Il nuovo disco di Liberato con la video-serie di Francesco Lettieri

Alle 23.59 del 9 maggio ‒ titolo e data di outing del primo brano di Liberato, misterioso rapper in salsa partenopea ‒ è uscito il disco con il progetto video del regista Francesco Lettieri di accompagnamento a cinque pezzi nuovi. Ecco com’è.

Francesco Lettieri, Capri Rendez-Vous 1966, 2019. Photo Glauco Canalis
Francesco Lettieri, Capri Rendez-Vous 1966, 2019. Photo Glauco Canalis

Ne avevamo già parlato l’anno scorso di Liberato, l’artista senza volto che nel giro di due anni è diventato un vero fenomeno musicale in Italia. Il misterioso autore esplode nel 2017 con il brano 9 Maggio, portando nel palinsesto nazionale una ventata di freschezza fatta di musica eclettica, di brani esclusivi che uniscono la tradizione neomelodica partenopea a suoni contemporanei. Così, dopo due anni di hit super acclamate, esce finalmente il primo disco dall’omonimo titolo, Liberato, con in copertina la sua rosa diventata ormai un simbolo. Dopo il grande successo degli episodi precedenti, il timore era quello di poter fare un buco nell’acqua, o non poter reggere le aspettative di un pubblico che da troppo tempo attende questo momento: e invece Liberato ci frega di nuovo tutti con undici tracce, tra quelle note e quelle nuove, indimenticabili, eccitanti, un climax di emozioni ma soprattutto suoni e testi che testimoniano un minuzioso lavoro di ricerca dietro a questa uscita.

CAPRI RENDEZ-VOUS

Liberato non sarebbe Liberato senza il lavoro di Francesco Lettieri, autore di tutti i suoi video, che, per questo grande debutto, ha realizzato Capri Rendez-Vous. Lettieri ha svecchiato un grande cliché partenopeo ‒ l’isola di Capri ‒, scegliendolo come scenografia per questa video-serie in cinque episodi che parla dell’amore tra l’attrice francese Marie (Jessica Cressy) e un giovane del posto, Carmine (Elvis Esposito), all’inizio del primo episodio intento a riportare la ragazza in barca all’albergo dopo le riprese di un film. I due si innamorano là, in mezzo al mare, e i video successivi raccontano della loro storia impossibile in chiave nostalgica al limite del tragico (ma anche con un filo di ironia) attraverso un arco temporale di cinque decadi, dove i due protagonisti invecchiano fino al momento in cui Marie va a trovare Carmine al cimitero.

PAROLA A FRANCESCO LETTIERI

Scrive Lettieri sul suo profilo Facebook: “Ormai basta fare un video per Liberato in una data precisa che la gente impazzisce senza motivo. E invece un po’ preoccupato lo ero. Mi chiedevoma chi capirà che i jump cut non sono errori ma un riferimento alla nouvelle vague, chi capirà che quelle sono foto e che non si è bloccato YouTube?’, mi chiedevo chi sarebbe arrivato all’ultimo capitolo e perché la gente non avrebbe dovuto spegnere il computer durante il primo lungo dialogo di Marie e Dino sul senso del cinema e del tempo. Mi aspettavo tanti commenti del tipo ‘si vabbe ma dove sta Liberato?’; effettivamente un po’ di rischi ce li siamo presi: una video-serie in cinque capitoli con lunghi intro e outro, senza un playback, con riferimenti intellettuali e un finale in un cimitero… […] tutto questo per dire semplicemente che c’è ancora la possibilità di creare una cultura popolare e che la strada segnata dai grandi maestri è ancora lì, che basta armarsi di un buon machete”. In effetti il fenomeno di Liberato è un segno importante per la cultura musicale italiana, anche riuscire a rompere un insopportabile cliché contro il neomelodico (soprattutto dove non è molto comune come fenomeno musicale), rileggendolo in chiave contemporanea, non è cosa da poco.
Aggiunge Lettieri: “Ho letto alcuni commenti che esaltano i video rispetto al disco, ho letto qualche articolo che prova a ridimensionare il fenomeno Liberato a puro prodotto di marketing eccetera. Guagliù il disco fa paura, è una bomba ed è a un livello superiore ai video. Ci vedo tecnica, talento, coraggio, consapevolezza, ironia e sincerità. È un disco sperimentale travestito da disco pop e personalmente mi sento di ringraziare Liberato per aver creato qualcosa di nuovo”.

Bianca Felicori

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Bianca Felicori
Bianca Felicori è architetto junior e studentessa del corso di Laurea Magistrale in Architettura e Disegno Urbano presso il Politecnico di Milano. Inizia il suo percorso nella redazione di Domus insieme all’ex direttore Nicola Di Battista, correlatore della sua tesi di laurea triennale “L’occhio dell’arte in Domus” dedicata al rapporto tra la disciplina artistica e quella architettonica, con il contributo di Mimmo Paladino. Dopo l’esperienza all’interno della redazione, partecipa attivamente agli eventi dedicati all’architettura in Italia - Salone Internazionale del Mobile e Biennale di Venezia. Nata a Bologna e residente a Milano, è oggi redattrice di Artribune e si occupa di architettura e arti visive.