Sembra un’astronave ma è il nuovo museo di Los Angeles voluto da George Lucas, il regista di Guerre Stellari
Ha aperto i battenti da nemmeno un mese il Lucas Museum of Narrative Art, il polo culturale che porta il cognome di George Lucas per celebrare il potere narrativo dell’arte. Ne parliamo con il senior curator Ryan Linkof
Il nome di George Lucas è legato soprattutto a quello di Star Wars, film, saga e poi universo multimediale che dal 1977 ad oggi non ha smesso di espandersi e proporre nuovi contenuti. Lucas però, oltre ad essere regista, ha costruito diversi imperi dell’entertainment non per forza e non sempre legati a Star Wars. Iniziando nel 1971 con la Lucasfilm, casa di produzione cinematografica, ha espanso i suoi interessi in vari ambiti legati al cinema: da THX, sistema di dolby surrond per il cinema, a Skywalker Sound, la casa di sound editing e post-produzione, alla Industrial Light & Magic, factory per la realizzazione di effetti speciali e poi di effetti visivi, alla Lucasfilm Animation (anche con una sede a Singapore), alla Lucas Books, alla Lucas Online fino alla Lucasfilm Games (prima LucasArts), casa di produzione di videogames. Senza dimenticare che all’inizio la Pixar Animation Studios si chiamava Lucasfilm Computer Graphics Project, con un coinvolgimento diretto dunque dello stesso Lucas. Una volta venduto il suo impero a The Walt Disney Company, Lucas ha continuato a produrre e seguire molti progetti, legati agli universi di Star Wars e Indiana Jones.

L’idea del Lucas Museum, lo slancio verso il futuro
George Lucas sognava questo museo da oltre vent’anni. Da quando, appunto, si è slegato dal coinvolgimento diretto nella Lucasfilm e si è potuto dedicare ai suoi progetti. Il Lucas Museum of Narrative Art, che ha aperto ufficialmente i battenti il 22 settembre scorso, è stato fondato da George Lucas e la moglie Mellody Hobson con la convinzione che l’arte sia narrazione, e che questa narrazione passi anche dal coinvolgimento diretto del pubblico. L’edificio è stato progettato da Ma Yansong di MAD in associazione con la statunitense Stantec. Si trova all’interno del Los Angeles Exposition Park, con uno spazio verde progettato da Mia Lehrer dello Studio-MLA. La superficie del museo, di oltre 28mila metri quadrati, ospita 35 gallerie organizzate per categorie. Ci sono anche gallerie dedicate ad artisti specifici, come l’enorme spazio dedicato a Norman Rockwell. C’è poi una galleria totalmente dedicata ai mondi creati da Lucas, materiali cinematografici, props, storyboard, veicoli e costumi dei primi sei film di Star Wars. Un piano inoltre è completamente dedicato all’arte murale, con progetti anche a grandezza naturale della public art americana. Il Los Angeles Times lo chiama già “la nuova istituzione culturale di Los Angeles”, città in cui il MOCA fa comunque da anni un grande lavoro sul contemporaneo, così come il Getty Center e il Paul Getty Museum propongono collezioni d’arte. Il Lucas Museum lancia però una riflessione su tutta quella pop cultureche invece, secondo Lucas e Hobson, è spesso esclusa dai circuiti “ufficiali” della cultura museale. George Lucas ha collezionato opere per oltre cinquant’anni, e il museo ospita oltre 40mila lavori tra illustratori quali Norman Rockwell, Jessie Willcox Smith, Maxfield Parrish, e N.C. Wyeth; fumettisti quali Winsor McCay, Frank Frazetta, George Herriman, Jack Kirby e Robert Crumb; wall painters come Judith F. Baca, JR e Diego Rivera; fotografie di artisti quali Robert Capa e Gordon Parks; e dipinti di Artemisia Gentileschi, Jacob Lawrence, Charles White e Robert Colescott. All’interno dell’edificio ci sono anche due sale cinematografiche al piano terra, e il teaser ci mostra che l’idea di cinema del museo è chiara e attiene soprattutto al cinema d’animazione, anche quello sperimentale. Il museo ospita inoltre la collezione di libri d’arte di Steve Martin. Tra i fondatori del Lucas Museum, anche Guillermo del Toro e Steven Spielberg, sodale e amico da sempre di Lucas. Ryan Linkof, senior curator del Lucas Museum, ci ha fatti entrare meglio in questa nuova idea di museo.
Chi è Ryan Linkof
Ryan Linkof, attualmente senior curator e responsabile della programmazione cinematografica del Lucas Museum of Narrative Art, precedentemente è stato curatore del dipartimento di fotografia presso il museo dell’Academy of Motion Pictures. È autore e curatore di numerose pubblicazioni, incluso il volume Public Images (Routledge, 2018) e Queer Lens: A History of Photography (Getty Publications, 2025). I suoi scritti sono stati premiati ai Lambda Literary Awards e ai Robert E. Howard Awards. Laureato all’Università di Berkeley, California, ha conseguito un dottorato all’Università del Southern California, dove è stato anche visiting professor. Ha svolto numerose lezioni proprio sulla narrative art, anche presso il California Institute of Technology.

Intervista a Ryan Linkof
Qual è stata l’idea del Museo, all’inizio?
I fondatori del Museo, George e Mellody (George Lucas e Mellody Hobson, ndr) volevano creare un posto che celebrasse le arti narrative in tutte le diverse forme, dall’antichità fino all’illustrazione, il fumetto, il cinema e l’arte contemporanea. L’obiettivo era mostrare come le storie possano unire le persone attraverso diverse culture, generazioni ed esperienze.
Possiamo iniziare dall’edificio: sembra quasi un’astronave. È stata questa l’intenzione dei fondatori, e dell’architetto?
A molte persone in effetti sembra un’astronave, però né George né l’architetto Ma Yansong hanno mai pensato di costruire un edificio che sembrasse davvero qualcosa di preciso. Yansong ha progettato l’edificio unendo diversi stimoli creativi, con l’obiettivo di creare un senso di meraviglia in chi entra. In questo senso, il museo ti racconta una storia ancora prima di entrarci.
La collezione è un intreccio di arte e memorabilia di Star Wars. Come mai è stato scelto questo taglio curatoriale?
La collezione si muove tranquillamente attraverso il tempo e i diversi media: da artefatti antichi e dipinti rinascimentali fino ai manga, illustrazione, arte cinematografica e Star Wars. La visione di George, che ho condiviso anche io per la curatela del museo, è centrata proprio sul potere narrativo dell’arte; in particolare il focus è sugli illustratori, che hanno formato la nostra cultura visiva ma che sono spesso stati trascurati dai classici musei dedicati alla storia e alla storia dell’arte. Qui noi siamo interessati all’arte che racconta storie, che quindi non deve essere confinata in nessuna epoca precisa né in un medium solo.
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Il museo sembra vivo, quasi respirasse con il pubblico. Può essere considerato secondo voi un “museo del futuro”?
George spesso dice che questo è un museo “per l’arte delle persone” e questa idea incontra veramente ciò che pensano le persone che entrano. I visitatori sono entusiasti di vedere artisti famosi qui, finalmente riconosciuti per il valore che hanno. Proprio con l’idea di abbracciare tutte le forme della narrativa, il Lucas Museum espande il concetto tradizionale di “museo”. Le persone possono vedere qui tante opere che effettivamente non possono trovare altrove. Penso che la celebrazione della capacità narrativa dell’umanità sia il motivo per cui le persone riescono ad avere una forte connessione positiva con questo luogo.
Quali sono le opere a cui sei più legato all’interno del museo?
Ultimamente, mi capita di tornare spesso alla Rockwell Gallery. I lavori che sono lì esposti sono centrali nella visione di Lucas nel riconoscere gli illustratori come veri e propri artisti, e i lavori di Rockwell dimostrano quanto in effetti le illustrazioni possano essere così belle e potenti.
Come immagini lo sviluppo del museo nei prossimi anni?
Come curatore, sono molto entusiasta all’idea di vedere il museo evolvere, creare curiosità, stimolare la creatività e accogliere nuove forme di storytelling visivo. Stiamo ancora scrivendo la sua storia, e avere ancora tante possibilità aperte rende tutto molto interessante.
Giulietta Fara
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