La pittura musicale di Tam Teatromusica

La compagnia padovana Tam Teatromusica ha portato il pubblico di Roma nel mondo visionario di Marc Chagall e Pablo Picasso.

Tam Teatromusica, Anima blu. Teatro Centrale Preneste, Roma. Photo Claudia Fabris
Tam Teatromusica, Anima blu. Teatro Centrale Preneste, Roma. Photo Claudia Fabris

Già altrove ci siamo espressi riguardo all’inconsistenza delle categorie riferite alle arti performative contemporanee. Torniamo sull’argomento per parlare della compagnia Tam Teatromusica, di recente in scena a Roma con Anima Blu e Picablo, due capitoli della trilogia della pittura in scena dedicata a Marc Chagall, Pablo Picasso e Paul Klee.
Da queste poche informazioni salta già all’occhio quanto il superamento di ambiti disciplinari accademicamente separati, pittura e arti performative, costituisca il cuore di questi tre spettacoli. Un ulteriore scarto si compie inoltre attraverso il personalissimo linguaggio che contraddistingue quarant’anni di ricerca della compagnia patavina: la scelta della musica come principio compositivo dell’accadere scenico.
Fondata nel 1980 da Pierangela Allegro, Laurent Dupont e Michele Sambin, e ampliata nel corso del tempo da una nuova generazione di artisti come Flavia Bussolotto e Alessandro Martinello, Tam Teatromusica si è sempre mossa nell’ambito della sperimentazione delle tecniche e dei linguaggi, con particolare attenzione alla drammaturgia luminosa e sonora. La parola musica” in “Teatromusica” indica un linguaggio che procede per accumulo di segni, proprio come quello della musica jazz. Teatromusica non si riferisce a un teatro musicale bensì a una estensione del criterio compositivo della musica alla progettazione scenica. La musica struttura il tempo del fenomeno teatrale e misura il ritmo dei movimenti dei performer. In ultimo la compagnia sfida e mette alla gogna un’ulteriore categoria, quella del Teatro Ragazzi. La trilogia infatti, pur pensata per spettatori giovani, affascina gli adulti che ne colgono aspetti ancora non afferrabili in tenera età.

Tam Teatromusica, Picablo. Teatro Mongiovino, Roma. Photo Claudia Fabris
Tam Teatromusica, Picablo. Teatro Mongiovino, Roma. Photo Claudia Fabris

ANIMA BLU E PICABLO

In Anima Blu, Flavia Bussolotto e Marco Tizianel portano in scena la vita rurale tanto cara a Marc Chagall. Attraverso una grammatica di gesti stilizzata e scandita dal suono, i due performer diventano ora contadini, ora mucche o asini, che ripetono le azioni della vita campestre in maniera coatta. La ciclicità della vita dei due personaggi si incontra con l’immaginario onirico e surreale di Chagall attraverso un dispositivo scenografico, uno schermo trapezoidale a fasce, all’interno del quale i performer si immergono per divenire figure ibride tra il reale e le immagini pittoriche. La videoproiezione quindi è un terzo attore che dialoga con i performer e li ingloba nelle varie fasi della pittura di Chagall.
In Picablo, il secondo movimento della trilogia, la partitura si complica: la sterminata produzione di Picasso è assunta per temi e il movimento dei due performer, Flavia Bussolotto e Alessandro Martinello, è guidato dal ritmo interno delle immagini pittoriche.
Lo spettacolo si presenta come una sequenza di episodi della vita di Pablo Picasso visti a ritroso. All’inizio è un Picasso vecchio che ci guarda dal suo studio. Lentamente si scivola nel tempo fino a incontrare il pittore da bambino. La pittura ispira e guida le azioni dei performer che, nelle vesti dei due Custodi del circo museo ambulante Picablo, ci invitano a entrare nella magia dell’arte visiva.

DIGITAL PAINTING

Entrambi gli spettacoli sono caratterizzati dalla tecnica del digital painting, ossia una pittura immateriale che si compie sotto gli occhi dello spettatore, ma della cui sostanza di pura luce al termine delle performance non resta traccia. In Anima Blu, è un attore esterno alla scena che dipinge su una tavola grafica, componendo e scomponendo le animazioni che “danzano” attorno ai due performer. In Picablo, invece, il pittore digitale esce dalla postazione in regia, per entrare nel vivo della scena dipingendo e interagendo con lo spazio scenico dal suo interno, grazie all’utilizzo del Wiimote, il controller Wiimote del Nintendo Wii.

Tam Teatromusica, Picablo. Teatro Mongiovino, Roma. Photo Claudia Fabris
Tam Teatromusica, Picablo. Teatro Mongiovino, Roma. Photo Claudia Fabris

NON SOLO RAGAZZI

L’immaginario tracciato da Tam Teatromusica quindi si fa carico di un linguaggio ibrido che fonde al criterio compositivo musicale una partitura gestuale molto simile a quella del mimo e una performatività della tecnologia, che non si dispiega mai come elemento decorativo, ma viene agita in tempo reale dai performer, divenendo trama tecnica e concettuale allo stesso tempo. Queste caratteristiche impongono una riflessione non solo sulla separazione degli ambiti disciplinari quali musica, teatro, danza, pittura, installazione, ma anche sull’etichetta “Teatro Ragazzi”. Pur muovendosi principalmente negli ambiti scolastici, gli spettacoli di Tam sono infatti ampiamente godibili dalle generazioni più adulte e non si capisce dunque perché si senta la necessità di arginarne e targhettizzarne in partenza i destinatari. Ci accostiamo dunque alla critica di recente lanciata da Renzo Francabandera su Pac, invitando a una più minuziosa attenzione alle definizioni. Se il bambino può imparare o fantasticare attraverso le immagini di Chagall o Picasso, all’adulto non è più concesso di sognare?

Dalila D’Amico

www.tamteatromusica.it

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Dalila D'Amico
Dalila D'Amico è Dottore di ricerca in Musica e Spettacolo presso il Dipartimento di Storia dell'Arte e Spettacolo dell'Università di Roma La Sapienza, curatrice e videomaker freelance. Dal 2015, insieme a Giulio Barbato, cura la direzione artistica del festival video “ Retina”. Dal 2010 fa parte del collettivo artistico Vjit insieme a Francesco Iezzi e Maria Costanza Barberio. Vjit è un progetto interdisciplinare con base a Roma, il cui ambito di sperimentazione ruota attorno all'interazione tra suono e immagine dal vivo.