Oscar 2026. Uno sguardo critico all’animazione in corsa

La cinquina finalista alla 98ª edizione degli Academy Awards testimonia come l’animazione abbia ormai superato ogni recinto affermandosi come uno spazio di tensione simbolica. Un laboratorio filosofico e un osservatorio privilegiato delle trasformazioni dell’immaginario contemporaneo

C’è stato un tempo in cui l’animazione veniva pensata per intrattenere e proteggere lo spettatore (fanciullo reale o “fanciullino” pascoliano che fosse) costruendo mondi chiusi e rassicuranti. Dominata dal modello Disney classico, l’animazione era intesa come uno strumento pedagogico volto a trasmettere valori morali chiari attraverso la rappresentazione di un mondo ordinato ideologicamente ed in cui il regno animale, con le sue stramberie e avventure, offriva lo specchio di un’umanità in cerca di se stessa. Oggi è proprio l’animazione a mettere in crisi il reale, a scoperchiarne le contraddizioni, a mostrare ciò che il cinema dal vero fatica a rappresentare con la stessa espressività. La cinquina dei finalisti agli Oscar 2026, che ricalca la sestina finalista del Golden Globe (meno il titolo Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Infinity Castle diretto dal regista cult giapponese Haruo Sotozaki), fotografa questa tendenza consolidata. La notte del 15 marzo sapremo chi vincerà, ma intanto vediamoli insieme.

KPop Demon Hunters

Oscar 2026. Uno sguardo critico all'animazione in corsa
Kpop Demon Hunters

Scritto e co-diretto da Maggie Kang, animatrice e regista coreano-canadese cresciuta all’interno di DreamWorks, e dallo statunitense Chris Appelhans, impegnato da anni sull’ibridazione tra linguaggi e culture, KPop Demon Hunters è il film che ha già vinto il Golden Globe lo scorso 11 gennaio. Il film, che è il titolo originale più visto nella storia di Netflix con circa 500 milioni di visualizzazioni, sfrutta l’estetica K-pop e la interroga come forma simbolica del presente, raccontando il pop come rito collettivo del capitalismo avanzato. La trama segue un gruppo femminile idol che, tra un tour e l’altro, combatte demoni ancestrali decisi a infiltrarsi nel mondo umano. La colonna sonora funziona come struttura narrativa parallela: i brani, tra cui Golden che vince il Golden Globe per la Miglior canzone originale, sono prodotti da figure di spicco dell’industria K-pop reale e lavorano su stratificazioni ritmiche ossessive che ricordano più una trance che una hit radiofonica. Il film suggerisce che il pop, lungi dall’essere il contrario del sacro, ne sia oggi una delle ultime sopravvivenze.

Arco

Oscar 2026. Uno sguardo critico all'animazione in corsa
Arco

Se KPop Demon Hunters è un film che urla, Arco è un’opera che sussurra; è diretto e scritto da Ugo Bienvenu, classe 1987 che ha trionfato all’ultimo Festival di Annecy con questo lungometraggio d’esordio premiato con il Cristal. L’autore francese costruisce un film radicale, seguendo la storia di un ragazzo che attraversa una città circolare, un mondo senza origine né fine. Arco racconta la memoria non come archivio, ma come architettura emotiva, un luogo che ci precede e ci eccede. Il film rifiuta ogni psicologismo esplicito e affida il senso all’organizzazione dello spazio e del colore, le cui tonalità cambiano non in base al tempo diegetico, ma allo stato interiore del personaggio, suggerendo una visione del tempo profondamente bergsoniana, qualitativa, irriducibile alla misura. In Arco l’animazione diventa una forma di pensiero lento, una resistenza silenziosa all’iperstimolazione visiva del presente. Arriva da un’idea europea di animazione che non teme il silenzio e che qui trova una rara coerenza filosofica.

Elio

Oscar 2026. Uno sguardo critico all'animazione in corsa
Elio

Elio, ideato da Adrian Molina e da lui co-diretto con Domee Shi e Madeline Sharafian, arriva invece da una delle fucine più riconoscibili dell’animazione contemporanea: Pixar. Molina, già co-sceneggiatore e co-regista di Coco (Oscar 2018), torna a interrogare il tema dell’identità, mentre Shi, premio Oscar per Bao (2019, miglior cortometraggio), porta con sé una sensibilità acuta per i racconti di crescita e spaesamento. Un bambino introverso viene scambiato per l’ambasciatore della Terra da una comunità aliena: un equivoco che diventa occasione per riflettere sul bisogno di essere visti. Gli alieni, disegnati a partire da forme di vita microscopiche reali, suggeriscono una continuità tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande. In un universo popolato da creature eccentriche e fragili, il film suggerisce che l’identità non sia qualcosa che si possiede, ma qualcosa che accade nello sguardo dell’altro, lavorando sottilmente su una filosofia dell’alterità che richiama quella del “volto come epifania” messa a punto dal pensatore francese Emmanuel Lévinas. 

La piccola Amélie (Little Amélie or the Character of Rain)

Oscar 2026. Uno sguardo critico all'animazione in corsa
La piccola Amélie

Ancora più radicale, nella sua apparente semplicità, è Little Amélie or the Character of Rain, diretto da Maïlys Vallade e Liane-Cho Han, tratto dal romanzo autobiografico di Amélie Nothomb. Le due registe, provenienti dall’animazione indipendente europea e al loro primo lungometraggio, costruiscono un film che racconta i primi anni di vita come un evento assoluto. La trama segue Amélie bambina in Giappone, osservando il mondo come se fosse sempre la prima volta. Il film adotta un punto di vista quasi pre-verbale, riducendo il dialogo al minimo e affidandosi a ritmo, sensazioni ed epifanie visive cariche di senso originario. È un film che arriva da una tradizione letteraria e filosofica europea e che trasforma l’animazione in uno spazio metafisico.

Zootropolis 2

Oscar 2026. Uno sguardo critico all'animazione in corsa
Zootropolis 2

Infine Zootropolis 2, diretto dal duo Jared Bush e Byron Howard già autori del pluripremiato primo capitolo (Oscar nel 2017), amplia l’allegoria politica che aveva reso il primo film un caso di studio. La storia si svolge nelle fratture della città animale, ora attraversata da nuovi conflitti identitari. Il film gioca sul concetto di convivenza, mostrando come non sia uno stato naturale, ma una conquista di civiltà, oltre che una pratica fragile continuamente esposta al possibile fallimento. Qui l’animazione diventa teoria politica in forma narrativa.

Perché tenere d’occhio l’animazione agli Oscar 2026

Questi cinque film delineano un’animazione che assume una funzione pienamente riflessiva, capace di farsi dispositivo di pensiero e campo di confronto con il reale. Fin dalle sue origini, l’animazione ha messo in discussione la mimesi, interrogando la natura del segno e costruendo un modo di vedere alternativo, oggi erede e superamento delle grandi tradizioni del pensiero cinematografico. Come pratica cognitiva e laboratorio di idee, essa esplora immaginazione, sogno e coscienza, non per evadere il reale, ma per rivelarne i nodi, i paradossi e le potenzialità ancora inesplorate.

Nicola Davide Angerame

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Nicola Davide Angerame

Nicola Davide Angerame

Nicola Davide Angerame è filosofo, giornalista, curatore d'arte, critico della contemporaneità e organizzatore culturale. Dopo la Laurea in Filosofia Teoretica all'Università di Torino, sotto la guida di Gianni Vattimo con una tesi sul pensiero di Jean-Luc Nancy, inizia la collaborazione…

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