Il quotidiano e la purezza. Al Danae Festival

Dopo Salvo Lombardo con “Casual Bystanders” e Francesco Marilungo con “New Horizon”, a chiudere il secondo weekend della 18esima edizione del Danae Festival milanese è Daniele Ninarello con “Kudoku”, presentato nell’ultima Biennale Danza, e “Still”. Il festival, nel dare spazio a giovani coreografi e artisti emergenti, crea un percorso che racconta l’individuo, il quotidiano, l’esistenza.

Salvo Lombardo, Casual Bystanders - photo Michela Di Savino
Salvo Lombardo, Casual Bystanders - photo Michela Di Savino

DANZA E INTERIORITÀ
Dall’esistenza all’individuo, dall’uomo alla sua interiorità. La diciottesima edizione del Danae Festival, curato dal Teatro delle Moire, sembra voglia concentrarsi su tematiche vicine a noi, che parlano e raccontano la nostra vita rappresa di piccoli gesti, di mondi più grandi di noi e mondi che risvegliano le nostre profondità. Il festival dà come sempre grande fiducia alla danza, prediligendo però progetti multidisciplinari che, come direbbe Attilio Nicoli Cristiani, impegnato nella direzione artistica insieme ad Alessandra De Santis, si “spostano” dalla convenzionalità. In questa prima parte, la programmazione del Danae, che terminerà il 13 novembre e tornerà con il Teatro delle Moire e Alessandro Bedosti il 12 dicembre, presenta giovani coreografi che iniziano ad avere sempre più risonanza sul territorio italiano e che continuano a maturare un linguaggio personale, a fare ricerca su se stessi, sulla realtà circostante e sull’uomo.

INDAGINI SUL QUOTIDIANO
Salvo Lombardo, performer, coreografo e regista, diplomato alla Scuola d’Arte drammatica del Teatro Stabile di Catania, ha collaborato con molti artisti italiani e internazionali e da due anni ha intrapreso un’indagine sul quotidiano a partire da un approccio antropologico. Infatti, il suo nuovo progetto, Casual Bystanders, andato in scena al DiDStudio, nasce proprio dall’osservazione diretta degli spazi pubblici. La coreografia si fa portatrice di gesti simbolici, normalmente trascurati perché ordinari. I tre performer (Lucia Cammalleri, Daria Greco e lo stesso Lombardo) fanno riferimento al proprio schedario corporeo e si relazionano a una collezione di posture, di modi di agire descritti minuziosamente tramite alcuni microfoni posizionati ai lati del palco. I passanti, nel loro essere transitori, diventano i protagonisti di questa performance che forse cade spesso nella parola, in quella parola ridondante che dovrebbe essere didascalica, senza sovraccaricare quanto il corpo riesce già a esprimere da solo. Ma tutto si compensa nel finale, in cui le luci si abbassano e le ombre degli “astanti” esplodono, ridisegnando le micropartiture e i ritmi di questa indagine: un catalogo di istantanee giornaliere e compulsive che inseguono un suono elettronico martellante, creando una dimensione in cui si è osservatori e osservati, in cui assorbimento e allontanamento hanno lo stesso peso e lo spettatore viene trascinato da ciò che di solito è talmente vicino a noi da passare inosservato.

Francesco Marilungo, New Horizon - photo Elisa Gobbi Frattini
Francesco Marilungo, New Horizon – photo Elisa Gobbi Frattini

LUCI E CORPI
E sempre sull’individuo si sofferma Francesco Marilungo, già presente l’anno scorso al Danae con Paradise. Unendo alla danza i suoi studi in ingegneria termo-meccanica, in questa edizione propone New Horizon al Teatro Out Off, un viaggio che parla della vita e si sviluppa contaminando musica elettronica, luci e corpi. Lo spettacolo prende il nome da una sonda utilizzata dalla NASA per esplorare Plutone che nel 2029 lascerà il Sistema Solare, disperdendosi nello spazio con le immagini, i frammenti del nostro mondo, lasciando una testimonianza della nostra esistenza. Il danzatore ricrea un ambiente alienante dove il minimalismo del suono e la lentezza del movimento rapiscono lo sguardo, che si lascia conquistare da uno stato di fissità e imbambolare da neon blu mossi dallo stesso Marilungo e da Alice Raffaelli. Mentre a sinistra del palco c’è uno schermo in proscenio che trasmette delle esplosioni, in scena i due performer sono un unico corpo che si avviluppa su se stesso fino a sbrogliarsi, si muovono a specchio, si trasfigurano in altre forme di vita, si dividono per mitosi. Sembra di vedere un Adamo e una Eva, in penombra, che parcellizzano il proprio corpo radiografando di blu le scapole, il ventre di una donna che respira pulsa insieme al tappeto sonoro, al battito cardiaco da cui la vita risucchia la sua linfa. Lo spettacolo prende ritmo e i danzatori muovono il bacino in avanti di scatto, scoppiano in movimenti meccanici fino a fermarsi, a guardarsi, ad aggrapparsi di nuovo uno all’altro nel silenzio dei loro respiri. E se lo schermo mostra frammenti video che riprendono il nostro pianeta a distanza di anni luce e che si avvicinano pian piano ai dettagli, ai paesaggi donati dalla natura, sulla scena si delinea un nuovo confine tra cielo e terra in cui si intravedono passi alieni e futuri sconosciuti. Marilungo restituisce, con impeccabile eleganza, visioni che appaiono vicine e aliene allo stesso tempo, ricorda il passato, il presente e spinge a contemplare un avvenire così lontano e così rasente a noi da sembrare, appunto, un orizzonte inarrivabile e ammaliante, accessibile e spaventoso.

Daniele Ninarello, Kudoku - photo Andrea Macchia
Daniele Ninarello, Kudoku – photo Andrea Macchia

ENERGIA E KUDOKU
Con Daniele Ninarello, invece, siamo proiettati in un discorso più intimo e personale. Il coreografo è invitato a mettere in scena al Teatro Out Off, insieme a Dan Kinzelman, musicista jazz statunitense, Kudoku, già presentato nell’ultima Biennale Danza, e il primo studio di Still. Il coreografo torinese esplora la sua l’interiorità superando i limiti di resistenza del proprio corpo, che dialoga e si connette con la musica. Kudoku è un atto di purificazione, una danza estrema che parte lenta, inabissandosi nelle interiora, nelle viscere, nelle emozioni coagulate negli interstizi del corpo. Ninarello parte con movimenti piccoli, muove le dita, isola il busto, fa dei versi con la bocca, si ascolta. E, più si ascolta, più si avvicina al suo essere, così come fa Kinzelman con sax, flauti e loop station. Danza e musica si lasciano andare, si specchiano una nell’altra, si disinquinano con turbinii intensi che incalzano e ipnotizzano. Ninarello e Kinzelman si liberano, trovano il loro “kudoku”, il loro beneficio, entrando in un dialogo energetico, nell’estasi del movimento, nell’estasi del suono, nell’estasi che può nascere solo quando due arti si uniscono, si risanano, ritornando alla loro purezza.
Così il Danae Festival ci guida in danze che portano a riflettere sul qui e ora, su quello che abbiamo adesso e che avremo in futuro, su quello che siamo e quello che potremmo diventare. Un viaggio che si concluderà con le Pratiche di abitazione temporanea di Annamaria Ajmone e una bizzarra partita di calcio della coreografa catalana Vero Cendoya. Non ci resta che attendere, dunque, per rituffarci in un percorso che vuole immergersi nella nostra dimensione, nel nostro quotidiano, nell’essere umano e nei suoi mondi.

Alessandra Corsini

http://danaefestival.com

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Alessandra Corsini
Alessandra Corsini è laureata in Dams Teatro, è stata blogger per “La danza nella città 2015” (blog ufficiale della Biennale Danza), ha scritto per “Altre Velocità” e ha aperto un'associazione culturale con altre tre colleghe da cui è nato “BlaubArt – dance webzine”. Prima danzava, ora vorrebbe inghiottire un vocabolario per avere sempre le parole giuste.