Flexible Silence. Il nuovo spettacolo di Saburo Teshigawara

Il noto coreografo giapponese porta sul palcoscenico la sua nuova creazione dedicata a un tema complesso e sottile come il silenzio. Tra danza, musica e luci all’insegna della leggiadria e del rigore.

Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo Bengt Wanselius
Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo Bengt Wanselius

Saburo Teshigawara (Tokyo, 1953), tra i maggiori coreografi della scena giapponese, ben noto al pubblico italiano, torna al Théâtre de Chaillot, dove crea e presenta, in prima mondiale, il suo ultimo spettacolo. Flexible Silence unisce ricerca coreografica e musicale e nasce dalla rinnovata collaborazione tra il coreografo e l’Ensemble Intercontemporain, cui si aggiunge il sestetto di Ondes Martenot del Conservatorio Nazionale di Parigi.
Come racconta lo stesso Teshigawara, la coreografia trae ispirazione dall’esegesi di ciò che accomuna due importanti maestri del Novecento: Toru Takemitsu e Olivier Messiaen, la cui musica, “materia pura”, è incontro tra aria e natura ma anche una scultura site specific, capace di offrire una nuova percezione del tempo. E se il silenzio non esiste che nella natura incontaminata, certa musica è in grado di evocarlo e dargli voce. Flexible Silence è uno spettacolo sul silenzio come luogo d’incontro con la natura e con l’io interiore, un’opera sulla bellezza e sul tempo, ma anche un vero e proprio manifesto in cui ritrovare tutti i caratteri della danza di uno dei più eccelsi coreografi internazionali. Il rapporto prediletto con la musica e uno stile che affonda nella tradizione butoh e nelle arti marziali –ma che non rimane insensibile alle estetiche occidentali – concorrono a comporre un quadro di sublime eleganza, che rompe ogni cornice e annienta ogni possibilità di classificazione.

Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo © Karas
Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo © Karas

UNA RICERCA SPIRITUALE

I corpi dei sei danzatori in scena sono bidimensionali, le linee che dalle anche giungono ai piedi procedono sempre parallele, in contrasto all’apertura dell’en dehors alla base della tradizione occidentale, le mani e le dita disegnano origami nell’aria, i movimenti sono radenti, mai finalizzati all’elevazione né al salto. I danzatori hanno corpi fluidi, che incastrano senza far rumore un micro-movimento dopo l’altro per costruire onde maestose con una tecnica infallibile ma mai ostentata. Portatori di una bellezza pudica questi corpi sono sempre in movimento, anche nell’attesa, perché “non esiste immobilità assoluta”, afferma Teshigawara.
Gli occhi sono concentrati in uno sguardo interiore e i danzatori, come impegnati in una solitaria ricerca spirituale, non si incontrano mai. Se si esibiscono in assoli o occupano la scena in coppia, lo fanno senza mai alcun contatto fisico, né tensione coreografica che li unisca. Oltre allo stesso Teshigawara, in scena vi sono altri cinque danzatori: Rihoko Sato (musa ispiratrice e assistente artistica del coreografo), le due giovani Rika Kato ed Eri Wanikawa, Junya Okazaki e l’italiana Maria Chiara Mezzadri. Insieme a loro i sette musicisti di Ensemble Intercontemporain e i sei musicisti di Ondes Martenot (strumento elettronico simile a un pianoforte).

Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo Kotaro Nemoto
Saburo Teshigawara, Flexible Silence. Photo Kotaro Nemoto

ERMETISMO E LEGGIADRIA

La scena, come le luci e i costumi, è una creazione dello stesso Teshigawara, la cui ricerca, da sempre, non indaga soltanto la scrittura coreografica ma anche gli aspetti plastici della scena.
Sue sono le scarpette di pelle nera aderenti al piede – onnipresenti nei costumi di Teshigawara – e i numerosi abiti di scena casti ed elegantissimi, dalle linee dritte e dai colori scuri (a esclusione di un assolo in cui l’affascinante Rihoko Sato veste di bianco). Sue anche le luci epurate, chiazze attorno ai corpi dei danzatori che lasciano in ombra il resto, oppure soffusi piazzati, o ancora un light design di linee luminose che rigano la scena come ascisse e coordinate di un piano cartesiano. La plasticità della scena concorre, insieme al disegno coreografico, alla costruzione di una danza astratta, raffinatissima, poetica, potente e gentile.
Tutt’altro che minimalista, come alcuni potrebbero definirla in riferimento a certa tradizione contemporanea giapponese, la danza di Teshigawara è densa, rigorosa, leggiadra e in questo caso ermetica, fino all’ultimo sospiro.
L’ermetismo che caratterizza le due ore di spettacolo è smentito solo dal gesto simbolico ed esplicito dell’ultimissimo quadro: Rihoko Sato e Saburo Teshigawara camminano l’una verso l’altro lungo una linea di luce. Avviene nel punto di incontro il primo scambio di sguardi e la donna posa il capo sulla spalla dell’uomo.

Chiara Pirri

http://theatre-chaillot.fr

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Chiara Pirri
Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal 2016 collabora con Romaeuropa Festival. Ha curato progetti di comunicazione multimediale per festival e istituzioni come Drodesera - Centrale Fies, Museo MACRO di Roma, Istantanee festival. In Francia cura progetti artistici per aziende e istituzioni (Unesco, Dior, Renault, Loewe, Kering…) attraverso collaborazioni internazionali.