Achille Lauro cita la storia dell’arte: dopo Sanremo, ora è la volta della Pietà di Michelangelo

Per lanciare il nuovo tour, il rapper che con il brano “Me ne Frego” ha portato a Sanremo (grazie alla sapiente regia del direttore creativo di Gucci Alessandro Michele) personaggi tratti dalla storia dell’arte stavolta ha realizzato un video in cui reinterpreta la Pietà michelangiolesca. Tra nuove e vecchie estetiche, immagini e idee

Dopo il San Francesco giottesco, lo Ziggy Sturdust di David Bowie, la Marchesa Luisa Casati Stampa ed Elisabetta I d’Inghilterra portati sul palco del Teatro Ariston in occasione dell’ultimo Festival di Sanremo, Achille Lauro (pseudonimo di Lauro De Marinis, Verona, 1990) torna a far parlare di sé con una nuova personificazione all’insegna della storia dell’arte. E lo fa sul proprio account Instagram, divenuto oramai il canale ufficiale con il quale il rapper lancia messaggi, sovente criptati, e news che sostituiscono gli ormai desueti comunicati stampa. Risale allo scorso 20 febbraio il breve video con cui Lauro ha anticipato il lancio del proprio tour, una sorta di teaser che ha immediatamente scatenato euforie, curiosità, immaginazioni, critiche. Stavolta il cantante ha personificato il Gesù Cristo della Pietà di Michelangelo Buonarroti, la celeberrima scultura conservata nella Basilica di San Pietro in Vaticano in cui una giovanissima Madonna regge sul proprio grembo il figlio morto. A interpretare la Madonna è la ballerina Elena D’Amario, e il video è accompagnato da un lungo post in cui Lauro parla di rinascita, nuova identità e alter ego.

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LA SVOLTA ARTISTICA DI ACHILLE LAURO. DA SANREMO ALLA PIETÀ DI MICHELANGELO

“Il mio tempo è compiuto. Quello che sono stato non sarò più. Quello che ero morirà con me. Ho vissuto chiedendo aiuto attraverso le mie preghiere. Le mie preghiere sono diventate poesie. Le mie poesie sono diventate canzoni. Le mie canzoni sono diventate opere che, come passi di un vangelo, inneggiano all’essere liberi. Non è più tempo di sopravvivere come una volta. È tempo di morire ora per rinascere in una nuova identità. Il mio alter ego o il mio vero Io. Il mio peggior nemico. Il mio miglior amico. Colui che già una volta mi ha chiesto aiuto. Colui nel quale invece ho trovato la mia salvezza. Oggi rinasce con me. Gli ho fatto una croce in fronte perché dio è stato buono con noi. L’ho ricoperto di glitter, perché tornasse a splendere di luce propria. Gli ho ripetuto quelle vecchie parole: ‘Dio disse: è il momento di risorgere su questo palco’”. Già in Me ne frego, brano presentato al Festival di Sanremo 2020, Achille Lauro ha svelato il suo nuovo manifesto di vita e d’arte, in cui convenzioni sociali, luoghi comuni, etichette di borghese reminiscenza e paura dell’altrui giudizio vengono sopraffatti da un nuovo approccio all’esistenza, contraddistinto da una nuova consapevolezza di sé. Il tutto accompagnato dalla magistrale mise en scène portata sul palco dell’Ariston, con la complicità del direttore creativo di Gucci Alessandro Michele: quattro personaggi – il San Francesco giottesco, lo Ziggy Sturdust di David Bowie, la Marchesa Luisa Casati Stampa ed Elisabetta I d’Inghilterra – di cui lo stilista ha realizzato i costumi poi indossati da Lauro, dando vita a una performance nella performance che ha sposato musica, arte, moda, teatro.

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ACHILLE LAURO. DALLA PIETÀ DI MICHELANGELO AL LANCIO DEL NUOVO TOUR

L’approccio multidisciplinare e la fluidità di generi e linguaggi musicali sembra proprio siano alla base della svolta artistica di Lauro, continuando oltre il Festival di Sanremo. Adesso è la volta della Pietà michelangiolesca, con le pose e persino i panneggi liberamente ispirati alla scultura cinquecentesca. “Lauro come Gesù Cristo?”, si chiedono in tanti, e qualcuno lamenta il fatto che forse l’artista stia esagerando: lì, tra le braccia della Madonna, a torso nudo e con un velo a coprirgli il bacino, Lauro reinterpreta Cristo rimanendo se stesso. I tatuaggi su tutto il corpo, la pettinatura punk e al suo fianco un lupo – assente nella Pietà di Michelangelo –, forse un richiamo del San Francesco portato sul palco dell’Ariston: l’artista cita una delle opere più note ed emozionanti della storia dell’arte per lanciare un chiaro messaggio, la sua rinascita e l’inizio di un nuovo percorso di vita e professionale, le cui gesta verranno poi palesate durante le tappe del suo tour, concepite non come usuali concerti ma come performance e azioni artistiche in cui mostrare “il mio alter ego o il mio vero io”. Chi è il nuovo Achille Lauro? “Achille Idol – Immortale: icona, punkrocker, popstar, l’alter-ego di Achille Lauro che torna dal passato dopo essere stato crocifisso per risorgere ad icona Glam. Concettuale, oltre il maschile e il femminile, oltre gli schemi omologati di una sessualità di genere, un inno alla pansessualità”: è questo il post che accompagna un nuovo video pubblicato il 21 febbraio, giorno in cui sono state annunciate date e città del tour che, non a caso, si intitola Achille Idol – Immortale. In pochi secondi sono rappresentate le tante, nuove e diverse identità di Lauro, all’insegna del punk, del rock, dell’alta moda, di stili e reminiscenze estetiche degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90, della fluidità di genere e di generi, di una spiritualità profonda e di un erotismo sfacciato ma allo stesso tempo di classe. Insomma, una campagna visual, di comunicazione e di marketing impeccabile, che sta riscuotendo notevole successo tra i fan e i follower di Lauro e che ormai non lascia indifferenti nemmeno i media, ormai sempre attenti ai nuovi post e alle stories pubblicati dal rapper sui suoi social network.

LA PIETÀ DI MICHELANGELO E LE REINTERPRETAZIONI CONTEMPORANEE

Per testimoniare la sua morte e rinascita, e soprattutto per esprimere attraverso un’immagine iconica il suo percorso di vita e il suo nuovo corso, Achille Lauro si è così ispirato alla Pietà michelangiolesca, opera che incarna concetti e sentimenti contrastanti: la previsione, il rimpianto, il dolore, l’inevitabilità di quanto già stabilito, la salvezza, la rassegnazione, la morte, la vita. Cristo è un uomo che ha incontrato la morte, come tutti gli altri uomini, e viene compianto dalla madre come ogni altra madre farebbe con il proprio figlio. Con questa sorta di umana equazione si spiegherebbe quindi la scelta di personificare, reinterpretare o citare la figura del Cristo della Pietà di Michelangelo: lo ha fatto Achille Lauro per raccontare il suo mondo interiore, e però assai prima di lui lo hanno fatto tanti altri autori del mondo delle arti visive: Marina Abramović nel 1983 ha interpretato la Madonna in Anima Mundi, performance in cui teneva tra le braccia Ulay; Sam Taylor Wood si è  autoritratta sulle scale con l’attore Robert Downey; David LaChapelle invece ha ritratto se stesso con i segni del martirio (ma anche della droga) tra le braccia di Courtney Love; fino alla Pietas – che sa tanto di memento mori, tipico della sua ricerca artistica – di Jan Fabre, in cui l’artista ha realizzato una quasi fedele copia della scultura michelangiolesca, ma al posto di Cristo è lo stesso Fabre in abito da sera, mentre il volto della giovane Madonna è diventato un teschio. E infine, è anche la Pietà senza Cristo dell’artista italiano Fabio Viale (che in questi giorni inaugura una nuova mostra da Poggiali a Firenze), anche questa una fedele riproduzione dell’opera di Michelangelo ma con un grande vuoto: nella scultura manca infatti il corpo del Cristo. Uno strappo, violento concettualmente e visivamente, colmato più avanti da Lucky Ehi, un profugo nigeriano cattolico scappato dal suo paese e rifugiato in Italia.

– Desirée Maida

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Desirée Maida

Desirée Maida

Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi…

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