La mattina scrivo. Al cinema il film che racconta la libertà di fallire

La regista Valérie Donzelli racconta la scelta radicale di un uomo che molla tutto per la scrittura

Finire un testo non significa essere pubblicati, essere pubblicati non significa essere letti, essere letti non significa essere amati, essere amati non significa avere successo, e il successo non garantisce la ricchezza”. In questa catena di disillusioni si muove Paul, quarantenne che abbandona un lavoro stabile per consacrarsi alla scrittura. Quando i risparmi finiscono, si iscrive a una piattaforma di lavori occasionali: svuota cantine, falcia prati, monta mobili. Ogni gesto è misurato, recensito, giudicato.

Il film “La mattina scrivo” di Valérie Donzelli

È la trama di La mattina scrivo, il nuovo film di Valérie Donzelli, premiato per la Miglior Sceneggiatura alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ispirato al romanzo À pied d’œuvre di Franck Courtès, il film – in sala dal 5 marzo 2026 con Teodora Film – è il ritratto ostinato e asciutto di un uomo che sceglie di diventare povero pur di diventare scrittore.

Il primo protagonista maschile di Valérie Donzelli è un uomo che “si sottrae”

Donzelli sceglie per la prima volta un protagonista maschile – interpretato da un intenso Bastien Bouillon – e lo colloca in una posizione anomala: un uomo che non cerca il potere, non insegue il denaro, non performa l’idea sociale di successo. La sua colpa è sottrarsi. La regista guarda questa scelta senza romanticismi: la precarietà è concreta, materiale, fatta di conti che non tornano e di sguardi di disapprovazione. Il lavoro creativo, nella migliore delle ipotesi, è tollerato come passatempo. Non è considerato lavoro perché non produce denaro in modo lineare. E allora la libertà diventa sospetta.

La filmografia di Valérie Donzelli

Per capire la delicatezza e insieme la fermezza di questo sguardo, vale la pena ripercorrere il cammino della regista. Donzelli esordisce dietro la macchina da presa con La Reine des pommes, di cui è anche protagonista, ma è con La guerra è dichiarata che conquista critica e pubblico internazionale. Scritto insieme al compagno e ispirato alla loro esperienza personale, il film racconta la lotta di una giovane coppia contro il tumore al cervello del figlio di diciotto mesi. Lontano dal melodramma televisivo, sceglie l’asciuttezza, un’energia vitale che trasforma il dolore in racconto condiviso.

Seguono Main dans la main, con Valérie Lemercier immersa nel mondo della danza, e Marguerite et Julien, adattamento del romanzo di Jean Gruault presentato al Festival di Cannes nel 2015. Dopo alcune esperienze come attrice per altri registi, Donzelli torna alla regia con Notre Dame e nel 2023 con Il coraggio di Blanche, anch’esso presentato a Cannes, confermando una filmografia che intreccia autobiografia, corpi vulnerabili e una costante riflessione sulla libertà.

Al centro de “La mattina scrivo” c’è un uomo solo di fronte al proprio desiderio

In La mattina scrivo questo percorso trova una nuova declinazione: non più la coppia, non più la famiglia, ma un uomo solo di fronte al proprio desiderio. C’è un doppio movimento nel film: la discesa economica e, insieme, una disciplina quasi monastica. Scrivere ogni mattina, prima che il mondo chieda conto. Difendere il tempo come unico capitale.

Donzelli filma il gesto creativo come un atto silenzioso e irriducibile, che espone al dubbio e alla tentazione di rinunciare. Essere artista non è una posa, ma un modo di stare al mondo. In un sistema che valuta tutto – stelle, recensioni, reputazione – la sua storia diventa un atto politico minimo: scegliere di non coincidere con l’idea di successo. E accettare che la libertà, per definizione, abbia un prezzo.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

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