumetto, trasformando i disegni in spettacolo teatrale. Il debutto a Serra de’ Conti, in provincia di Ancona, nell’ambito del progetto “Ospite”.

Il papà di Dio è un po’ nervoso, d’altronde, dopo aver creato “infiniti mondi perfetti”, ha dato alla luce anche un figlio, Dio, che perfetto non è. Anche lui è un creatore, i ragazzi, si sa, vogliono emulare i genitori, ma mentre il papà è un tipo noiosamente preciso, Dio, nelle sue creazioni, insegue il disimpegno sulla scia di uno zio che ha abdicato al proprio dovere e passa il tempo a strimpellare la chitarra in giro; insegue l’imprecisione e l’errore e, dialogando con il proprio alter ego, Satana (ruolo femminile!), contempla anche il male (ha creato “un mondo dove ci sia ammala, dove si muore addirittura!” gli rimprovera suo padre).
È così che prende vita e profondità filosofica e a volte persino mistica Il papà di Dio, romanzo a fumetti di Maicol & Mirco, presentato in prima nazionale a Serra de’ Conti, in provincia di Ancona, nell’ambito del nuovo progetto di Sabrina Maggiori dal titolo Ospite.
Non è la prima volta che la compagnia maceratese del Teatro Rebis, per la regia di Andrea Fazzini (anche scrittura scenica), sperimenta a teatro l’esplosione dei tratti piatti del fumetto. Un sentiero poco battuto, sebbene, secondo lo storico del fumetto Alessio Trabacchini, la sovrapposizione tra disegni e scena sia un rapporto profondo sin dalle origini del genere, in quanto il fumetto utilizza le stesse pause del teatro, tempi vuoti che Fazzini ha riempito delle proprie riflessioni, anche teosofiche ed esistenziali.

Il papà di Dio. Regia Andrea Fazzini, dal romanzo a fumetti di Maicol & Mirco. Photo Daniele Silvi

Il papà di Dio. Regia Andrea Fazzini, dal romanzo a fumetti di Maicol & Mirco. Photo Daniele Silvi

UNA COLLABORAZIONE EFFICACE

Infatti il primo tentativo era stata la spericolata messa in scena nel 2016 degli Scarabocchi irriverenti, caustiche e ormai celebri strisce rosse dei pluripremiati vignettisti: un tentativo di scavalcare i generi “forzato” dal regista che, mettendo in ordine le tavole di Maicol & Mirco secondo i temi di ricerca di solitudine, morte, relazione con l’altro e con il divino, esistenza e desistenza, condivisi da entrambi gli autori, da una parte fa comprendere agli autori delle strisce “di che cosa stavamo parlando da anni”, dall’altro dà vita a una efficace collaborazione artistica, che, con un approccio minimale e diretto comune, esalta quella “terza dimensione del fumetto”, come la chiama Michael Rocchetti, quella cioè del tempo, di solito assolta dal lettore, quella che trasforma l’arte del disegno in narrazione.

Il papà di Dio. Regia Andrea Fazzini, dal romanzo a fumetti di Maicol & Mirco. Photo Daniele Silvi

Il papà di Dio. Regia Andrea Fazzini, dal romanzo a fumetti di Maicol & Mirco. Photo Daniele Silvi

UN TESTO MOLTO DOLCE

Il papà di Dio, il romanzo a fumetti, a differenza degli Scarabocchi, è già un testo narrativo, un “testo molto dolce”, come lo definisce il regista; pieno di spazi bianchi, pause stupendamente riempite dalla corporalità dell’attore Andrea Filipponi, che gioca con gli oggetti di scena creati dallo scenografo Frediano Brandetti – un contributo di contenuti intimi e artistici più che un assecondamento del testo; dai suoni che vibrano dentro le coscienze di Lili Refrain; dalle riflessioni filosofiche fuori scena (con la consulenza poetica e filosofica di Rubina Giorgi); dall’aura mistica. Dio, chiunque esso sia, non è un unico in questo testo: è visto come una famiglia i cui membri non fanno che litigare. Il motivo della critica è la creazione (quella artistica? Quella divina?) che porta con sé un miscuglio di beneficio e maleficio. Bene e Male, Dio e Satana, sono due fratelli inseparabili, capaci addirittura di creare l’innominabile: il Nulla, oltre a scherzetti un po’ più leggeri come la malattia che fa cadere le mani e che si prende con un sorriso. L’umanità che si portano dentro, quella proiezione di errore e imperfezione, è allo stesso tempo peccato originale e aspirazione all’infinito, non nel senso più poetico leopardiano, quanto in quello più fisico e terrestre alla Gino De Dominicis.

Annalisa Filonzi

http://teatrorebis.wixsite.com/teatrorebis
http://maicolemirco.blogspot.com/

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Annalisa Filonzi

Annalisa Filonzi

Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e…

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