L’arte anticipa il futuro: il super artista Philippe Parreno dà una voce alla città intercettando le peculiarità territoriali 

Nel decimo episodio della serie video promossa da School of Vision in collaborazione con ENI e ROAD, l’artista francese esplora il rapporto tra tecnologia, ambiente e percezione attraverso Membrane, una torre capace di trasformare i segnali di un luogo in una voce


Che cosa accadrebbe se una città potesse sviluppare una propria voce? E se fosse la tecnologia a permetterci di ascoltarla? Sono alcune delle domande al centro del decimo episodio de L’arte anticipa il futuro, la rubrica della School of Vision dedicata alle opere contemporanee capaci di intercettare i segnali delle trasformazioni future.
Dopo aver esplorato temi come la mobilità, l’energia, la sostenibilità e i nuovi rapporti tra esseri umani, tecnologia e ambiente, la serie arriva alla ricerca di Philippe Parreno (Orano, Algeria, 1964) e a Membrane, l’opera realizzata nel 2024 al Leeum Museum di Seoul. Una torre alta quasi quattordici metri che non si limita a occupare lo spazio, ma lo ascolta: vento, temperatura, umidità, qualità dell’aria, rumori e vibrazioni del terreno diventano informazioni attraverso cui l’opera costruisce continuamente la propria voce.

I “segnali del domani” intercettati dall’artista Philippe Parreno

Promosso da Spazio Taverna, il progetto School of Vision vede la collaborazione con ENI e ROAD, Rome Advanced District per L’arte anticipa il futuro, la serie video in 14 episodi che osserva il lavoro di artisti contemporanei internazionali per indagare le trasformazioni che riguardano città, mobilità, energia e sostenibilità. Al centro del progetto c’è l’idea che l’arte possa intercettare quei weak signals, i segnali deboli che attraversano il presente e che possono anticipare cambiamenti ancora difficili da leggere attraverso gli strumenti tradizionali.
Ogni episodio parte da un’opera, per allargare lo sguardo verso una possibile idea di futuro. L’arte diventa così uno strumento per osservare non soltanto ciò che sta cambiando, ma anche il modo in cui cambiano le nostre relazioni con gli ambienti che abitiamo. Il progetto è promosso dalla School of Vision, iniziativa di Spazio Taverna.

Philippe Parreno: quando la mostra diventa un ambiente

Nato nel 1964, Philippe Parreno è un artista francese che vive e lavora a Parigi. Ha studiato all’École des Beaux-Arts di Grenoble e all’Institut des hautes études en arts plastiques del Palais de Tokyo di Parigi. La sua ricerca attraversa cinema, scultura, disegno e testo e, dagli Anni Novanta, ha progressivamente ridefinito il modo di concepire l’esperienza espositiva.
Per Parreno, infatti, la mostra non è semplicemente un contenitore di opere, ma può diventare essa stessa un dispositivo artistico: uno spazio costruito secondo una sceneggiatura, nel quale suoni, immagini, oggetti, tempi e movimenti del pubblico concorrono alla nascita di un’esperienza ogni volta diversa. L’artista lavora così sui confini tra realtà e finzione, ambiente e percezione, costruendo situazioni in cui ciò che accade non è completamente prevedibile.

Una macchina che ascolta il luogo

È in questa prospettiva che si inserisce Membrane, una torre totemica alta quasi 14 metri e realizzata da Parreno nel 2024 al Leeum Museum di Seoul. Rivestita di pannelli mobili e dotata di microfoni, sensori e dispositivi luminosi e sonori, l’opera registra continuamente ciò che accade intorno a sé. Il vento, la temperatura, l’umidità, la qualità dell’aria, i rumori e persino le vibrazioni del terreno diventano dati attraverso cui la torre costruisce la propria risposta.
Il risultato è una voce che non appartiene a una lingua esistente. È una lingua artificiale, generata dal luogo e continuamente modificata dalle condizioni ambientali. Come un dialetto che nasce dal territorio che lo parla, Membrane sviluppa una forma di espressione legata alle specificità dell’ambiente in cui si trova: spostata altrove, potrebbe produrre una voce completamente diversa.
L’opera mette così in discussione una separazione tradizionale tra natura, cultura e tecnologia. Se, come ha osservato l’antropologo Philippe Descola, la distinzione netta tra natura e cultura è soprattutto una costruzione della modernità occidentale, e se per Tim Ingold gli organismi non si limitano ad adattarsi all’ambiente ma crescono insieme a questo, Membrane sembra portare questa idea dentro il territorio della tecnologia.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più