Musica con i cellulari

Non solo riproduttori di musica, ma anche strumenti per comporre, gli smartphone stanno attirando l’interesse degli addetti ai lavori in campo sonoro.

Antonio Mastrogiacomo, Suonerie (Setola di Maiale, 2017)
Antonio Mastrogiacomo, Suonerie (Setola di Maiale, 2017)

Dalla musica nei cellulari alla musica coi cellulari il passo è brevissimo, ma in pochi sono pronti a percorrerlo. La musica elettronica non pare aver preso atto del fatto che il cellulare sia produttore, oltre che riproduttore di suoni. Nonostante la cosiddetta estetica hi-tech sia caratterizzata da sonorità iper-levigate che sembrano fuoriuscire proprio da tablet o smartphone, i tempi in cui un Brian Eno poteva prestare la propria arte per comporre il tema di Windows 98 sembrano preistoria – o un miraggio dal futuro – e il fenomeno delle ringtone songs (o Chaku-uta) follia eminentemente nipponica.
Qui, però, riferiremo di tre casi in cui il cellulare ha sollecitato la curiosità di compositori o ricercatori. Bernard Cavanna ha presentato qualche mese fa le Geek Bagatelles, brano che rielabora frammenti estratti dalla IX Sinfonia di Beethoven e li tratta come resti di un capolavoro eroso dal tempo. Se l’Orchestra Sinfonica Abruzzese riporta a galla quei reperti archeologici, il coro di smartphone degli studenti di un liceo romano produce suoni che, grazie a un’app, variano a seconda di come quegli “strumenti” (che sanno maneggiare così bene) vengono mossi.

Suonerie di Antonio Mastrogiacomo (Setola di Maiale, 2017) è invece un lavoro di montaggio che, in accordo alla teoria benjaminiana sulla critica storica, riflette la vita quotidiana come rappresentazione. Le suonerie fanno da sfondo a un archivio della memoria, da richiamare all’attenzione ogni volta che ci si pone neutralmente nei confronti dei suoni che ascoltiamo. “La combinazione”, ci ha raccontato l’autore, “è di certo perfettibile, come abbisogna a ogni opera di per sé riproducibile, ma mi auguro che incoraggi la manipolazione dei suoni da parte di un pubblico che ancora non sa di poterlo fare”.
Christopher Kirkley, da par suo, ha incoraggiato giovani e giovanissimi musicisti e ascoltatori provenienti dall’Africa sahariana a continuare a fare e ad ascoltare musica, in barba a ogni divieto di accesso alla Rete calato dall’alto delle istituzioni. Lo ha fatto assemblando tre bellissimi mixtape – i tre volumi di Music from Saharan Cellphones (Sahel Sounds, 2010-11) – assemblati con materiale proveniente dalle schede di memoria dei cellulari che l’etnomusicologo ha raccolto sul campo.

Vincenzo Santarcangelo

http://bernard-cavanna.com/
https://divulgazioneaudiotestuale.wordpress.com
http://sahelsounds.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #42

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo insegna al Politecnico di Torino e allo IED di Milano. Membro del gruppo di ricerca LabOnt (Università di Torino), si occupa di estetica e di filosofia della percezione. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA - Museo della Scultura Contemporanea (Matera). È autore di “Have Your Trip. La musica di Fausto Romitelli” (Milano 2014) e curatore delle edizioni italiane de “L’approccio ecologico alla percezione visiva” di James J. Gibson (Milano 2014) e “Il museo immaginario delle opere musicali” di Lydia Goehr (Milano 2016). Scrive per La Lettura (Corriere della Sera), Artribune e il Tascabile Treccani.