Una leggenda della canzone che abbiamo dimenticato. Storia di Luciano Tajoli, da Sanremo alla sua Milano
Dai primi ricordi d’infanzia ai concerti, fino all’amicizia, Stefano Paggioro (il suo più grande ammiratore) ripercorre la storia del cantante, autore e attore milanese che portò la sua voce anche all’estero, restando sempre legato a Milano. Città che si è dimenticata di intitolargli una strada
Avevo otto anni quando mio nonno mi fece ascoltare alcuni 78 giri della sua epoca: arie d’opera, d’operetta e canzoni. Tra le diverse voci, mi colpì quella di Luciano Tajoli (Milano, 1920 – Merate, 1996). “Chi era?” chiesi a mio nonno. “È un validissimo interprete della canzone italiana”, mi rispose. “Ed è un grande esempio di forza di volontà”, aggiunse mia nonna, che nel frattempo si era avvicinata a noi. “Da bambino ha avuto una malattia e canta appoggiato a una sedia. Ha una voce bellissima”.
Quando andavo a trovare i nonni, ascoltavo e riascoltavo i loro dischi. E ogni volta che arrivavo a quelli di Tajoli sentivo qualcosa che mi colpiva più delle altre voci. Negli anni ho raccolto i suoi dischi e, nel 1984, sono andato ad ascoltarlo per la prima volta dal vivo, a Laigueglia.

Il primo incontro con Luciano Tajoli
Prima dell’esibizione, Tajoli era seduto a un tavolino. Quando mi vide, sorrise. Gli dissi che ero un suo ammiratore e che avrei voluto ascoltare la mia canzone preferita, Tango di Marilù. Rimase sorpreso dalla richiesta, chiamò il pianista Carlo Cordara e gli disse: “Non la canto dagli Anni Cinquanta, ma non posso non accontentare un ammiratore così giovane”. È difficile descrivere l’emozione che provai. Quell’incontro segnò l’inizio di una bellissima amicizia.
La storia di Luciano Tajoli
La sua storia inizia a Milano, dove nacque il 17 aprile 1920, dove a un anno ebbe la poliomielite, da cui si riprese pur rimanendo claudicante. Le sue prime esibizioni risalgono all’età di cinque anni, nell’osteria di Porta Romana frequentata da suo padre: la prima canzone fu Balocchi e profumi. Cantare era la sola cosa facile della sua infanzia e rappresentava un’evasione. Terminati gli studi intraprese vari mestieri. Di giorno lavorava e la sera cantava le serenate apprese il lunedì nelle sale dalla Galleria del Corso dai maestri Mario Schisa, Giovanni D’Anzi, Cesare Andrea Bixio e Vittorio Mascheroni.
I primi successi di Tajoli nella musica
Nonostante le lezioni di dizione e i consigli ricevuti, Tajoli rimase in gran parte autodidatta. Aveva un istinto naturale nel trovare la chiave interpretativa delle canzoni. Il tenore Beniamino Gigli, di cui era un grande ammiratore, si meravigliò quando seppe direttamente da lui che non aveva mai avuto un maestro di canto. Alcuni critici dell’epoca scrissero di lui: “La sua voce ha una freschezza che sembra costruita da pezzetti di cristallo bagnati appena da una lacrima, in un’interpretazione di soave ingenuità anche quando si accendono le pur doverose, vampate della passione”. Nel 1939 vinse, al Giardino d’Inverno Odeon, il concorso Il quarto d’ora del dilettante con la canzone del Maestro Alessandro Derewitsky Raggio di sole. In quegli anni, nonostante la guerra, si esibiva in locali e balere, incise dei dischi con l’etichetta Odeon; successi di quel periodo sono: Villatriste, Luna marinara, Credimi, Spazzacamino e molti altri. Nel 1943 si sposò con Lina Agnesi e nel 1949, interpretò il suo primo film Canzoni per le strade, che darà il via a una lunga serie di altre pellicole.
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La carriera di attore di Luciano Tajoli
Tra gli Anni Quaranta e Sessanta, Tajoli interpretò da protagonista numerosi film musicali. Al suo fianco recitarono attori come Ernesto Calindri, Giulietta Masina e Milly Vitale. Tra i titoli più noti figurano La pattuglia dell’Amba Alagi, Il romanzo della mia vita e Don Lorenzo. In queste pellicole interpretava canzoni di successo e nuove composizioni. Fu anche autore di brani, tra cui Sei stata tu, Luce degli occhi miei e Il valzer della strada.
Il successo di Luciano Tajoli negli Anni Cinquanta
Negli Anni Cinquanta Tajoli era tra i cantanti più amati e si esibiva frequentemente anche all’estero. Nel corso della sua carriera vendette, secondo le ricostruzioni biografiche, oltre 45 milioni di dischi, cantò in sette lingue e collaborò con direttori d’orchestra come Enzo Ceragioli, Vigilio Piubeni e Luciano Maraviglia. La Televisione, a causa della sua disabilità, gli chiuse invece le porte e così anche il Festival di Sanremo. Tuttavia riuscì ad esordire alla manifestazione nel 1961, quando vinse l’undicesimo Festival con il brano Al di là interpretato insieme a Betty Curtis. Tornò poi a Sanremo in altre edizioni. Tra le interpretazioni figurano Ricorda, nel 1963, con Milva, e Sole, pioggia e vento, con Mal, nel 1970. Nel 1962 partecipò inoltre alla prima edizione del Cantagiro.
La carriera lunga e internazionale di Tajoli
Nel corso della sua lunga carriera, Tajoli cantò in tutto il mondo: dall’Australia al Sud America, fino al Giappone. Negli Anni Settanta, Ottanta e Novanta continuò a esibirsi in Italia e all’estero e a incidere dischi. Il pubblico gli rimase fedele fino all’ultimo concerto, tenuto a Merate il 21 giugno 1996 in occasione dei suoi 55 anni di carriera. Il ricavato fu devoluto in beneficenza, come già era accaduto in altre occasioni.

Il legame dell’artista con Milano
Milano gli rimase sempre nel cuore. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, quello a cui era più legato era l’Ambrogino d’oro. Incise anche diversi brani in dialetto milanese, tra cui Nustalgia de Milan e La Madonina. Durante una delle nostre telefonate mi raccontò che, dopo i concerti nei dintorni di Milano, amava ripercorrere le strade della sua infanzia, per ritrovare i ricordi e ringraziare mentalmente le persone che lo avevano sostenuto agli inizi. Ricordo che, al termine degli spettacoli, si sedeva accanto al palco e rimaneva a disposizione dei fan per autografi e fotografie. “Vedi, Stefano, per un artista è fondamentale amare e rispettare il pubblico. Io appaio pochissimo in televisione, ma nonostante questo i miei concerti sono pieni. Mi sembra quasi un miracolo, considerando quanti anni sono passati dal mio debutto”. Oggi, a 106 anni dalla nascita e a 30 dalla scomparsa, dopo la targa commemorativa apposta nel 2023 al civico di Via Bessarione, credo sarebbe doveroso che Milano, la sua città natale, gli dedicasse una via, un giardino o una piazza.
Stefano Paggioro
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