Notti Horror al Bif&st. Perché il cinema della paura è tornato centrale 

Il Bif&st introduce per la prima volta le Notti Horror, tra anteprime e classici del cinema italiano, mentre il genere conquista anche gli Oscar e si impone come chiave per leggere il presente

Diretto dal giornalista e critico cinematografico Oscar Iarussi e prodotto dalla Apulia Film Commission, il Bif&st – Bari International Film&TV Festival torna a Bari per la sua 17ª edizione, in programma fino al 28 marzo. All’interno di un palinsesto sempre più articolato, il festival continua a ridefinire il proprio posizionamento, aprendo quest’anno a nuove traiettorie e linguaggi. 

La paura tra storia e contemporaneità 

Per la prima volta nella sua lunga storia, il Bif&st apre le porte alle Notti Horror, una sezione dedicata al cinema di genere. Un debutto che si è già rivelato significativo, a partire dalla sala gremita per l’anteprima italiana di Obsession, film di Curry Barker (distribuito da Universal Pictures Italia), proiettato al Multicinema Galleria di Bari. Nel programma anche una seconda anteprima di spessore: They Will Kill You, prodotto da Andy Muschietti (il regista della saga di IT) e distribuito da Warner Bros. Affianco a una selezione di classici del cinema horror italiano, come retrospettiva su Mario e Lamberto Bava, queste novità costruiscono un dialogo serrato tra genealogia e presente. Qui, la tradizione non è semplice omaggio, ma materia viva che si intreccia con le nuove forme del genere. Resta ora la speranza che questa apertura non rimanga un episodio isolato, ma possa evolvere nelle prossime edizioni, lasciando spazio anche a una rinnovata produzione horror italiana contemporanea. 

Regista Roberto De Feo presenta la sezione Notti Horror al Bifest. Ph. Accademia del Cinema Ragazzi
Regista Roberto De Feo presenta la sezione Notti Horror al Bifest. Ph. Accademia del Cinema Ragazzi

E l’Oscar va… all’horror 

Questa apertura si inserisce in un contesto più ampio, in cui il cinema di genere e in particolare l’horror, sta conoscendo una rinnovata legittimazione anche nei circuiti istituzionali. Gli Oscar 2026 lo hanno confermato in modo evidente: Sinners, horror vampiresco diretto da Ryan Coogler, ha fatto la storia con 16 nomination, un record assoluto, tra cui Miglior film, regia e sceneggiatura. Il film ha poi vinto quattro premi, tra cui Miglior attore per Michael B. Jordan e Miglior sceneggiatura originale. Tutti gli sguardi anche su Amy Madigan, l’Oscar come Miglior attrice non protagonista per il ruolo della strega in Weapons di Zach Cregger. Il gotico Frankenstein di Guillermo del Toro è stato candidato in numerose categorie tecniche, portando a casa l’Oscar per la migliore scenografia, per i migliori costumi e per il miglior trucco e acconciatura, celebrando il talento delle maestranze che costruiscono l’immaginario horror. Non si tratta più di presenze marginali, ma di un cambiamento più profondo nello sguardo dell’Academy. Il genere, da territorio periferico, si impone oggi come uno dei laboratori più vitali del cinema contemporaneo. 

La paura come esercizio emotivo 

In un momento storico attraversato da crisi diffuse geopolitiche, economiche e ambientali, non è forse casuale che proprio il genere horror stia vivendo una nuova stagione di visibilità e legittimazione. La paura, oggi, non è più solo un dispositivo narrativo, ma una forma di elaborazione collettiva. Nel 2025 anche TIME ha riportato i risultati delle ricerche del Recreational Fear Lab dell’Aarhus University, che da anni studia il cosiddetto “recreational fear”: una paura scelta, controllata, vissuta in un contesto sicuro. Secondo gli studi, i film horror funzionano come una sorta di “simulazione emotiva”: permettono di esporsi a situazioni di pericolo senza conseguenze reali, allenando il cervello a riconoscere e modulare le proprie reazioni. Questo processo aiuta non solo a regolare l’ansia, ma anche a sviluppare strategie di coping, aumentando la tolleranza allo stress e la capacità di affrontare l’incertezza. In altre parole, guardare l’orrore diventa un modo per addomesticarlo. 

Valeria Radkevych 

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Valeria Radkevych

Valeria Radkevych

Valeria Radkevych (1995, Lugansk, Ucraina) è una curatrice e ricercatrice indipendente. Ha conseguito una laurea magistrale in arti visive con doppio titolo, condiviso tra l'Università di Bologna e la Paris 1 – Panthéon Sorbonne. La sua ricerca, avviata con la…

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